TEL AVIV – Sabato inizieranno i colloqui con Teheran, siamo in un territorio pericoloso e per il bene degli iraniani spero che abbiano successo perché loro non possono avere la bomba atomica». Seduto accanto al premier israeliano Netanyahu nello Studio Ovale, Donald Trump per la prima volta dal 2015 annuncia la trattativa diretta per convincere la Repubblica islamica a bloccare il programma di arricchimento dell’uranio. «I colloqui sono quasi al livello più alto», spiega il tycoon che, per la seconda volta da quando è tornato alla Casa Bianca, ha ricevuto la visita di Netanyahu.
Ufficialmente l’incontro era sui dazi, ma i temi sul tavolo dei due stretti alleati sono molti e caldi: Gaza, Iran, Siria, Houti. La scorsa settimana l’aviazione militare statunitense ha consegnato a Israele un’altra batteria di Thaad, il più sofisticato sistema di difesa per neutralizzare i missili balistici come quelli degli ayatollah: l’ennesimo segnale di una situazione che può precipitare da un momen…
TEL AVIV – Sabato inizieranno i colloqui con Teheran, siamo in un territorio pericoloso e per il bene degli iraniani spero che abbiano successo perché loro non possono avere la bomba atomica». Seduto accanto al premier israeliano Netanyahu nello Studio Ovale, Donald Trump per la prima volta dal 2015 annuncia la trattativa diretta per convincere la Repubblica islamica a bloccare il programma di arricchimento dell’uranio. «I colloqui sono quasi al livello più alto», spiega il tycoon che, per la seconda volta da quando è tornato alla Casa Bianca, ha ricevuto la visita di Netanyahu.
Ufficialmente l’incontro era sui dazi, ma i temi sul tavolo dei due stretti alleati sono molti e caldi: Gaza, Iran, Siria, Houti. La scorsa settimana l’aviazione militare statunitense ha consegnato a Israele un’altra batteria di Thaad, il più sofisticato sistema di difesa per neutralizzare i missili balistici come quelli degli ayatollah: l’ennesimo segnale di una situazione che può precipitare da un momento all’altro, anche perché le forze armate dello Stato ebraico sono pronte a colpire i siti nucleari. «Se l’Iran non accetta l’accordo — ha detto Trump la settimana scorsa, ribadendo il concetto ieri — ci saranno bombardamenti come non ne hanno visti mai prima».
Ai due leader è stato chiesto anche di Gaza, dove ieri è stata un’altra giornata drammatica, per la popolazione (più di 1.400 le vittime e 400 mila gli sfollati da quando Israele ha rotto la tregua). «La guerra a Gaza finirà in un futuro non troppo lontano, ma adesso abbiamo il problema degli ostaggi», dice Trump, che come sempre non spende una parola sull’enorme numero di morti civili causato dai missili dell’Idf. È però tornato sul suo piano per la Striscia. «Piace a tutti, è una zona con un’incredibile valore immobiliarie, avere una forza di pace come gli Stati Uniti che controlla e possiede Gaza sarebbe una buona cosa».
Sinfonia per le orecchie di Netanyahu, secondo il quale i palestinesi devono avere la possibilità «di andarsene volontariamente» da Gaza, «perché per ricostruirla ci vorranno anni». Aggiunge: «Sono l’unica popolazione che non può fuggire dalla guerra e non l’abbiamo rinchiusa noi». Come se non fosse stato lui a ordinare l’assedio, il blocco totale dell’ingresso degli aiuti umanitari e la creazione di un ampia zona cuscinetto lungo tutto il perimetro, dando l’ordine di sparare a vista a chiunque si avvicini.
Ma su Gaza ieri c’è stato anche un vertice trilaterale al Cairo tra il presidente francese Emmanuel Macron, quello egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il re Abdallah II di Giordania. Tutti contrari al piano Trump, chiedono un «immediato ritorno al cessate il fuoco» e ribadiscono che «la governance e la sicurezza a Gaza devono essere esclusivamente sotto l’egida dell’Autorità nazionale palestinese». Poche ore prima dell’incontro tra Trump e Netanyahu, Macron ha organizzato una teleconferenza con il presidente americano, Sisi e Abdallah. I contenuti della conversazione, tuttavia, non sono stati diffusi.