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Usa, i giudici fermano Trump: stop a bando militari trans, reintegro per 24mila dipendenti federali

(reuters)

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A Washington, ingiunzione per proteggere i soldati transgender. Intanto, è scattata la riassunzione di tutti i lavoratori pubblici cacciati da diciotto agenzie federali. Bloccato anche lo smantellamento Usaid: “E’ incostituzionale”
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NEW YORK – Mentre viene bloccato il bando delle persone transgender dalle forze armate, l’amministrazione Trump ha avviato il reintegro di più di 24 mila dipendenti federali licenziati su indicazione del dipartimento guidato da Elon Musk a metà febbraio, dopo le sentenze dei giudici federali che avevano definito “illegali” i licenziamenti nei confronti di dipendenti in prova, con poca anzianità e meno tutele. Un giudice distrettuale del Maryland, James Bredar, il 13 marzo ha ordinato la riassunzione di tutti i lavoratori pubblici cacciati da diciotto agenzie federali, dichiarando "nulla e inconsistente" la motivazione che il provvedimento fosse stato giustificato dalle “basse performance” sul lavoro.

La linea indicata da Musk è stata bocciata in pieno e non solo in una corte e la decisione è arrivata poche ore prima di un altro provvedimento, che apre un nuovo scontro: un giudice federale, Theodore Chuang, ha dichiarato “incostituzionale” e “per molti motivi” la decisione del diparti…

NEW YORK – Mentre viene bloccato il bando delle persone transgender dalle forze armate, l’amministrazione Trump ha avviato il reintegro di più di 24 mila dipendenti federali licenziati su indicazione del dipartimento guidato da Elon Musk a metà febbraio, dopo le sentenze dei giudici federali che avevano definito “illegali” i licenziamenti nei confronti di dipendenti in prova, con poca anzianità e meno tutele. Un giudice distrettuale del Maryland, James Bredar, il 13 marzo ha ordinato la riassunzione di tutti i lavoratori pubblici cacciati da diciotto agenzie federali, dichiarando "nulla e inconsistente" la motivazione che il provvedimento fosse stato giustificato dalle “basse performance” sul lavoro.

La linea indicata da Musk è stata bocciata in pieno e non solo in una corte e la decisione è arrivata poche ore prima di un altro provvedimento, che apre un nuovo scontro: un giudice federale, Theodore Chuang, ha dichiarato “incostituzionale” e “per molti motivi” la decisione del dipartimento del Doge, quello di Musk, di smantellare l’agenzia Usaid per lo sviluppo internazionale. Il giudice ha ordinato di ridare agli ex dipendenti accesso al sistema e alle email. Cosa significhi per l’agenzia non è ancora chiaro, ma è un altro colpo all’amministrazione.

E a Washington, la giudice federale Ana Reyes ha emesso un'ingiunzione che stabilisce la protezione dei soldati transgender esclusi dalle forze militari dopo la messa al bando imposta da Trump. "Il divieto - scrive la giudice - in fondo invoca un linguaggio dispregiativo per colpire un gruppo vulnerabile in violazione del Quinto Emendamento". Il riferimento è a uno degli emendamenti più importanti, perché stabilisce la centralità dei diritti della persona. Il governo aveva sostenuto che i tribunali dovessero adeguarsi al giudizio militare, ma in un'opinione di 79 pagine la giudice ha affermato che il governo aveva messo insieme un divieto basato su quasi nessuna prova e che "la legge non impone alla Corte di avallare ciecamente giudizi illogici basati su congetture". Secondo il dipartimento della Difesa, circa 4.200 membri attuali delle forze armate, equivalenti a circa lo 0,2 per cento dell'esercito, sono transgender.

Tornando al reintegro dei dipendenti, poche ore prima che Bredar rendesse pubblica la sua decisione, un altro giudice, stavolta in California, William Alsup, aveva contestato la decisione del governo, accusandolo di aver preso di mira persone che “non potevano fare ricorso”.

Nell’ordinanza, Alsup aveva criticato anche il fatto che l’amministrazione Trump sembrasse non intenzionata a riammettere al lavoro i dipendenti licenziati, ma volesse metterli in congedo amministrativo. Il giudice ha ritenuto che questo non fosse conforme alla sua ordinanza di reintegrare i lavoratori, perché non avrebbe ripristinato i servizi governativi che l’ordine intendeva garantire.

Da lunedì, giorno in cui scadeva l’ultimatum dei giudici, i dipartimenti hanno dovuto inviare le comunicazioni di reintegro agli ex dipendenti. Tra questi, più di settemila al Tesoro, oltre tremila alla Sanità, quasi seimila all’Agricoltura e più di tremila ai Servizi umani. Numeri che fino alla scorsa settimana rappresentavano quelli della “grande purga” della macchina federale annunciata da Donald Trump, ma che ha trovato anche in questo caso, dopo lo stop alle deportazioni di immigrati, il divieto di un giudice.

La American Federation of Government Employees, il più grande sindacato federale con 800 mila membro, ha accolto le decisioni con favore, ma la battaglia non è chiusa. I dipartimenti hanno dichiarato che se una corte d’appello dovesse annullare l’ordinanza di Bredar, i dipendenti potrebbero essere di nuovo licenziati, moltiplicando costi e confusione. Bredar ha fissato un’udienza per il 26 marzo per decidere se confermare la decisione.

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