La situazione bellica nel Mar Nero oggi è paradossale. L’Ucraina non ha navi militari ma è riuscita a mettere alle corde la potente flotta russa, che ormai si è rintanata nelle acque a est della Crimea. Un successo strategico senza precedenti, realizzato grazie a mezzi e tattiche innovative, che viene studiato come un modello dagli ammiragli di ogni nazione.
Nei primi giorni dell’invasione i piani di Mosca prevedevano un assalto in grande stile sulle spiagge di Odessa: una formidabile squadra di navi da sbarco arrivate dal Baltico con due brigate di “marines” e dozzine di tank era pronta ad aprire un altro fronte di guerra. Nulla si opponeva al dilagare delle fregate russe, che più volte si sono avvicinate alla costa per fare fuoco.
L’unica resistenza è stata quella simbolica della minuscola guarnigione dell’Isola dei Serpenti, che ha risposto con una parolaccia alla richiesta di resa delle cannoniere. La notte del 13 aprile 2022 è cambiato tutto. Due missili “Neptune”, fabbrica…
La situazione bellica nel Mar Nero oggi è paradossale. L’Ucraina non ha navi militari ma è riuscita a mettere alle corde la potente flotta russa, che ormai si è rintanata nelle acque a est della Crimea. Un successo strategico senza precedenti, realizzato grazie a mezzi e tattiche innovative, che viene studiato come un modello dagli ammiragli di ogni nazione.
Nei primi giorni dell’invasione i piani di Mosca prevedevano un assalto in grande stile sulle spiagge di Odessa: una formidabile squadra di navi da sbarco arrivate dal Baltico con due brigate di “marines” e dozzine di tank era pronta ad aprire un altro fronte di guerra. Nulla si opponeva al dilagare delle fregate russe, che più volte si sono avvicinate alla costa per fare fuoco.
L’unica resistenza è stata quella simbolica della minuscola guarnigione dell’Isola dei Serpenti, che ha risposto con una parolaccia alla richiesta di resa delle cannoniere. La notte del 13 aprile 2022 è cambiato tutto. Due missili “Neptune”, fabbricati all’epoca dagli ucraini in pochissimi esemplari, hanno centrato l’incrociatore “Moskva” mentre procedeva a 150 chilometri dal litorale: l’ammiraglia è affondata nel giro di poche ore, trascinando sul fondo 18 marinai e la supremazia russa nel Mar Nero.
Poi a ottobre uno strano oggetto ritrovato su una spiaggia della Crimea ha annunciato l’inizio di una nuova era: si trattava del prototipo di un’arma mai vista prima, il drone marittimo, destinata a rivoluzionare i combattimenti navali. Questi barchini telecomandati, sempre più numerosi ed evoluti, nei mesi successivi si sono lanciati contro obiettivi in alto mare o all’interno degli ormeggi.
Dall’estate 2023 ai loro raid si sono aggiunti quelli dei missili a lungo raggio europei “Storm Shadow”, che hanno devastato moli e comandi russi, distruggendo persino un sottomarino fermo in bacino per la manutenzione. Incapaci di inventare contromisure, gli ammiragli di Putin dall’estate 2024 hanno deciso di rimanere lontani da tutta la fascia a occidente della Crimea. Missili balistici e velivoli senza pilota continuano però a tenere sotto tiro il porto di Odessa e gli scali del delta danubiano, prendendo di mira portacontainer e cargo, soprattutto per ostacolare le esportazioni di cereali.
Sulla carta quindi una tregua conviene ad entrambi. D’altronde, l’intesa sulla “navigazione sicura” somiglia molto al “corridoio del grano”: l’accordo mediato dalla Turchia e riconosciuto dall’Onu che dal luglio 2022 per un anno ha ripristinato il flusso dei cereali ucraini. Anche allora Mosca ottenne agevolazioni per le vendite all’estero di fosfati e prodotti agricoli: merci non sottoposte a sanzioni ma che non trovavano più compagnie disposte ad assicurarle, mentre il blocco del sistema bancario impediva ai russi di ricevere i bonifici dei pagamenti. Poi nell’estate 2023 il Cremlino ha annullato il patto, confidando nella capacità della sua flotta di stroncare l’export di grano ucraino: un disegno vanificato dai droni e dagli “Storm Shadow”, fino a rendere adesso il cessate il fuoco molto utile per Mosca.
Il diavolo però sta nei dettagli. Zelensky teme che l’intesa si trasformi in una breccia nell’embargo, cominciando a riaprire – come ha chiesto Putin e come Trump sta valutando – i mercati internazionali a banche, compagnie marittime e broker assicurativi russi. Infine c’è il problema dei meccanismi di monitoraggio della tregua: Kiev ha già parlato del coinvolgimento della Turchia, che diventa sempre più la potenza emergente anche nel Mar Nero.