Le Pen: “Il sistema ha sganciato la bomba nucleare”. Sotto scorta la giudice che l’ha condannata
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - "Il sistema ha tirato fuori la bomba nucleare". Marine Le Pen arriva all'Assemblée Nationale per una riunione con il suo gruppo dei deputati. E subito contrattacca contro il presunto «sistema» che vuole impedirle di correre per l'Eliseo. «Se sta usando un'arma così potente contro di noi – dice la leader - è ovviamente perché siamo sul punto di vincere le elezioni. Non subiremo».
All'indomani del verdetto che ha sancito la sua ineleggibilità per cinque anni, Le Pen denuncia ''l'ingerenza'' dei magistrati ''nel processo elettorale''. «A chi potremo dare domani la minima lezione di democrazia nel mondo? Come difendere il signor Navalny o l'oppositore del signor Erdogan attualmente in prigione ?» si è poi chiesta retoricamente Le Pen, che da ieri sera sta moltiplicando gli attacchi contro il potere giudiziario francese reo a suo avviso di averla condannata.
PARIGI - "Il sistema ha tirato fuori la bomba nucleare". Marine Le Pen arriva all'Assemblée Nationale per una riunione con il suo gruppo dei deputati. E subito contrattacca contro il presunto «sistema» che vuole impedirle di correre per l'Eliseo. «Se sta usando un'arma così potente contro di noi – dice la leader - è ovviamente perché siamo sul punto di vincere le elezioni. Non subiremo».
All'indomani del verdetto che ha sancito la sua ineleggibilità per cinque anni, Le Pen denuncia ''l'ingerenza'' dei magistrati ''nel processo elettorale''. «A chi potremo dare domani la minima lezione di democrazia nel mondo? Come difendere il signor Navalny o l'oppositore del signor Erdogan attualmente in prigione ?» si è poi chiesta retoricamente Le Pen, che da ieri sera sta moltiplicando gli attacchi contro il potere giudiziario francese reo a suo avviso di averla condannata.
È il giorno della controffensiva. La battaglia mediatica è già stata lanciata. L'intervento al tiggì delle 20 di Le Pen è stato seguito da otto milioni di francesi. E da allora i dirigenti del partito partecipano a talk show radio e tv per ribadire la linea: nessun passo indietro della leader del Rn, che punta comunque a candidarsi per una quarta volta all'Eliseo nel 2027, sperando di ottenere prima un processo in appello della sentenza. È una scommessa che ha il sapore della disperazione, ma Le Pen non ha intenzione di rinunciare.
«Il partito non si lascerà calpestare, per difendere i francesi che hanno il diritto di votare per chi vogliono, per difendere il Paese che sta vacillando» ripete la leader davanti ai parlamentari lepenisti. L'ineleggibilità non comporta interdizione dai pubblici uffici quindi lei continua a essere deputata, presente all'Assemblée Nationale dove oggi è previsto anche il question time del governo con François Bayrou. Il premier è stato assolto in un processo per lo stesso scandalo dei fondi europei, ma in passato aveva dimostrato solidarietà con Le Pen e criticato una deriva giustizialista.
«E' la tirannia dei giudici» attacca il delfino Jordan Bardella. Per il partito, l’unico scenario contemplato resta una sentenza d’appello più favorevole che permetta a Marine Le Pen di correre. «Non c’è alcun piano B. Il piano A resta Marine Le Pen candidata alla presidenza della Repubblica» ha ribadito Sébastien Chenu, uno dei dirigenti del movimento. Bardella, delfino designato, ha giurato fedeltà alla sua mentore: «Continueremo insieme, in coppia, mano nella mano, nell’interesse del Paese». Il giovane presidente del Rn annuncia manifestazioni già questo weekend: la prima ci sarà domenica e il partito starebbe cercando di coinvolgere anche gli alleati europei. È stata lanciata una petizione online, il partito stampa migliaia di manifesti e volantini. «Useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per consentire ai francesi di scegliere i loro futuri leader e vinceremo, perché la verità e la giustizia devono vincere'' ha promesso Le Pen.
Intanto gli avvocati della leader preparano il ricorso in appello che sarà presentato nei prossimi giorni. I giudici hanno accertato l’esistenza di un “sistema”, attivo tra il 2004 e il 2016, che consentiva al partito di risparmiare facendo pagare al Parlamento europeo gli assistenti degli eurodeputati che in realtà lavoravano per il Rn. Oltre a Le Pen, sono stati condannati altri 23 imputati, nonché lo stesso partito, ex Front National.Oltre all’ineleggibilità, Le Pen è stata condannata a quattro anni di carcere, di cui due effettivi da scontare con braccialetto elettronico e una sanzione da 100mila euro. Il ricorso in appello sospende queste pene ma non l'applicazione immediata dell'ineleggibilità. Il tribunale di Parigi, nella sua motivazione, ha spiegato la pena accessoria «del rischio di recidiva e del grave turbamento dell’ordine pubblico», riferendosi al fatto che «una persona già condannata in primo grado possa candidarsi alla presidenza». È proprio questo passaggio ad alimentare l’ira del Rn, che grida al complotto politico.
E mentre i magistrati che hanno pronunciato il verdetto sono oggetto di minacce sui social – con il Guardasigilli costretto a intervenire per richiamare al rispetto del potere giudiziario e la presidente del tribunale di Parigi Bénédicte de Perthuis messa sotto scorta – Le Pen chiede un processo d’appello rapido. I tempi giocano contro di lei: il nuovo processo non dovrebbe tenersi prima di un anno, con una decisione attesa solo diverse settimane più tardi. Uno scenario che, in teoria, lascerebbe aperta una finestra prima della presidenziale. «Tecnicamente, è probabilmente possibile. Bisogna valutare in base al calendario giudiziario», ha dichiarato il procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Rémy Heitz, aggiungendo che le date potrebbero essere note «abbastanza presto». Non ci sono però garanzie che la Corte d’appello capovolga il verdetto.