Russia, Lavrov e Dmitriev liti e dispetti al tavolo delle trattative
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Mancava una sedia il 18 febbraio a Riad al primo round dei negoziati tra russi e statunitensi. Al lato statunitense del tavolo, erano seduti in tre: il consigliere presidenziale per la Sicurezza nazionale Mike Waltz, il segretario di Stato Mark Rubio e l’inviato presidenziale Steve Whitkoff. Al lato russo, soltanto in due: il consigliere presidenziale per la politica estera Jurij Ushakov e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.
Mancava Kirill Dmitriev, il capo del Fondo d’investimenti diretti russi, che pure era volato a Riad come parte della delegazione russa. Sarebbe stato Lavrov a togliergli la sedia. E per tutta risposta Dmitriev avrebbe approfittato di una pausa tecnica per prenderne il posto. A raccontare l’inedito dietro le quinte è il media indipendente investigativo russo Agentsvo. Che spiegherebbe anche perché il ministero degli Esteri non ha commentato la missione di Dmitriev a Washington dei giorni scorsi. Dissapori.
Stando alla ricostruzione di Agentsvo, il …
MOSCA – Mancava una sedia il 18 febbraio a Riad al primo round dei negoziati tra russi e statunitensi. Al lato statunitense del tavolo, erano seduti in tre: il consigliere presidenziale per la Sicurezza nazionale Mike Waltz, il segretario di Stato Mark Rubio e l’inviato presidenziale Steve Whitkoff. Al lato russo, soltanto in due: il consigliere presidenziale per la politica estera Jurij Ushakov e il ministro degli Esteri Sergej Lavrov.
Mancava Kirill Dmitriev, il capo del Fondo d’investimenti diretti russi, che pure era volato a Riad come parte della delegazione russa. Sarebbe stato Lavrov a togliergli la sedia. E per tutta risposta Dmitriev avrebbe approfittato di una pausa tecnica per prenderne il posto. A raccontare l’inedito dietro le quinte è il media indipendente investigativo russo Agentsvo. Che spiegherebbe anche perché il ministero degli Esteri non ha commentato la missione di Dmitriev a Washington dei giorni scorsi. Dissapori.
Stando alla ricostruzione di Agentsvo, il dissidio tra il ministro e l’oggi inviato presidenziale per la cooperazione economica sarebbe nato perché, alla vigilia della partenza per Riad, il presidente russo Vladimir Putin aveva detto a Lavrov che la delegazione russa sarebbe stata composta soltanto da lui e Ushakov. In seguito, però, Dmitriev avrebbe chiesto di poter partecipare ai negoziati e Putin avrebbe acconsentito. Non avrebbe però avvisato Lavrov che, arrivato a Riad, sarebbe rimasto sorpreso di vedere tre sedie al tavolo delle trattative. Appreso che la terza sedia era per Dmitriev, il ministro l’avrebbe allontanata dicendo: «Se vuole partecipare, che me lo dica Vladimir Vladimirovich».
Dmitriev avrebbe perciò lasciato la stanza per andare in corridoio a rilasciare diverse dichiarazioni ai giornalisti, ma avrebbe poi approfittato di una pausa tecnica dei colloqui per prendere il posto di Lavrov che si era allontanato. Quando il ministro è tornato e ha trovato la sua sedia occupata, «anche gli americani stavano tornando e sarebbe stato troppo imbarazzante per lui fare una scenata. Dmitriev ha detto: “Devo sedermi per almeno 15 minuti”», ha raccontato una fonte presente ad Agentsvo.
Di Dmitriev seduto al tavolo dei negoziati non c’è traccia nelle foto diffuse da Mosca. Per riparare il suo servizio stampa ha però pubblicata una foto scattata a margine dell’incontro che ritrae Dmitriev mentre parla con Rubio, Waltz e Witkoff senza Lavrov e Ushakov. Pure il consigliere presidenziale non avrebbe gradito la presenza di Dmitriev: in alcune riprese lo si vede impedire che un funzionario saudita gli stringa la mano frapponendosi.
Battibecchi e dispetti al limite del comico se non fossero la dimostrazione che, come scrive Agentsvo, «Putin ha affidato i negoziati a due squadre sostanzialmente separate che non vanno molto d’accordo tra loro e si sono persino scontrate per un posto al tavolo». «Vanno tutti da Putin uno alla volta e Putin dice a tutti cose diverse», ha spiegato la fonte presente a Riad. «È uno dei motivi per cui nessuno può formulare le richieste della Russia ai colloqui». Lo ha ammesso anche il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov. Chiamato a commentare la recente missione di Dmitriev negli Usa, ha detto: «Continuiamo la nostra comunicazione attraverso vari canali». Forse qualcuno di troppo.