Nuovi negoziati a Riad, ma russi e ucraini evitano di incontrarsi
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV – La delegazione ucraina attraversa i saloni di Riad in cui ieri è iniziato il secondo round del negoziato sul cessate il fuoco — e poi, chissà, la pace — indossando la mimetica color foglia morta. La guida il ministro della Difesa, Rustem Umerov, accompagnato da una serie di tecnici e da politici di seconda fila, come il segretario di Stato Karasevich, i vice della Difesa Palisa e Zhovkva, e il vice dell’Energia Kolisnyk. Non c’è Yermak, l’eminenza grigia di Zelensky; né il ministro degli Esteri Sibiga: entrambi avevano partecipato alla “catastrofe” diplomatica della Casa Bianca, come la etichettano a Kiev, ma avevano poi guidato il successo nel primo round a Gedda.
«Non ci sono perché non ci sono neppure il segretario di Stato Rubio e il consigliere per la Sicurezza Volz da parte degli Stati Uniti; né ci saranno Lavrov e Ushakov da parte russa. Sono trattative tecniche — spiega a Repubblica il direttore di Penta, il politologo Volodymyr Fesenko — non di alto livello. Da p…
KIEV – La delegazione ucraina attraversa i saloni di Riad in cui ieri è iniziato il secondo round del negoziato sul cessate il fuoco — e poi, chissà, la pace — indossando la mimetica color foglia morta. La guida il ministro della Difesa, Rustem Umerov, accompagnato da una serie di tecnici e da politici di seconda fila, come il segretario di Stato Karasevich, i vice della Difesa Palisa e Zhovkva, e il vice dell’Energia Kolisnyk. Non c’è Yermak, l’eminenza grigia di Zelensky; né il ministro degli Esteri Sibiga: entrambi avevano partecipato alla “catastrofe” diplomatica della Casa Bianca, come la etichettano a Kiev, ma avevano poi guidato il successo nel primo round a Gedda.
«Non ci sono perché non ci sono neppure il segretario di Stato Rubio e il consigliere per la Sicurezza Volz da parte degli Stati Uniti; né ci saranno Lavrov e Ushakov da parte russa. Sono trattative tecniche — spiega a Repubblica il direttore di Penta, il politologo Volodymyr Fesenko — non di alto livello. Da parte ucraina anzi Umerov è di livello troppo alto, hanno deciso di giocare sul sicuro». Il lavoro da fare a Riad è sostanza, non forma. Il via libera politico a un cessate il fuoco energetico era già arrivato dai colloqui di Gedda e dalla telefonata tra Putin e Trump; ma le continue violazioni e la gravità degli attacchi da entrambe le parti hanno reso evidente la necessità di definire i limiti da non oltrepassare. Zelensky aveva annunciato che avrebbero portato al tavolo un elenco delle infrastrutture energetiche e civili da tutelare.
Per tutto il giorno, ieri e anche sabato si erano susseguite dichiarazioni contraddittorie sulla formula che questo negoziato avrebbe assunto. Si era parlato di un formato “a navetta”, con delegazioni in stanze diverse e i mediatori americani a fare da ponte. Invece i russi scenderanno in campo solo oggi, e la difficoltà nel definire il format è il segno di quanto sia stretto il sentiero. «È il secondo incontro, più tecnico: Umerov mi ha riferito, il nostro team lavora in modo costruttivo, la conversazione è molto utile», dice Zelensky ribadendo la richiesta di far pressione sulla Russia. «La discussione è stata produttiva e mirata: abbiamo affrontato punti chiave tra cui l’energia», dice Umerov a fine sessione.
Rispolverando un’ipotesi su cui si è a lungo speculato, ieri Bloomberg ha scritto che la Casa Bianca punta al cessate il fuoco completo entro il 20 aprile, in cui quest’anno coincidono Pasqua cattolica e ortodossa. Ma il Cremlino frena: «C’è ancora molta strada da fare, non ha senso illudersi», dice Peskov secondo cui «saranno necessarie difficili trattative tecniche». Oggi sul tavolo ci sarà l’accordo del grano, interrotto il 17 luglio 2023: «Intendiamo discutere del consenso del presidente Putin a rinnovarlo», dice Peskov ricordando che «le sfumature» da affrontare «sono un numero enorme».