Il vicario apostolico di Aleppo: “A Latakia e Tartus un massacro di civili inermi, anche cristiani”
di Fabio TonacciL’eccidio degli alawiti non ha intaccato la fiducia di monsignor Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, nel presidente Ahmed al-Sharaa, conosciuto nel 2022 a Idlib quando si faceva chiamare al-Jolani ed era a capo del gruppo islamista Hayat Tahrir al Sham. «Il suo governo sta lavorando per appacificare tutte le genti della Siria», dice a Repubblica il monsignore francescano.
Cosa è successo in questi giorni, da giovedì in poi?
«Ormai è chiaro. Il fratello dell’ex presidente al-Assad si è spostato in Iraq, ha raccolto un po’ di ex ufficiali del vecchio regime e ha provato a fare un colpo di Stato».
Intende Maher al-Assad?
«Esatto. Con lui sta complottando il generale Ghiath Dallah, che ha costituito il Comitato militare per la liberazione della Siria».
Come fa a essere sicuro che dietro ci sia Maher al-Assad?
«Quando la rivolta è fallita abbiamo avuto notizia che ha preso l’aereo dall’Iraq ed è tornato in Russia».
Sappiamo di un assalto alle pattuglie governative a Beit Ana, giov…
L’eccidio degli alawiti non ha intaccato la fiducia di monsignor Hanna Jallouf, vicario apostolico di Aleppo, nel presidente Ahmed al-Sharaa, conosciuto nel 2022 a Idlib quando si faceva chiamare al-Jolani ed era a capo del gruppo islamista Hayat Tahrir al Sham. «Il suo governo sta lavorando per appacificare tutte le genti della Siria», dice a Repubblica il monsignore francescano.
Cosa è successo in questi giorni, da giovedì in poi?
«Ormai è chiaro. Il fratello dell’ex presidente al-Assad si è spostato in Iraq, ha raccolto un po’ di ex ufficiali del vecchio regime e ha provato a fare un colpo di Stato».
Intende Maher al-Assad?
«Esatto. Con lui sta complottando il generale Ghiath Dallah, che ha costituito il Comitato militare per la liberazione della Siria».
Come fa a essere sicuro che dietro ci sia Maher al-Assad?
«Quando la rivolta è fallita abbiamo avuto notizia che ha preso l’aereo dall’Iraq ed è tornato in Russia».
Sappiamo di un assalto alle pattuglie governative a Beit Ana, giovedì scorso. È stato quello l’incipit?
«Sì, a Beit Ana sono riusciti a uccidere una ventina di uomini delle forze di sicurezza. Poi c’è stato un altro attentato alle porte di Latakia dove hanno sgozzato e cavato gli occhi ad altri filo-governativi arrivati in rinforzo. A quel punto, quando i miliziani sunniti hanno visto i cadaveri, sono andati a migliaia a Latakia e Tartus ed è successo il massacro».
Erano i soldati della Sicurezza generale del nuovo governo?
«Sì ma si sono aggiunti tanti stranieri, estremisti uiguri e turkmeni. A farne le spese sono stati i più deboli, gli inermi, più di mille civili ammazzati».
Chi erano quegli stranieri?
«Miliziani che hanno sostenuto la marcia su Damasco e l’arrivo di al-Sharaa al governo. Ho visto certi video che fanno orrore»
È vero che sono stati uccisi non solo gli alawiti ma anche i cristiani?
«Sì, perché erano per strada e non sapevano del coprifuoco. Solo uno o due cristiani sono stati presi e trucidati nelle loro case».
Che succederà ora? Il nuovo governo come reagirà?
«Purtroppo tutto ciò che ha fatto in tre mesi viene spazzato via da quel che è accaduto sulla costa. La gente è spaventata, non sa come andare avanti. Ma piano piano si calmerà».
Ritiene ancora che al-Sharaa sia l’uomo che porterà la pace in Siria?
«Sì, penso che ce la farà. L’80 per cento del popolo siriano è sunnita e sta con lui».
Non crede che possa scoppiare la guerra civile contro la minoranza alawita che, negli anni della dittatura, era classe dirigente e aveva gli ufficiali dell’esercito?
«No, al-Sharaa sta aprendo a tutti e si è circondato di gente intelligente e moderata».
Con mille morti tra i civili non può essere tutto come prima.
«La rivalità tra alawiti e sunniti è una storia che va avanti da 1.400 anni, non è una cosa di oggi».
La minoranza cristiana non è preoccupata?
«Per il momento c’è un grande punto interrogativo. Se i cristiani avranno i loro diritti e se potranno essere impiegati negli uffici e nell’esercito, allora le cose andranno avanti».
Da dove arriva tutto questo ottimismo?
«Già tre giorni fa il governo ha inviato una delegazione a parlare con tutti i capi religiosi di Latakia per pacificare gli animi. Vuol dire che il governo sta pensando e sta lavorando a una pace duratura tra le genti».
Quando ha conosciuto al-Sharaa?
«Nel 2018, quando ha cominciato a pensare di fare un nuovo stato. Nel 2022 il primo incontro».
Come andò?
«Volevamo riavere tutti i nostri beni e gli dissi che ero stato rapito due volte e messo in prigione. Lui mi chiese chi fosse stato, e io gli dissi “i tuoi uomini”! Allora si scusò».
Il passato di al-Sharaa da capo di al Qaeda in Siria non ha più importanza?
«Mi ha detto che uno, man mano che matura, cambia idea e si converte. Ha usato proprio queste parole».
Quand’è l’ultima volta che ci ha parlato?
«Una settimana fa, ci siamo visti al congresso nazionale sul futuro della Siria, abbiamo parlato della costituzione, delle minoranze, dei problemi sul commercio e la sicurezza nazionale. Mi aveva detto che le cose stavano andando per il meglio».
E l’ultima volta che vi siete chiamati al telefono?
«Prima di Natale. Mi ha consigliato di rassicurare la mia gente perché le chiese, gli uffici e le fabbriche erano al sicuro. E di festeggiare il Natale come Dio comanda, ornando le piazze, mettendo i presepi, suonando le campane. “Vivete la vostra vita normale”, mi ha detto. Io gli credo».