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Myanmar, il sisma più potente: scosse fino in Thailandia. “Ci sono migliaia di morti”

(afp)

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Il sud-est asiatico trema per il sisma di magnitudo 7.7: è 300 volte più potente di quello di Amatrice. La giunta birmana dichiara l’emergenza: “Si temono danni ingenti”. Scossa avvertita anche in Cina. A Bangkok la popolazione dorme in strada
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BANGKOK – All’ospedale di Mandalay arrivano così tanti feriti che gli infermieri e i medici non sanno più dove metterli. Sono finiti anche le garze e i tamponi. Chi era dentro, ricoverato, al momento della scossa, è dovuto fuggire nel parcheggio vicino: molti ancora attaccati alle flebo e alle bombole di ossigeno. Tanti sdraiati a terra o appoggiati su dei cartoni. Sotto un caldo torrido. E un tanfo di sangue insopportabile. Come se quattro anni di guerra civile non avessero già devastato il Paese. Ci si è messa ieri pure la Terra a far sprofondare il Myanmar ancora di più verso l’inferno. Terra che alle 12.50 ha tremato talmente forte che il terremoto è stato sentito in buona parte del sud-est asiatico, dalla Thailandia al Vietnam al Laos, e nella provincia cinese dello Yunnan: magnitudo 7.7, devastante. Centoquarantaquattro i morti finora e quasi 800 i feriti solamente in tre città birmane secondo un bilancio ancora davvero troppo provvisorio. Si temono migliaia di vittime.

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BANGKOK – All’ospedale di Mandalay arrivano così tanti feriti che gli infermieri e i medici non sanno più dove metterli. Sono finiti anche le garze e i tamponi. Chi era dentro, ricoverato, al momento della scossa, è dovuto fuggire nel parcheggio vicino: molti ancora attaccati alle flebo e alle bombole di ossigeno. Tanti sdraiati a terra o appoggiati su dei cartoni. Sotto un caldo torrido. E un tanfo di sangue insopportabile. Come se quattro anni di guerra civile non avessero già devastato il Paese. Ci si è messa ieri pure la Terra a far sprofondare il Myanmar ancora di più verso l’inferno. Terra che alle 12.50 ha tremato talmente forte che il terremoto è stato sentito in buona parte del sud-est asiatico, dalla Thailandia al Vietnam al Laos, e nella provincia cinese dello Yunnan: magnitudo 7.7, devastante. Centoquarantaquattro i morti finora e quasi 800 i feriti solamente in tre città birmane secondo un bilancio ancora davvero troppo provvisorio. Si temono migliaia di vittime.

L’epicentro vicino a Sagaing, non lontano da Mandalay (seconda città del Paese con un milione e mezzo di abitanti), cuore della resistenza che dal colpo di stato del 1° febbraio 2021 vede affrontarsi la giunta militare e i ribelli che cercano di rovesciare il governo dei generali.

Una delle scosse di terremoto più potenti degli ultimi decenni, trecento volte più forte di quella di Amatrice per intenderci: solamente la terza di questa portata a colpire la regione nell’ultimo secolo. Undici minuti dopo la prima scossa, una seconda di magnitudo 6.7. La memoria corre all’apocalisse che colpì l’Asia ventuno anni fa: 230mila i morti all’epoca. Ora lo tsunami non c’è come allora, ma ponti ed edifici si sono sbriciolati in tutto il Paese, anche nella capitale Naypyidaw. Cinque bimbi morti per il crollo di un monastero. Si scava tra le macerie a mani nude per cercare di tirare fuori chi con l’ultimo filo di voce ha ancora la forza di gridare “aiutatemi”.

Le notizie dal Myanmar arrivano col contagocce, se arrivano. La giunta al potere ha limitato in questi anni e continua a limitare l’accesso a siti web e social media, una “dittatura digitale” imposta dai militari. Un Paese isolato dal resto del mondo. Una situazione che potrebbe rendere più difficili le operazioni di soccorso. La giunta golpista però gli aiuti li chiede ora al resto del mondo: un raro appello che indica che il bilancio delle vittime e l’entità dei danni potrebbero aumentare in modo significativo. «Stiamo aprendo la porta agli aiuti internazionali», ha detto in un annuncio su un canale televisivo controllato dallo Stato il leader della giunta militare Min Aung Hlaing. Dichiarato lo stato di emergenza in sei regioni.

«Le infrastrutture pubbliche sono state danneggiate. Al momento siamo preoccupati per le dighe», dice Marie Manrique, coordinatrice dei programmi della Federazione Internazionale della Croce Rossa, in collegamento da Yangon. «Prevediamo che l’impatto sarà piuttosto grande».

Trema tutto il Sud-Est asiatico. «Orribile», è quello che ripetono tutti qui in Thailandia, arrivando all’aeroporto di Bangkok. La capitale thai la scossa l’ha sentita fortissima nonostante l’epicentro sia stato a quasi mille chilometri di distanza. Panico nelle strade, turisti catapultati fuori dagli hotel in accappatoio e ciabatte, gente che a notte fonda non sapeva ancora se poteva rientrare nelle proprie case, gente che dalle proprie case con i muri crepati ha deciso di andarsene facendo i bagagli in fretta e furia per cercare riparo altrove. «Sembrava la scena di uno di quei film apocalittici», ci dice un turista americano in uno degli hotel della città. L’acqua che fuoriusciva dalle piscine in cima ai grattacieli. Nella capitale il traffico è impazzito per tutta la giornata: soltanto verso le 2 del mattino si ricominciava a circolare più o meno normalmente. Un grattacielo di 30 piani in costruzione è crollato: 9 i morti e almeno un centinaio le persone ancora intrappolate. Si continua a scavare, droni e cani sul posto per le ricerche.

La premier Paetongtarn Shinawatra aveva dichiarato nel pomeriggio Bangkok «area di emergenza», chiedendo ai residenti di evacuare gli edifici. In serata il governatore Chadchart Sittipunt ha messo in guardia da possibili scosse di assestamento, ma ha esortato la popolazione alla calma e ha dichiarato che la situazione è in gran parte sotto controllo.

«Faremo gli incubi chissà per quanto tempo ancora», racconta a Repubblica Nikki, trentacinquenne che ieri qui a Bangkok ha vissuto una giornata di terrore. «Sono ancora sotto shock, ogni minimo rumore mi fa sobbalzare. Sono nervosa. Dormire è impossibile. Questa sera (ieri, ndr) la direzione dell’edificio in cui abito ha inviato un messaggio a tutti gli inquilini in cui si dice che possiamo tornare nei nostri appartamenti attraverso la scala antincendio, poiché gli ascensori sono fuori servizio e l’acqua e l’elettricità funzionano a singhiozzo. Ma data la situazione, chi si sentirebbe abbastanza sicuro da tornare a dormire a casa propria? Io sono rientrata solo per metter dentro qualche vestito e poco altro in uno zaino, in fretta, e me ne sono andata in un ostello più sicuro. Ho fatto evacuare mio marito e mio figlio e li ho fatti dormire a casa di mia sorella. Ero preoccupata per mio figlio e avevo paura che se ci fosse stata una nuova scossa, non sarei stata in grado di tirarlo fuori in tempo». Il parco vicino al mercato di Chatuchak ha aperto durante la notte per ospitare persone nelle tende.

«Non ho mai visto niente di simile prima d’ora», dice a Reuters uno dei soccorritori a Amarapura, sobborgo di Mandalay. «Un quinto degli edifici è stato distrutto». Nella città simbolo del disastro in Myanmar mentre il cielo si faceva più buio, cittadini terrorizzati trascinavano i loro materassi in strada per dormire. Alcuni passeranno la notte nelle loro auto. Troppo spaventati per tornare nelle loro case.

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