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Clark: “Trump sia fermo perché se cede a Putin l’Ucraina rifiuterà la tregua”

Clark: “Trump sia fermo perché se cede a Putin l’Ucraina rifiuterà la tregua”

Intervista al generale Usa che guidò la Nato durante la guerra in Bosnia. “Gli Usa dicano alla Russia di fermare la guerra”

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NEW YORK – Il generale Wesley Clark, che conosce il capo del Cremlino da quando aveva guidato la Nato nella guerra in Bosnia, prevede così la chiamata di oggi: «Putin trascinerà il negoziato fino a quando si sentirà nella posizione di forza per ottenere la resa dell’Ucraina, perciò Trump dovrà rispondere con fermezza». Se poi si arriverà alla tregua, «truppe europee ed italiane dovranno essere schierate come forza di peace enforcement, ossia pronte ad intervenire contro le violazioni».

Cosa si aspetta dalla telefonata di oggi?

«Sarà molto dura. Putin si comporterà come facevano nordcoreani e vietnamiti, seguendo la strategia del “sì, però”. Vogliamo il cessate il fuoco, ma ci sono alcune condizioni da discutere, che ammontano alla resa di Kiev e la rinuncia alla sovranità».

A cosa punta Mosca?

«Putin trascinerà le discussioni fino a quando crederà di aver ottenuto per via militare la massima leva possibile. Solo allora inizierà a negoziare davvero. L’unica cosa che potrebbe cambiare questa dinamica sarebbe la resa anticipata di Trump, con il blocco degli aiuti militari e di intelligence all’Ucraina».

Come dovrebbe rispondere il capo della Casa Bianca?

«Restando molto fermo, e chiarendo a Putin che gli ucraini hanno già fatto concessioni. Quindi dovrebbe intimargli di sospendere subito gli attacchi, altrimenti subirà gravi conseguenze, incluse sanzioni molto più letali e l’annullamento di tutte le concessioni fatte finora da Washington e da Kiev».

Trump ha detto che parlerà di territori, centrali elettriche, beni da dividere. Quale sarebbe un accordo accettabile?

«La determinazione dell’Ucraina a resistere è un fattore forte, che influenzerà l’esito della discussione e non potrà essere sottovalutata. Kiev sta combattendo per tutta l’Europa, e l’Europa lo sa. Il popolo ucraino sa che combatte per la propria sopravvivenza come nazione, cultura e anche come individui. Perciò non accetterà necessariamente le concessioni, anche se Trump e Putin si accorderanno».

Quale dovrebbe essere l’obiettivo?

«La mia condizione fin dall’inizio è stata quella di una pace giusta. Significa che la Russia deve ritirarsi dall’Ucraina, pagare le riparazioni, restituire i bambini rapiti e consegnare i criminali di guerra incriminati alla Corte internazionale».

Kiev dovrebbe avere la possibilità di entrare nella Nato?

«L’Alleanza Atlantica per Kiev l’unico deterrente definitivo, allo scopo di prevenire future aggressioni russe».

Si discute lo schieramento di truppe europee per monitorare l’eventuale tregua: come dovrebbe essere garantito sul terreno?

«Le forze schierate sul campo non dovrebbero essere considerate di peacekeeping, ossia di mantenimento della pace, ma di peace enforcement, cioè imposizione della pace, simili a quelle in Bosnia negli anni ’90. Avranno bisogno di questo mandato e autorità per essere in grado di reagire subito in caso di violazioni».

Il vicepresidente Vance ha detto che un’operazione del genere non si può fare con “truppe di paesi scelti a caso, che non combattono da trent’anni”. Cosa risponde?

«I soldati britannici e francesi, ma anche quelli tedeschi, italiani e in generale dei Paesi europei, sono stati tutti coinvolti con successo nelle operazioni di peace enforcement nei Balcani. Ciò è quanto verrà richiesto loro, e molte di queste truppe negli ultimi decenni sono state in combattimento in vari teatri. Ovviamente dovranno essere preparate al compito, perché questa non sarà un’operazione da Caschi blu, inviati solo per il mantenimento della pace, e quindi subito ritirabili dai loro governi se la pace non regge. La situazione sul terreno sarà fragile, con molte entità pronte a violarla. Le truppe europee dovranno quindi funzionare da deterrente, per far capire alla Russia che se violerà il cessate il fuoco dovrà affrontare la potenza armata dell’Europa, sostenuta dagli Stati Uniti».

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