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Myanmar, sette giorni di lutto nazionale: i morti sono oltre 2mila. Ansia per i 170 monaci dispersi

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I religiosi buddisti erano nel tempio di U Hla Thein per sostenere un esame quando il sisma li ha colpiti. Le Ong internazionali denunciano la difficoltà nel raggiungere le zone più colpite
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BANGKOK – Oltre 200 monaci si erano riuniti il 28 marzo nel monastero di Mandalay, considerata la capitale culturale e religiosa del Myanmar, per un esame religioso che si è trasformato in una trappola mortale. A tre giorni dal violento terremoto che ha colpito il Paese, molti di loro - un numero ancora imprecisato - sono ancora sotto le macerie, in 50 avrebbero perso la vita e solo 70 sarebbero stati tratti in salvo.

La notizia, circolata sui social e sui media locali, è stata poi confermata dal team dell'esercito indiano inviato in Myanmar per prestare soccorsi. “Non possiamo ancora rimuovere i detriti degli edifici crollati perché non ci sono abbastanza macchinari e attrezzature”, racconta un funzionario locale al Myanmar Now. I monaci buddisti non sono gli unici di cui ancora si cercano segni di vita senza sosta. Secondo la giunta militare al potere, ci sarebbero ancora oltre 100 dispersi, mentre in 1.700 avrebbero perso la vita. Un'organizzazione musulmana fa sapere che 700 …

BANGKOK – Oltre 200 monaci si erano riuniti il 28 marzo nel monastero di Mandalay, considerata la capitale culturale e religiosa del Myanmar, per un esame religioso che si è trasformato in una trappola mortale. A tre giorni dal violento terremoto che ha colpito il Paese, molti di loro - un numero ancora imprecisato - sono ancora sotto le macerie, in 50 avrebbero perso la vita e solo 70 sarebbero stati tratti in salvo.

La notizia, circolata sui social e sui media locali, è stata poi confermata dal team dell'esercito indiano inviato in Myanmar per prestare soccorsi. “Non possiamo ancora rimuovere i detriti degli edifici crollati perché non ci sono abbastanza macchinari e attrezzature”, racconta un funzionario locale al Myanmar Now. I monaci buddisti non sono gli unici di cui ancora si cercano segni di vita senza sosta. Secondo la giunta militare al potere, ci sarebbero ancora oltre 100 dispersi, mentre in 1.700 avrebbero perso la vita. Un'organizzazione musulmana fa sapere che 700 fedeli che si trovavano nelle moschee per la preghiera del venerdì durante il mese sacro del Ramadan sono stati uccisi e circa 60 moschee sono crollate o sono state danneggiate. Non è chiaro se i morti nelle moschee siano già inclusi nel bilancio ufficiale.

Non è ancora facile stimare la portata della catastrofe, a causa delle interruzioni delle telecomunicazioni e le difficoltà di movimento nel Paese. Diverse fonti e Ong sentite da Repubblica hanno confermato le difficoltà di raggiungere, e comunicare, con le zone più colpite dal terremoto. I tralicci e le antenne delle linee telefonica sono distrutti e ci sono ancora molte strade bloccate. “Senza acqua, elettricità e cibo ci resta ancora poco tempo”, racconta un abitante di Mandalay che vuole rimanere anonimo. In molti temono tra la difficoltà di raggiungere i luoghi colpiti e i ritardi degli aiuti il bilancio sia molto più alto. Per sette giorni sugli edifici, o perlomeno su ciò che ci rimane, le bandiere del Paese saranno esposte a mezz'asta per commemorare le vittime.

Intanto, le analisi più aggiornate condotte dal servizio geologico degli Stati Uniti, l'Usgs, rivelano che la rottura della faglia è stata di almeno 450 chilometri: il doppio di quella stimata inizialmente. Oggi nuove scosse di assestamento sono state sentite in Myanmar.

A Bangkok migliaia di persone sono state fatte evacuare questa mattina dopo segnalazioni di vibrazioni e crepe in alcuni palazzi della capitale della Thailandia. “Stanno evacuando tutti gli edifici, lo sentite? Mi sta venendo la nausea, sento tipo il mal di mare”, ci scrivono per messaggio alcuni residenti di Bangkok che vivono a una decina di chilometri dal sito del grattacielo crollato davanti al mercato di Chatuchak. Il terremoto di venerdì in Myanmar, a mille chilometri di distanza da qui, ha causato crepe in quasi 170 edifici della città, secondo il governatore della capitale.

E intanto si continua a scavare senza sosta tra le macerie del grattacielo in costruzione sbriciolatosi quattro giorni fa. Un altro corpo, senza vita, è stato tirato fuori dai soccorritori portando così al momento il bilancio a 12 vittime. Ancora 75 i dispersi. In tutta la Thailandia i morti sono 19.

C’è ancora speranza, aveva detto in mattinata il governatore della capitale thai Chadchart Sittipunt. Anche se nelle ultime 5 ore non sono stati rilevati segnali di vita, affermano ora i soccorritori. La finestra delle 72 ore è già passata e le possibilità di trovare qualcuno ancora vivo diminuiscono.

Sul posto si è ripresentata oggi anche la premier Paetongtarn Shinawatra: le operazioni di ricerca e soccorso continuano, ma “la situazione è in gran parte tornata alla normalità”, dice.

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