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Israele, le mani di Netanyahu sui giudici

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Nuovo colpo del premier alla strutture democratiche: con una legge approvata dalla Knesset aumenta il controllo sui magistratura minando l’indipendenza del Comitato che li nomina
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GERUSALEMME – Dopo i servizi di sicurezza e la procuratrice generale, ieri è toccato ai giudici. In Israele il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu – al centro di processi per corruzione – sfodera quello che le opposizioni considerano un altro colpo alla democrazia. La legge approvata ieri dalla Knesset, il Parlamento, aumenta infatti considerevolmente il controllo della politica sulla magistratura, inclusa l’Alta corte, la Corte suprema. Lo fa minando l’indipendenza del Comitato per la nomina dei giudici. Finora quest’organo di nove membri era così composto: tre toghe dell’Alta corte, due ministri, due deputati (per tradizione uno della maggioranza e uno dell’opposizione) e infine due rappresentanti degli avvocati. Ora questi ultimi due verranno rimpiazzati da due «rappresentanti pubblici», di nuovo uno scelto dalla maggioranza e uno dall’opposizione.

La legge prevede inoltre che per nominare un giudice dell’Alta corte – organismo che più volte si è scontrato con Netany…

GERUSALEMME – Dopo i servizi di sicurezza e la procuratrice generale, ieri è toccato ai giudici. In Israele il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu – al centro di processi per corruzione – sfodera quello che le opposizioni considerano un altro colpo alla democrazia. La legge approvata ieri dalla Knesset, il Parlamento, aumenta infatti considerevolmente il controllo della politica sulla magistratura, inclusa l’Alta corte, la Corte suprema. Lo fa minando l’indipendenza del Comitato per la nomina dei giudici. Finora quest’organo di nove membri era così composto: tre toghe dell’Alta corte, due ministri, due deputati (per tradizione uno della maggioranza e uno dell’opposizione) e infine due rappresentanti degli avvocati. Ora questi ultimi due verranno rimpiazzati da due «rappresentanti pubblici», di nuovo uno scelto dalla maggioranza e uno dall’opposizione.

La legge prevede inoltre che per nominare un giudice dell’Alta corte – organismo che più volte si è scontrato con Netanyahu – non servirà più una maggioranza di 7 a 2, ma di 5 a 4: il che significa che i membri di nomina politica potranno fare da soli, avranno potere di veto, purché siano d’accordo insieme almeno un rappresentante nominato dalla maggioranza di governo e uno nominato dall’opposizione. Per la scelta di giudici di livello inferiore, invece, servirà anche il sì di un rappresentante dell’Alta corte.

Il diavolo però è anche nei dettagli: in caso di stallo sulle nomine, se trascorre un anno con almeno due seggi vacanti nell’Alta Corte allora si dovrà scegliere per forza un candidato proposto dalla politica. L’accordo entrerà in vigore solo dopo le prossime elezioni, e questo significa tuttavia che per la prima volta l’Alta corte si trova con solo 11 giudici su 15 ed è così a rischio paralisi, in una fase in cui dovrà esprimersi sui licenziamenti voluti da Netanyahu del capo dello Shin Bet Ronen Bar e della procuratrice generale Gali Baharav-Miara, nonché su questa stessa nuova legge approvata ieri.

«Nella prossima legislatura la annulleremo», promettono i leader dell’opposizione, che non ha partecipato al voto e accusa il governo di tornare a spaccare il Paese con questa norma come già aveva fatto prima dei massacri del 7 ottobre 2023, quando era stata criticata anche dall’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. E tutto ciò mentre 59 ostaggi sono ancora nelle mani di Hamas. «Abbiamo fatto la storia – festeggia invece il ministro della Giustizia Yariv Levin – Dopo decenni di chiusura, il Comitato per la nomina dei giudici si apre ad altri settori della società».

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