✕

Istanbul, battaglia per il Comune. Erdogan: “Teatro dell’ipocrisia”

(afp)

Ascolta l'audio

Dopo l’arresto del sindaco liberale Imamoglu i deputati a lui vicini ne presidiano la sede. Si teme che venga instaurato un funzionario del governo. Repressione in piazza e sui social
2 minuti di lettura

ISTANBUL – I deputati dentro a presidiare il Comune, il popolo repubblicano fuori: sciami di ragazzini e storici elettori del Chp. Sfidano i divieti e gli agenti schierati in tenuta antisommossa. Arrivano a decine dal mattino, centinaia, e poi migliaia dopo il tramonto, stretti intorno al palazzo diventato la fortezza Sarachane. Selin, 22 anni, arringa i suoi compagni di università. «Le elezioni sono sempre state la pietra angolare della democrazia turca, ma ora so che stanno interferendo con il mio diritto di voto – s’accalora, rossetto rosso e caschetto nero – Questo è un altro livello. Se anche Imamoglu fosse responsabile di qualcosa, quello che gli hanno fatto è decisamente peggio». L’arresto del sindaco star è uno choc per un’intera comunità politica, radicata e combattiva, come quella dei repubblicani. « Torneremo qui ogni giorno, sarà una nuova Getzi», assicura Selin, evocando la grande rivolta civica del 2013 soffocata dalla repressione.

ISTANBUL – I deputati dentro a presidiare il Comune, il popolo repubblicano fuori: sciami di ragazzini e storici elettori del Chp. Sfidano i divieti e gli agenti schierati in tenuta antisommossa. Arrivano a decine dal mattino, centinaia, e poi migliaia dopo il tramonto, stretti intorno al palazzo diventato la fortezza Sarachane. Selin, 22 anni, arringa i suoi compagni di università. «Le elezioni sono sempre state la pietra angolare della democrazia turca, ma ora so che stanno interferendo con il mio diritto di voto – s’accalora, rossetto rosso e caschetto nero – Questo è un altro livello. Se anche Imamoglu fosse responsabile di qualcosa, quello che gli hanno fatto è decisamente peggio». L’arresto del sindaco star è uno choc per un’intera comunità politica, radicata e combattiva, come quella dei repubblicani. « Torneremo qui ogni giorno, sarà una nuova Getzi», assicura Selin, evocando la grande rivolta civica del 2013 soffocata dalla repressione.

Un varco si apre nelle transenne che bloccano gli ingressi al Comune. All’interno si sono accampati i parlamentari e la leadership del Chp: c’è chi porta frutta e panini, chi prepara il tè, occhi fissi sui cellulari, la televisione sintonizzata su Halt tv, il canale vicino all’opposizione. Un deputato di Trebisonda esorta i colleghi: «Dovremmo andare nelle università a sostenere i ragazzi che protestano, stanno rischiando in prima persona». Parte una delegazione. Sono le ore «dell’assedio e della resistenza», sospira un ex ambasciatore che preferisce non rivelare il suo nome. Capelli bianchi, completo blu, parla col tono grave dei passaggi d’epoca. «Quest’operazione era premeditata. Il loro prossimo obiettivo è invalidare il congresso del Chp, dunque tutta la leadership». Il timore è che la polizia faccia irruzione nel Palazzo per instaurare al posto di Imamoglu un funzionario nominato dal governo, è già successo, in altre municipalità. «Ho vissuto a lungo a Washington: sognavamo una Turchia americana, siamo a un passo dalla Russia – continua il diplomatico – Ai tempi dell’Unione sovietica c’erano i Cremlinologi, qui in Turchia abbiamo i Sarayologi (dal turco Saray, palazzo, ndr) per interpretare i segnali che arrivano da un potere chiuso».

(afp)

Al primo piano il team digitale del partito si occupa di tenere viva la voce di Imamoglu. I messaggi, che filtrano tramite i legali e la famiglia, finiscono su X. È «un golpe contro la volontà della nazione», dichiara il sindaco incarcerato. Denuncia una manovra politica contro di lui, fa appello ai giudici. «Reagite a una manciata di colleghi che stanno rovinando la magistratura turca, svergognandoci di fronte al mondo e distruggendo la nostra reputazione».

Nei corridoi incrociamo Segur, vecchio amico del primo cittadino, giornalista passato alla politica. Fatica a trattenere la commozione. «È terribile, non so come ne usciremo». Il partito tiene il punto e proclama che il sindaco resta candidato, domenica sarà incoronato sull’onda dell’emozione popolare. Ma la politica è calcolo, e strategia. Il parlamentare Nuri Aslan è stato scelto coma reggente temporaneo della giunta, una misura tampone. Il nome pronto a lasciare la panchina, se Imamoglu restasse fuori gara, è quello di Mansur Yavas, l’altrettanto popolare sindaco di Ankara. C’è anche lui nella fortezza Sarachane. «Non è più una scelta ma una necessità che le opposizioni si uniscano», dice.

(afp)

Erdogan, che finora ha taciuto, rompe il silenzio e liquida il terremoto che ha travolto il suo principale rivale politico come «teatro»: «Non abbiamo tempo da perdere, gli sforzi dell’opposizione per dipingere i suoi conflitti interni o i suoi problemi con la legge come la questione più importante del Paese sono l’apice dell’ipocrisia». I giornali filogovernativi pubblicano le immagini delle perquisizioni e di montagne di lire turche che sarebbero state trovate a casa di Ali Nuhoglu e Murat Ongun, un imprenditore vicino a Imamoglu e il consigliere del sindaco. Gli erdoganiani dettano la linea: non c’entriamo con l’inchiesta, rispetto per la magistratura. E pugno duro. In piazza e sui social: più di 20 arresti per post giudicati criminosi. Cala la notte e il cielo su Sarachane si tinge di bianco: è il fumo dei lacrimogeni sparati sulla folla. Odore acre, soffocante.

Leggi i commenti