Il presidente del Consiglio Ue Costa: “L’Europa si deve riarmare comprando dalle industrie nazionali”
di Stefan Beutelsbacher e Diana PieperIl portoghese António Costa è considerato uno degli uomini più potenti di Bruxelles. È il presidente del Consiglio europeo e presiede i vertici dell’Ue. Un pomeriggio della scorsa settimana ha visitato Berlino, dove ha incontrato il cancelliere uscente Olaf Scholz. Risponde a questa intervista seduto in una sala conferenze della Fondazione Friedrich Ebert. È un uomo gentile e spiritoso, che sembra fatto apposta per trovare compromessi quando scoppia una lite durante un incontro in piena notte fra i ventisette capi di Stato e di governo.
Nell’ultimo vertice dell’UE riunitosi ai primi di marzo lei e i capi di Stato e di governo avete deciso il riarmo dell’Europa. Come dovrebbe essere pagato?
«La nostra proposta si articola in tre punti. Anzitutto un allentamento delle regole europee sul debito, in modo che i governi possano spendere più soldi in armamenti senza temere sanzioni da Bruxelles. In secondo luogo, un impiego più flessibile dei fondi disponibili, anche del fondo di coesione (N…
Il portoghese António Costa è considerato uno degli uomini più potenti di Bruxelles. È il presidente del Consiglio europeo e presiede i vertici dell’Ue. Un pomeriggio della scorsa settimana ha visitato Berlino, dove ha incontrato il cancelliere uscente Olaf Scholz. Risponde a questa intervista seduto in una sala conferenze della Fondazione Friedrich Ebert. È un uomo gentile e spiritoso, che sembra fatto apposta per trovare compromessi quando scoppia una lite durante un incontro in piena notte fra i ventisette capi di Stato e di governo.
Nell’ultimo vertice dell’UE riunitosi ai primi di marzo lei e i capi di Stato e di governo avete deciso il riarmo dell’Europa. Come dovrebbe essere pagato?
«La nostra proposta si articola in tre punti. Anzitutto un allentamento delle regole europee sul debito, in modo che i governi possano spendere più soldi in armamenti senza temere sanzioni da Bruxelles. In secondo luogo, un impiego più flessibile dei fondi disponibili, anche del fondo di coesione (N.d.R.: che in realtà è destinato alle regioni più povere del continente). Infine, stiamo esaminando l’idea della Commissione europea di chiedere un prestito di 150 miliardi di euro».
Ma sarà sufficiente? Oppure l’Europa sarà ora costretta a contrarre debiti su grande scala, come è avvenuto in occasione della pandemia di corona virus?
«Fra pochi giorni la Commissione proporrà ulteriori soluzioni globali per finanziare la nostra difesa. Poi sarà necessario un dibattito al riguardo tra i capi di Stato e di governo».
“Soluzioni globali” significa debito condiviso?
«“Soluzioni globali” può significare molte cose.
Dove dovremmo comperare nuovi razzi, droni e granate: solo in Europa o anche negli Stati Uniti?
«A breve termine, dovremo comperarli dove sono disponibili le armi di cui abbiamo bisogno. Ad esempio in Europa, America, Corea del Sud o Giappone. A lungo termine, però, i nostri investimenti dovrebbero essere più decisamente indirizzati verso le industrie degli armamenti dei nostri Paesi. Sarebbe una buona cosa per la nostra sicurezza e la nostra società. Infatti, tutti questi capitali potrebbero anche creare posti di lavoro e stimolare le innovazioni. Ci tengo a sottolinearlo: Dobbiamo assumerci maggiori responsabilità per la nostra difesa, ma questo non significa che intendiamo rompere i nostri legami con gli Stati Uniti. Dovremmo lavorare meglio e in modo più armonioso con gli Usa. L’America rimane un alleato e un amico dell’Ue».
Ma ci possiamo ancora fidare di un’America guidata da Donald Trump? La Germania ha ordinato aerei da combattimento F-35. Ora però si teme che il governo americano possa renderli inutilizzabili da remoto, ad esempio bloccando l’aggiornamento di software...
«Non credo che il presidente Trump prenda decisioni che ostacolino la vendita di prodotti statunitensi. Semmai, lui vuole che i governi europei acquistino più armi dall’America».
Parliamo dell’Ucraina. L’Europa sembra essere tagliata fuori dai negoziati di pace. Come valuta il modo di procedere di Trump?
«L’UE sta dalla parte dell’Ucraina fin dal primo giorno di guerra. E continueremo a sostenere quel Paese. Il nostro obiettivo è aiutare l’Ucraina a ottenere una pace globale, giusta e duratura. Se i colloqui bilaterali attualmente in corso tra America e Ucraina o tra America e Russia fossero il primo passo in questa direzione, sarebbe meraviglioso. Poi dovremmo fare ulteriori passi».
Al vertice dell‘Ue di inizio marzo l’Ungheria, rappresentata da Viktor Orbán, si è pronunciata contro l’invio di nuovi aiuti all’Ucraina. Tutti gli altri ventisei capi di Stato e di governo hanno invece sottoscritto una dichiarazione favorevole a questa scelta. In quell’occasione, l’Europa non ha offerto una buona immagine di sé.
«È comunque davvero notevole il fatto che in una comunità di ventisette Paesi, con molti e diversi orientamenti politici, visioni del mondo e culture di norma raggiungiamo l’unanimità. in qualche caso non ci si riesce. E penso che nel nostro vertice più recente abbiamo trovato un buon modo per affrontare la questione e per tenere in considerazione le opinioni di tutti. L’Ungheria non ha bloccato le decisioni – e noi rispettiamo la posizione isolata di quel Paese. Le conclusioni sulla difesa sono state adottate all’unanimità; quella sull’Ucraina è stata approvata da ventisei Paesi».
Trump ha cacciato dalla Casa Bianca il presidente, Volodymyr Zelensky. Poi ha interrotto la fornitura di armi a Kiev e gli ha negato l’accesso all’intelligence. E dopo tutto questo, soltanto ventisei Paesi dell’UE si schierano dalla parte di Kiev...
«Forse non dovremmo sempre dire: “Solo ventisei Paesi membri dell’UE sono riusciti a trovare un’intesa su una posizione comune”. Sarebbe invece più corretto dire: “Quasi tutti gli Stati europei sostengono l‘Ucraina e continueranno a farlo. Solo perché il primo ministro Orbán ha un’opinione diversa, non significa che l‘Europa sia divisa sull’Ucraina. Semmai è l’Ucraina a essere isolata. Continueremo a cercare di raggiungere un consenso tra tutti gli Stati membri. Ma se questo non dovesse essere possibile, troveremo altre soluzioni per mantenere la nostra capacità di iniziativa.
Attualmente, lei si trova a Berlino. Quali sono le sue aspettative nei confronti del probabile nuovo cancelliere Friedrich Merz?
Ho avuto modo di incontrare Friedrich Merz già due volte, e abbiamo avuto ottime conversazioni. Sono certo che la Germania rimarrà un partner centrale e costruttivo nell’Ue.
©Copyright Die Welt/ LENA Traduzione di Carlo Sandrelli
Lena (Leading European Newspaper Alliance) è l'alleanza di cui Repubblica fa parte insieme a Die Welt, El Pais, Le Figaro, Le Soir, Tages Anzelger e Tribune de Genève