TEL AVIV – Sordo agli appelli della Corte penale internazionale (Cpi) a eseguire il mandato di arresto, Viktor Orbán accoglie il premier israeliano con il più largo degli abbracci. “Netanyahu è a Budapest, il luogo più sicuro d’Europa”, scrive su X. “Benvenuto in Ungheria, primo ministro!”. E in dote porta anche il ritiro del suo Paese dallo Statuto di Roma che nel 2002 ha istituito il tribunale dell’Aia che giudica sui crimini di guerra.
Netanyahu è atterrato nella notte all’aeroporto di Budapest, accompagnato dalla moglie Sara. La visita istituzionale, la prima in Europa da quando su di lui pende il mandato di cattura della Cpi, durerà fino a domenica ed è previsto che incontrerà Orbán più di una volta. Secondo indiscrezioni, l’Ungheria potrebbe annunciare lo spostamento della propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, la capitale dello Stato ebraico non riconosciuta dalle Nazioni Unite.
Appena Netanyahu è sceso dall’aereo, il portavoce della Cpi Fadi El Abdallah ha ricordat…
TEL AVIV – Sordo agli appelli della Corte penale internazionale (Cpi) a eseguire il mandato di arresto, Viktor Orbán accoglie il premier israeliano con il più largo degli abbracci. “Netanyahu è a Budapest, il luogo più sicuro d’Europa”, scrive su X. “Benvenuto in Ungheria, primo ministro!”. E in dote porta anche il ritiro del suo Paese dallo Statuto di Roma che nel 2002 ha istituito il tribunale dell’Aia che giudica sui crimini di guerra.
Netanyahu è atterrato nella notte all’aeroporto di Budapest, accompagnato dalla moglie Sara. La visita istituzionale, la prima in Europa da quando su di lui pende il mandato di cattura della Cpi, durerà fino a domenica ed è previsto che incontrerà Orbán più di una volta. Secondo indiscrezioni, l’Ungheria potrebbe annunciare lo spostamento della propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, la capitale dello Stato ebraico non riconosciuta dalle Nazioni Unite.
Appena Netanyahu è sceso dall’aereo, il portavoce della Cpi Fadi El Abdallah ha ricordato alle autorità ungheresi l’obbligo, in qualità di Stato firmatario degli accordi di Roma, di eseguire l’arresto. “L’Ungheria resta obbligata a collaborare con la Corte penale internazionale”, ha detto El Abdallah. La risposta di Budapest è stata altrettanto eloquente.
Il governo ungherese ha infatti deciso ufficialmente il ritiro dalla Cpi. Lo ha fatto sapere questa mattina Gergely Gulyas, il capo dello staff di Orbàn: “Il processo legislativo inizierà oggi, in linea con gli obblighi giuridici costituzionali e internazionali dell’Ungheria”. Una mossa che era nell’aria sin dal novembre scorso, quando l’Aia ha spiccato il mandato di cattura per Netanyahu, accusando lui e il ministro della Difesa Yoav Gallant di crimini di guerra a Gaza: in quell’occasione, Orbàn aveva subito parlato di “sentenza politica a conflitto in corso”, invitando il premier dello Stato di Israele a visitare Budapest perché, disse il leader ungherese, “non abbiamo alcuna intenzione di eseguire il mandato”.
Dunque la visita di Netanyahu e consorte in Ungheria diventa una plateale sfida alla giurisdizione del tribunale dell’Aia già nel mirino dell’asse sovranista mondiale e misconosciuto sia da Putin sia da Trump.
‘Le decisioni della Cpi su Israele hanno dimostrato che la corte è diventata uno strumento politico, non vogliamo più avere a che fare con essa, dichiara Orbàn nella prima conferenza stampa con Netanyahu. Miele per le orecchie del leader israeliano, che infatti commenta riproponendo il solito copione anti Cpi: ‘L’Ungheria ha preso una decisione coraggiosa e di principio, l’organizzazione dell’Aia è corrotta’.