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Israele rompe la tregua, raid a Gaza: oltre 400 morti. “Ora negoziati solo sotto il fuoco”

(afp)

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Netanyahu avvisa la Casa Bianca, poi lancia una massiccia offensiva. “Decapitati i vertici di Hamas e questo è solo l’inizio, vogliamo indietro gli ostaggi”. Ma è strage di civili e bambini. Emergenza nella Striscia, senza medicine e cibo
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GERUSALEMME – La tregua fragile si è rotta al cinquantanovesimo giorno, quando Netanyahu ha messo la pistola sul tavolo del negoziato. Tra lunedì e martedì, nel pieno del Ramadan che è il mese sacro per i musulmani, il premier israeliano ha ordinato ai caccia e alle navi di riempire di ferro la notte di Gaza. Decine e decine di raid come non si vedevano da mesi, lanciati contemporaneamente e senza alcun preavviso su tutte le maggiori città della Striscia: l’orologio segnava le 2 e 10, e la popolazione non si poteva riparare. Dormivano tutti.

«D’ora in avanti Israele agirà con una forza crescente contro Hamas e i negoziati avverranno solo sotto il fuoco», dichiara Netanyahu quando la conta del massacro non è ancora terminata: più di 400 morti e 130 sono bambini, riferisce l’Unicef. I feriti più di mille. «Abbiamo colpito infrastrutture terroristiche, i comandanti e la leadership», è la versione delle forze armate israeliane. Anche, ma non solo. Chi viene trasportato moribondo agli…

GERUSALEMME – La tregua fragile si è rotta al cinquantanovesimo giorno, quando Netanyahu ha messo la pistola sul tavolo del negoziato. Tra lunedì e martedì, nel pieno del Ramadan che è il mese sacro per i musulmani, il premier israeliano ha ordinato ai caccia e alle navi di riempire di ferro la notte di Gaza. Decine e decine di raid come non si vedevano da mesi, lanciati contemporaneamente e senza alcun preavviso su tutte le maggiori città della Striscia: l’orologio segnava le 2 e 10, e la popolazione non si poteva riparare. Dormivano tutti.

«D’ora in avanti Israele agirà con una forza crescente contro Hamas e i negoziati avverranno solo sotto il fuoco», dichiara Netanyahu quando la conta del massacro non è ancora terminata: più di 400 morti e 130 sono bambini, riferisce l’Unicef. I feriti più di mille. «Abbiamo colpito infrastrutture terroristiche, i comandanti e la leadership», è la versione delle forze armate israeliane. Anche, ma non solo. Chi viene trasportato moribondo agli ospedali, chi è chiuso nei sacchi bianchi, chi giace sulle barelle riprese dai telefonini palestinesi e postate sui social, non ha armi e non indossa simboli, sono minorenni, mamme, famiglie spezzate.

È il singolo giorno di guerra più sanguinoso degli ultimi quindici mesi, preceduto dal 7 novembre 2023, 548 decessi allora registrati dalle autorità locali. Una giornata, quella di ieri, trascorsa alla ricerca di cadaveri tra le macerie e di un perché che avesse un senso. Perché ora, perché in questo modo, qual è l’obiettivo.

L’offensiva su larga scala arriva a trattativa aperta. Sabato sera Netanyahu aveva dichiarato pubblicamente di aver ordinato alla delegazione di proseguire i colloqui indiretti con Hamas per il rilascio dei 59 ostaggi. Lunedì il team era rientrato dal Cairo e un funzionario israeliano, consultato dalla stampa, diceva di attendere «gli aggiornamenti che saranno ricevuti dai paesi mediatori». Ma nel weekend il piano di ripresa del conflitto era già nell’ufficio del premier, con uno scopo definito: «Obbligare Hamas a riconsegnare gli ostaggi, dopo che ha rifiutato le due proposte di Witkoff». La prima prevedeva l’estensione della tregua per cinquanta giorni in cambio della riconsegna immediata di 10 rapiti, la seconda di 5 ostaggi. Perché Netayahu non vuole arrivare alla fase due, che impone il ritiro completo da Gaza, gli basta una fase uno allungata a suo piacimento. Hamas nega però di aver rigettato l’offerta portata dall’inviato di Trump. «Stavamo trattando responsabilmente, i raid aerei non sono stati provocati da nostre azioni».

Dell’operazione erano a conoscenza in pochi: il premier, il suo circolo ristretto di fedelissimi, gli alti vertici dell’Idf e dell’intelligence. Prima dell’inizio è stata informata la Casa Bianca che ha dato il via libera. «La riservatezza è stata necessaria per creare l’effetto sorpresa e ingannare il nemico con un attacco preventivo». Preventivo: la chiave per capire sta davvero in questo aggettivo?

Lo Stato maggiore israeliano sostiene di aver raccolto elementi concreti sul riarmo delle brigate al-Qassam, l’ala armata di Hamas: le stime indicano almeno 25 mila combattenti, più i 5 mila della Jihad Islamica. «Stavano per passare all’azione», spiega ancora la fonte dell’Idf, senza però fornire circostanze precise. L’esercito dice che i raid aerei sono durati «dieci minuti» e hanno preso di mira «80 bersagli», quando invece la popolazione per tutta la giornata ha visto e sentito esplosioni, con i droni spia perennemente a ronzare sulla testa dei palestinesi. Lunedì sera Channel 12, citando il ministro della Difesa Israel Katz, aveva parlato di «movimenti insoliti a Gaza» e della possibilità che Hamas stesse preparando un nuovo assalto ai kibbutz. Anche qui, senza specificare di più.

È confermata l’uccisione del primo ministro di Hamas Issam al-Daalis, del ministro dell’Interno dell’ufficio politico, Mahmoud Marzouk Abu Watfa e di Bahajat Abu Sultan, capo delle forze di sicurezza interne del movimento islamista Per ora le truppe israeliane non si sono mosse, però l’Idf ha diramato un ordine di evacuazione per tutte le zone a ridosso del recinto che separa la Striscia di Gaza da Israele, includendo Beit Hanoun, Khuzaa e sobborghi di Khan Yunis. Questo lascia pensare sono previste anche incursioni via terra, casa per casa.

«È solo l’inizio», minaccia Netanyahu, la cui mossa ha avuto l’avallo di Trump e ha provocato lo sdegno di molti leader europei e del segretario generale dell’Onu Guterres. Dei francesi la battuta più efficace, rivolta agli Stati Uniti: «Ridateci la Statua della Libertà, siete passati dalla parte dei tiranni». Frenetici i tentativi dell’Egitto e del Qatar di impedire che l’escalation prosegua: funzionari dell’intelligence del Cairo hanno convocato d’urgenza una delegazione di Hamas, proponendo l’immediato rilascio di diversi ostaggi in cambio del cessate il fuoco immediato. Israele al momento rifiuta la proposta.

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