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Israele, interrogato Netanyahu dopo l’arresto di due collaboratori: “Vogliono farmi cadere”

(afp)

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Il caso è il Qatargate, su presunti favori per Doha. Gaffe del premier che definisce i suoi due assistenti fermati degli “ostaggi”. E dopo aver nominato un nuovo capo dello Shin Bet ora potrebbe fare marcia indietro a causa delle critiche anche americane
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TEL AVIV – L’inchiesta sul Qatargate torna a puntare prepotentemente i riflettori su Benjamin Netanyahu, proprio in un fase in cui il primo ministro israeliano, al centro di processi per corruzione, sta provando a sferrare colpi decisivi contro la magistratura e i servizi di sicurezza dello Shin Bet, di cui ha licenziato il capo. Oggi il premier, che nella vicenda non è ancora tra i sospettati, è stato convocato dalla polizia su ordine della procuratrice generale Gali Baharav-Miara in merito alla vicenda sui presunti legami finanziari illeciti tra i suoi stretti collaboratori e il Qatar. E in mattinata gli agenti avevano arrestato due assistenti di Netanyahu, Yonatan Urich ed Eli Feldstein, che sospettati di contatti con un agente straniero, frode, riciclaggio di denaro e corruzione nel caso Qatargate.

“L'inchiesta è una caccia alle streghe politica progettata per impedire il licenziamento del capo dello Shin Bet e provocare il rovesciamento di un primo ministro di destra", ha co…

TEL AVIV – L’inchiesta sul Qatargate torna a puntare prepotentemente i riflettori su Benjamin Netanyahu, proprio in un fase in cui il primo ministro israeliano, al centro di processi per corruzione, sta provando a sferrare colpi decisivi contro la magistratura e i servizi di sicurezza dello Shin Bet, di cui ha licenziato il capo. Oggi il premier, che nella vicenda non è ancora tra i sospettati, è stato convocato dalla polizia su ordine della procuratrice generale Gali Baharav-Miara in merito alla vicenda sui presunti legami finanziari illeciti tra i suoi stretti collaboratori e il Qatar. E in mattinata gli agenti avevano arrestato due assistenti di Netanyahu, Yonatan Urich ed Eli Feldstein, che sospettati di contatti con un agente straniero, frode, riciclaggio di denaro e corruzione nel caso Qatargate.

“L'inchiesta è una caccia alle streghe politica progettata per impedire il licenziamento del capo dello Shin Bet e provocare il rovesciamento di un primo ministro di destra", ha commentato Netanyahu in un video dopo la deposizione, per poi aggiungere: "Stanno tenendo in ostaggio Urich e Feldstein. La polizia ha detto che ci sarebbero volute quattro ore, ma dopo un'ora hanno esaurito le domande. Ho detto ‘Mostratemi del materiale. Mostratemi qualcosa’, e non avevano niente da mostrare. Sono rimasto sbalordito. Ho capito che c'era un'indagine politica qui, ma non sapevo fino a che punto". Parole dure che non sono piaciute neanche al movimento dei familiari degli ostaggi, che hanno dovuto ricordare al premier chi siano i veri “ostaggi” in questo momento: i loro figli prigionieri di Hamas a Gaza, non i suoi collaboratori arrestati. “Lei è sconnesso dalla realtà”, lo ha attaccato l’oppositore Benny Gantz.

Che cos’è il Qatargate israeliano

L'indagine è stata avviata in seguito alle rivelazioni secondo cui l'ex portavoce di Netanyahu, Feldstein, accusato di aver danneggiato la sicurezza nazionale in un caso riguardante il furto e la fuga di notizie di documenti classificati dell’esercito, mentre era impiegato presso l'ufficio del primo ministro lavorava per il Qatar tramite una società internazionale incaricata da Doha di fornire ai giornalisti israeliani storie pro-Qatar. Lo scorso novembre è stato anche riferito che Urich e Yisrael Einhorn, collaboratori del premier, avevano svolto attività di pubbliche relazioni per il Qatar in vista della Coppa del Mondo del 2022.

È una vicenda simile a quella che ha coinvolto il Qatar e diversi parlamentari europei, accusati anch’essi di aver favorito Doha in cambio di soldi e favori. Ma con una differenza fondamentale: il Qatar è alleato e mediatore di Hamas, il movimento jihadista palestinese responsabile del massacro del 7 ottobre 2023 nel sud di Israele.

Il nuovo capo dello Shin Bet

Lo scandalo del Qatargate si intreccia strettamente con l’altro grande caso di queste settimane. Proprio per aver indagate sullo scandalo, infatti, si ritiene che Netanyahu abbia silurato il 21 marzo il capo dello Shin Bet Ronen Bar. E oggi ha provveduto a nominare il suo successore, l’ex comandante della Marina Eli Sharvit. Si è trattata di una scelta a sorpresa, che si può leggere come una doppia provocazione.


La nomina arriva infatti nonostante fino all’8 aprile la Corte suprema non si pronuncerà sul discusso licenziamento di Bar, che fino ad allora è stato congelato. E poi a colpire, oltre alla scarsa notorietà di Sharvit, è che non è stato scelto un uomo dello Shin Bet, come da tradizione. Tuttavia, appena poche ore dopo, la nomina è già in discussione. Trapela infatti che Netanyahu sarebbe pronto a riconsiderare la sua decisione, a causa della presunta partecipazione di Sharvit alle proteste contro la riforma giudiziaria del suo governo: un episodio che in queste ore viene condannato da ministri e deputati del Likud stesso. Ma a pesare è anche un recente editoriale in cui Sharvit criticava duramente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump per le sue politiche sul clima: parole che non sono piaciute ad esempio all’influente senatore repubblicano americano Lindsey Graham, che ha giudicato la nomina “più che problematica”.

L’evacuazione di Rafah

Dunque un quadro politico caotico, pochi giorni dopo l’approvazione della legge con cui il governo mette in pratica nelle mani della politica la nomina dei giudici, anche di quelli della Corte suprema, e dopo anche il licenziamento – anch’esso in stand by – della stessa procuratrice generale Gali Baharav-Miara. Questo succede nel campo interno. Mentre a Gaza la guerra non si ferma, anzi. Le vittime, da quando Israele ha rotto la tregua il 18 marzo, sono state 1.001, di cui 80 solo nelle ultime 48 ore, mentre il bilancio totale dal 7 ottobre 2023 è di 50.357 morti. E ieri l’Idf ha emesso un avviso di evacuazione per i palestinesi per la maggior parte di Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale, affermando che l'esercito sta "tornando a combattere con grande forza per eliminare le capacità delle organizzazioni terroristiche in queste aree".

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