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Myanmar, la giunta spara su convoglio di aiuti. La scusa: non era segnalato. Poi l’annuncio: tregua

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I militari fermano i raid sulle aree controllate dai ribelli. I militari sparano a convoglio di aiuti cinesi. Un uomo estratto vivo dopo 5 giorni. Più di 3mila le vittime accertate
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BANGKOK – «Non ci credo, durerà pochissimo». Gli esuli birmani in Thailandia e i contatti che, nonostante la scarsa connessione, riusciamo a raggiungere nel Myanmar devastato dal terremoto, alla tregua di sette giorni annunciata oggi dalla giunta militare non danno molto credito. I bombardamenti sulle aree controllate dalle forze ribelli non si sono mai fermati negli ultimi giorni, nemmeno per concedere un momento di tregua a chi cerca superstiti tra le macerie.

La tregua temporanea, dal 2 al 22 aprile, dovrebbe facilitare i soccorsi e gli aiuti, ma solo poche ore prima la giunta aveva ammesso di aver sparato contro un convoglio di nove veicoli della Croce Rossa cinese nello Stato settentrionale di Shan, teatro di intensi combattimenti tra l’esercito e gruppi ribelli. «Il convoglio, che comprendeva veicoli locali, non ha ascoltato l’ordine dei militari di fermarsi mentre si trovava in una zona di conflitto», ha detto il portavoce del governo. Ma per l’Esercito di Liberazione Nazionale…

BANGKOK – «Non ci credo, durerà pochissimo». Gli esuli birmani in Thailandia e i contatti che, nonostante la scarsa connessione, riusciamo a raggiungere nel Myanmar devastato dal terremoto, alla tregua di sette giorni annunciata oggi dalla giunta militare non danno molto credito. I bombardamenti sulle aree controllate dalle forze ribelli non si sono mai fermati negli ultimi giorni, nemmeno per concedere un momento di tregua a chi cerca superstiti tra le macerie.

La tregua temporanea, dal 2 al 22 aprile, dovrebbe facilitare i soccorsi e gli aiuti, ma solo poche ore prima la giunta aveva ammesso di aver sparato contro un convoglio di nove veicoli della Croce Rossa cinese nello Stato settentrionale di Shan, teatro di intensi combattimenti tra l’esercito e gruppi ribelli. «Il convoglio, che comprendeva veicoli locali, non ha ascoltato l’ordine dei militari di fermarsi mentre si trovava in una zona di conflitto», ha detto il portavoce del governo. Ma per l’Esercito di Liberazione Nazionale Tàang, una delle forze presenti nello Stato che già due giorni fa insieme ad altri gruppi aveva annunciato una tregua unilaterale di un mese, non ci sarebbe stato alcun errore.

La Cina — tra i pochi Paesi amici della giunta birmana — ha esortato tutte le parti «a fornire un canale senza ostacoli per gli aiuti». Da quando l’esercito ha preso il potere, con il colpo di Stato del 2021, il Myanmar è rimasto isolato e da allora gode di pochi alleati che cerca di non perdere. La giunta ha rifiutato gli aiuti da Taiwan, considerata da Pechino parte del suo territorio.

In cerca di altro sostegno per il terremoto, però, l’emarginato leader Min Aung Hlaing parteciperà domani a Bangkok a un vertice dei Paesi sud-asiatici, a cui prenderanno parte anche India, Vietnam e Bangladesh. Alcuni analisti vedono in questo raro viaggio un tentativo di legittimazione in vista delle elezioni (che in molti denunciano già essere una farsa), mentre altri pensano che il terremoto e il bisogno di aiuti possano spingere la giunta militare ad aprirsi. Ieri, l’Italia ha annunciato un contributo di emergenza di 2 milioni di euro.

«È come se con questa tregua ci stessero dando il permesso di salvare vite umane», commenta Kun, fuggito dal Myanmar dopo essersi unito alle forze ribelli. Il capo della giunta militare del Myanmar, Min Aung Hlaing, aveva respinto a lungo la proposta di un cessate il fuoco per un mese della Brotherhood Alliance, che riunisce tre potenti gruppi di guerriglia etnica, per facilitare gli sforzi umanitari e aveva avvisato che l'esercito avrebbe continuato le sue "operazioni difensive". "Sappiamo che alcuni gruppi etnici armati al momento non stanno combattendo, ma si stanno organizzando e addestrando per gli attacchi, quindi l'esercito continuerà le sue necessarie operazioni difensive", ha detto il leader militare nella capitale, Naypyidaw, in un discorso per commemorare le vittime del terremoto secondo i media locali. Poi dopo l’incidente della notte scorsa e per evitare di perdere gli aiuti internazionali la scelta di far tacere le armi.

I morti intanto continuano ad aumentare nel Paese: il nuovo bilancio è di oltre 3mila mentre la gente del posto non smette di scavare. Un 26enne è stato estratto vivo dalle macerie di un hotel 5 giorni dopo il potente terremoto di magnitudo 7.7. L'uomo è stato trovato da una squadra congiunta di soccorritori provenienti da Myanmar e Turchia tra le rovine di un edificio nella capitale Naypyidaw. Senza maglietta e coperto di polvere, Naing Lin Tun è apparso debole ma cosciente in un video diffuso dai vigili del fuoco locali, mentre gli veniva applicata una flebo e veniva portato via.

Sopravvissuto estratto dalle macerie in Myanmar dopo oltre 100 ore dal terremoto

I soccorritori per raggiungerlo ci hanno messo più di 9 ore. Dopo aver usato una telecamera per individuare la posizione tra le macerie e confermare che era vivo, l'uomo è stato estratto con cautela attraverso un foro praticato nel pavimento con un martello pneumatico e caricato su una barella.

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