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Netanyahu si allarga: “Rafah zona cuscinetto”

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Israele si prepara a svuotare completamente la città al confine con l’Egitto. Così occuperà un quinto della Striscia di Gaza
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TEL AVIV – Rafah diventerà la prima città cuscinetto della Striscia di Gaza, dunque una non città, un agglomerato di rovine vuote da cui la vita sarà costretta a evacuare, insieme agli ultimi abitanti. O, per dirla con le parole del ministro della Difesa Katz, una «zona di sicurezza».

Da quando il 18 marzo Netanyahu ha rotto la tregua con Hamas, il mondo (israeliani compresi) si chiede quale sia l’obiettivo finale di questa nuova, brutale, offensiva nella Striscia di Gaza che ha già fatto più di 1.400 morti. «Fare pressione su Hamas per costringerla a riconsegnare i 59 ostaggi», è stata l’iniziale, scarna, spiegazione del governo israeliano. Col passare del tempo, però, si concretizza quella che alcuni analisti chiamano «l’agenda segreta» di Netanyahu: un piano di occupazione a lungo termine dell’intero territorio di Gaza per spingere i palestinesi a emigrare «volontariamente».

Netanyahu pubblicamente insiste sull’espansione della zona cuscinetto lungo tutto il perimetro di confi…

TEL AVIV – Rafah diventerà la prima città cuscinetto della Striscia di Gaza, dunque una non città, un agglomerato di rovine vuote da cui la vita sarà costretta a evacuare, insieme agli ultimi abitanti. O, per dirla con le parole del ministro della Difesa Katz, una «zona di sicurezza».

Da quando il 18 marzo Netanyahu ha rotto la tregua con Hamas, il mondo (israeliani compresi) si chiede quale sia l’obiettivo finale di questa nuova, brutale, offensiva nella Striscia di Gaza che ha già fatto più di 1.400 morti. «Fare pressione su Hamas per costringerla a riconsegnare i 59 ostaggi», è stata l’iniziale, scarna, spiegazione del governo israeliano. Col passare del tempo, però, si concretizza quella che alcuni analisti chiamano «l’agenda segreta» di Netanyahu: un piano di occupazione a lungo termine dell’intero territorio di Gaza per spingere i palestinesi a emigrare «volontariamente».

Netanyahu pubblicamente insiste sull’espansione della zona cuscinetto lungo tutto il perimetro di confine: ogni casa è stata o verrà rasa al suolo, ogni palazzo verrà spianato dai bulldozer, i palestinesi dovranno tenersi alla larga se non vogliono essere uccisi dai cecchini. Una «kill zone» dove si spara a vista, l’hanno definita alcuni soldati di Breaking the Silence, ong israeliana dei veterani che denuncia abusi e condotte illegali delle forze armate.

Tuttavia, ieri, durante la visita del ministro Israel Katz al corridoio (in costruzione) Morag — dopo il Netzarim e il Philadelphi, una terza riga fortificata e tracciata sul terreno sabbioso della Striscia per separare Rafah da Khan Yunis, lunga 12 chilometri e larga quasi 2 — è venuto a galla un elemento cruciale del piano. «Controlleremo l’intera fascia dalla frontiera con l’Egitto fino al corridoio Morag, tutta Rafah sarà evacuata», hanno dichiarato i comandanti della 36esima divisione. Significa che la zona cuscinetto, o di sicurezza, si estenderà per 75 chilometri quadrati, un quinto della superficie della Striscia di Gaza. A Rafah prima della guerra abitavano 200 mila persone, ora molte di meno perché la maggior parte è sfollata.

«Allo stesso tempo, lavoriamo al programma di emigrazione volontaria per i residenti di Gaza, in accordo con la visione del presidente Usa», ha spiegato Katz. L’idea quindi è di comprimere lo spazio vitale per forzare i palestinesi ad andarsene. «Gaza sarà sempre più piccola. A meno che Hamas non riconsegni tutti i rapiti e deponga subito le armi». Egitto e Giordania si sono detti contrari ad accogliere i profughi di quella che, a queste condizioni, sarebbe di fatto una deportazione.

«Temo davvero che esista un’agenda segreta di Netanyahu che punta all’occupazione totale», afferma Michael Milshtein, direttore degli Studi palestinesi presso il Centro Moshe Dayan ed esperto analista politico israeliano. «Il governo ne deve parlare pubblicamente perché questo avrebbe delle conseguenze enormi per la società civile, per di più la maggior parte dei riservisti non intende tornare a combattere».

Rispetto ai 15 mesi di guerra che hanno preceduto la tregua, Israele ha sostituito il capo di Stato maggiore: ora è Eyal Zamir, 59 anni, ex comandante di carri armati, il cui approccio è opposto a quello di Herzi Halevi, che riteneva che Hamas si potesse sconfiggere del tutto solo per via politica. Zamir intende mandare decine di migliaia di soldati nella Striscia. Gaza è divisa in tre enclavi dai due corridoi, altra novità. Inoltre, alla Casa Bianca c’è Trump, che vuole ricostruire senza i gazawi per farne la Riviera del Medio Oriente. Infine, ultima notizia, Rafah inglobata nella zona cuscinetto.

«A livello politico si dicono tante cose», osserva Miri Eisin, analista militare ed ex ufficiale dell’intelligence, «ma l’esercito non poteva lasciare che fosse Hamas a stabilire le regole, riprendere la guerra è stato necessario. Il corridoio Morag servirà a limitare gli spostamenti dei miliziani e a rendere più facile la distruzione della rete sotterranea dei tunnel». Che, per il 70 per cento, è ancora intatta.

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