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Depardieu al processo sulle molestie sul set: “Ho afferrato Amélie dalle anche per non scivolare”

Depardieu al processo sulle molestie sul set: “Ho afferrato Amélie dalle anche per non scivolare”
(reuters)

L’attore in tribunale: “Parole oscene? Che cosa vuol dire? Me le dico anche da solo”

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PARIGI – E' un fiume in piena, quasi un flusso di coscienza difficile da seguire. Gérard Depardieu alla sbarra comincia la sua testimonianza nell'aula del tribunale di Parigi, secondo giorno del processo in cui è accusato di violenze sessuali da due donne che lavoravano sul di un film girato nel 2021. «Naturalmente ho delle dichiarazioni da fare. Ci vorrà sicuramente del tempo, è molto emozionante essere qui» comincia l'attore, 76 anni, che ieri ha ascoltato in silenzio il duello tra il suo avvocato e quello dell'accusa. «Ho sentito parole che non capivo e ho avuto tanta rabbia» commenta. Ora è il momento dell'imputato.

Il più famoso attore francese entra in scena e insiste più volte sulla sua fragilità psicologica e fisica. «Sono iperemotivo» spiega, sottolineando più volte il suo problema di «inabilità» dovuta al peso, 150 chili. E poi aggiunge, senza che ci sia un nesso evidente: «Ho anche la nazionalità russa perché adoro lo spirito russo, mi è sempre stato detto che ho un'indole russa, non so se sia legato alla mia volgarità». Il presidente della corte prova a mantenere un filo conduttore, introduce l'udienza leggendo le accuse di una delle ricorrenti, Amélie, assistente alla regia del film. La donna ha spiegato nella denuncia di essere stata presa dai fianchi, bloccata tra le gambe dell'attore che l'ha palpeggiata pronunciando parole oscene. «Oscene?» ribatte Depardieu. «Cosa vuol dire oscene? Volgari? Sì, mi succede di dire, 'Dai, figa! Andiamo..."». «Sul set di un film?», gli ha chiesto allora il presidente. «Ah sì - ha ammesso l'attore - qualche lo volta me lo dico anche da solo, fra me e me, da solo». Quando il presidente gli chiede poi dell'accusa di Amélie di averla "afferrata", Depardieu ammette: «L'ho chiamata, vieni, vieni. Le ho detto “perché mi menti? Perché non mi hai detto di essere una assistente”... mi sono scaldato, scaldato, sempre di più. L'ho presa per i fianchi», ha ammesso, mimando il suo gesto con le mani. «Quindi, c'è stato un contatto fisico?”, ha ribattuto il presidente. «Afferro l'anca per non scivolare, perché ero infastidito dal suo comportamento», risponde Depardieu, sostenendo che voleva "sgridare" Amélie perché la stanza prevista per la scena seguente non era ancora pronta. E ripete di averla afferrata per scuoterla.

Il presidente sottolinea quindi che l'attore ammette un contatto fisico con Amélie – negato nella prima deposizione fatta agli investigatori - ma subito Depardieu corregge. «Non vedo per quale motivo mi divertirei a palpare una donna, delle natiche, dei seni, non sono mica un palpeggiatore in metropolitana». Con voce alterata, prosegue: «Non vado in giro a divertirmi a 76 anni e 150 chili. Non mi piaccio abbastanza per mettere una mano sul sedere a qualcuno. Ma che roba è? Cos'è? Non sono mica Emile Louis», conclude alludendo a un noto violentatore seriale della fine degli anni Novanta.

Il processo andrà avanti almeno fino a domani, è prevista anche la testimonianza a favore della difesa dell'attrice Fanny Ardant, non solo come amica fedelissima di Depardieu ma anche come attrice presente durante le riprese del film incriminato. L'attore rischia fino a cinque anni di carcere e 75mila euro di multa.

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