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Ungheria, Italia, Usa: la rotta del volo di Netanyahu, evitando i Paesi che potevano arrestarlo

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Nel viaggio verso gli Stati Uniti ha allungato il tragitto passando sopra anche a Croazia e Francia. E si è tenuto alla larga dai Paesi Bassi e dall’Irlanda, che avrebbero potuto eseguire il mandato dell’Aia
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GERUSALEMME – Rotta su Washington, ma una rotta personalizzata. L’Ala di Sion, come è ribattezzato il Boeing 767 di proprietà del governo israeliano, ha portato Benjamin Netanyahu da Budapest in America seguendo un percorso inedito scelto apposta per evitare di entrare nello spazio aereo di Paesi ritenuti ostili, cioè di Stati che non hanno escluso la possibilità di eseguire il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi). Col risultato che il viaggio si è allungato di almeno 400 chilometri.

Il volo di Netanyahu

L’Ala di Sion è decollata domenica mattina dalla capitale ungherese, dove Netanyahu si trovava per una visita ufficiale, ha virato sulla Croazia, ha attraversato tutto il nord Italia, poi un’altra virata sulla Francia e da lì sull’Atlantico fino all’aeroporto di Palm Springs. Stando al tracciato evidenziato da Flight Radar, il pilota ha evitato i Paesi Bassi e l’Irlanda. La stampa israeliana inserisce pure l’Islanda tra i Paesi dai quali l’aereo si è …

GERUSALEMME – Rotta su Washington, ma una rotta personalizzata. L’Ala di Sion, come è ribattezzato il Boeing 767 di proprietà del governo israeliano, ha portato Benjamin Netanyahu da Budapest in America seguendo un percorso inedito scelto apposta per evitare di entrare nello spazio aereo di Paesi ritenuti ostili, cioè di Stati che non hanno escluso la possibilità di eseguire il mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi). Col risultato che il viaggio si è allungato di almeno 400 chilometri.

Il volo di Netanyahu

L’Ala di Sion è decollata domenica mattina dalla capitale ungherese, dove Netanyahu si trovava per una visita ufficiale, ha virato sulla Croazia, ha attraversato tutto il nord Italia, poi un’altra virata sulla Francia e da lì sull’Atlantico fino all’aeroporto di Palm Springs. Stando al tracciato evidenziato da Flight Radar, il pilota ha evitato i Paesi Bassi e l’Irlanda. La stampa israeliana inserisce pure l’Islanda tra i Paesi dai quali l’aereo si è tenuto alla larga, anche se l’Islanda è molto più a nord della rotta usuale Budapest-Washington.

(ansa)

La posizione dell’Italia

Israele quindi considera l’Italia sicura. E del resto il governo Meloni ha fatto capire più volte che non ha intenzione di eseguire il mandato di cattura per crimini di guerra che pende su Netanyahu dal novembre scorso, quando la Corte dell’Aia ha preso la storica decisione. “L’arresto è irrealizzabile e non serve alla pace”, aveva detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Repubblica ha contattato il portavoce della Corte dell’Aia per capire se il sorvolo viola lo Statuto di Roma, cui l’Italia aderisce. “Solo i giudici potrebbero stabilire se è una violazione”, è stata la risposta, che significa che non c’è giurisprudenza in materia. Allora perché cambiare rotta? Difficile pensare che un governo che voglia rispettare il provvedimento della Cpi arrivi a ordinare al pilota dell’Ala di Sion di atterrare per poi arrestare Netanyahu. Tuttavia la scelta delle autorità israeliane è stata di evitare qualsiasi rischio, anche quello di uno scalo tecnico o di un atterraggio di emergenza in Olanda o in Irlanda.

Il precedente

Non è la prima volta che l’Ala di Sion è costretta a seguire rotte diverse da quelle degli aerei di linea. Il 2 febbraio scorso Netanyahu è andato negli Stati Uniti, sei settimane dopo essere stato sottoposto a un’operazione chirurgica: anche in quel caso ha seguito un percorso più lungo, volando in prossimità di basi aeree americane e allungando di un’ora e mezzo il viaggio da Tel Aviv a Washington.

A rivelare la circostanza fu l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter. “La gente non lo sa, ma quando il primo ministro è venuto qui ha dovuto volare per 13 ore e mezzo invece delle solite 12 - ha detto Leiter durante un webinar. “La ragione è stata che non poteva atterrare da nessuna parte in Europa. Era stato operato da poco e i dottori gli avevano detto che c’era la possibilità di un atterraggio per motivi medici. Ma se Netanyahu fosse stato costretto ad atterrare in Europa lo avrebbero potuto arrestare come un criminale di guerra”.

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