“Spartire l’Ucraina come Berlino dopo il 1945”, l’idea dell’inviato di Trump
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Spartire l’Ucraina come Berlino dopo la Seconda guerra mondiale. La clamorosa suggestione è del generale americano Keith Kellogg, inviato del presidente Donald Trump per Kiev, in una intervista al Times, che apre la prima pagina dell’edizione di oggi del quotidiano britannico. Con la differenza che l’Ucraina, Paese aggredito dalla Russia, verrebbe trattato come la Germania nazista nel 1945, Paese aggressore che perpetrò l’Olocausto.
Se allora Berlino venne costretta alla resa dagli eserciti invasori, qui sarebbe l’Ucraina stessa a invitare gli alleati a formare una “forza di rassicurazione” nell’ovest del Paese. Tutto questo a poche settimane dall’80esimo anniversario della "Vittoria in Europa” degli Alleati, che l’8 maggio 1945 sancì la definitiva sconfitta della Germania hitleriana.
L’80enne militare statunitense ha spiegato che l'Ucraina potrebbe essere divisa “quasi come la capitale tedesca dopo il 1945”, come parte di un accordo di pace. Kellogg ha aggiunto che trup…
LONDRA - Spartire l’Ucraina come Berlino dopo la Seconda guerra mondiale. La clamorosa suggestione è del generale americano Keith Kellogg, inviato del presidente Donald Trump per Kiev, in una intervista al Times, che apre la prima pagina dell’edizione di oggi del quotidiano britannico. Con la differenza che l’Ucraina, Paese aggredito dalla Russia, verrebbe trattato come la Germania nazista nel 1945, Paese aggressore che perpetrò l’Olocausto.
Se allora Berlino venne costretta alla resa dagli eserciti invasori, qui sarebbe l’Ucraina stessa a invitare gli alleati a formare una “forza di rassicurazione” nell’ovest del Paese. Tutto questo a poche settimane dall’80esimo anniversario della "Vittoria in Europa” degli Alleati, che l’8 maggio 1945 sancì la definitiva sconfitta della Germania hitleriana.
L’80enne militare statunitense ha spiegato che l'Ucraina potrebbe essere divisa “quasi come la capitale tedesca dopo il 1945”, come parte di un accordo di pace. Kellogg ha aggiunto che truppe britanniche e francesi della “Coalizione dei Volenterosi” potrebbero assumere il controllo di alcune zone nell’ovest del Paese come parte di una “forza di rassicurazione”, con l’esercito russo a est nelle aree occupate.
In mezzo, in un’area nord-orientale a est del fiume Dnipro che comprenderebbe Sumy, Kharkiv e la centrale nucleare di Zaporizhzia, verrebbe invece interposta una zona demilitarizzata di una trentina di chilometri lungo le attuali linee di controllo. Subito dietro, le truppe ucraine da una parte e quelle russe dall'altra.
Secondo le parole di Kellogg, la forza di Volenterosi guidata da Regno Unito e Francia a ovest del fiume Dnipro - che attraversa anche la capitale Kiev - “non sarebbe affatto provocatoria” per Mosca, anche se giorni fa il ministro degli Esteri russo Lavrov ha ribadito ancora una volta che il Cremlino non accetterà truppe di pace provenienti da Paesi della Nato “in alcuna circostanza”.
Kellogg ha anche fatto intendere, durante la sua intervista, che Trump non ha intenzione di inviare truppe di terra in Ucraina e nemmeno di concedere ai “Volenterosi” – guidati da Regno Unito e Francia – il cosiddetto “backstop”, ossia il deterrente militare e nucleare americano richiesto insistentemente dal primo ministro britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron in uno scenario post guerra affinché la Russia di Vladimir Putin non attacchi mai più in Ucraina: “È sempre meglio prepararsi al peggio…”, ha commentato sibillino il generale.
Tuttavia, secondo Kellogg, l’Ucraina è un Paese abbastanza grande da poter ospitare diversi eserciti incaricati di far rispettare un cessate il fuoco: “Si potrebbe quasi farla sembrare come Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando c’era una zona russa, una zona francese, una zona britannica e una zona americana”, spiega al Times, “il Dnipro è un ostacolo naturale importante. Certo, Putin potrebbe non accettare la proposta”, ma per evitare che gli eserciti dei Volenterosi si scontrino con i russi, Kellogg invoca una zona cuscinetto tra le linee ucraine e russe: “Si crea una zona demilitarizzata e si arretrano entrambi gli schieramenti di 15 chilometri. È abbastanza facile da controllare. Ci saranno violazioni? Probabilmente sì, perché accade sempre. Ma sarà semplice monitorarle”.
Inoltre, secondo il piano del generale, gli Stati Uniti riconoscerebbero ufficialmente il controllo della Russia sui territori occupati dopo l’invasione del 2022, oltre che della Crimea. E, come sottolinea il Times, è la prima volta che un alto funzionario americano suggerisce che il fiume Dnipro possa diventare una linea di demarcazione all’interno dell’Ucraina dopo un cessate il fuoco. “Allora si andrà verso nuove elezioni in Ucraina”, spiega Kellogg, “perché ormai è quasi passato un anno da quando avrebbero dovuto essere convocate e invece non si sono ancora tenute. Ma credo che Zelensky sia disposto a farlo, una volta raggiunto un cessate il fuoco e una certa stabilità”.
Ieri intanto Steven Witkoff, inviato speciale di Trump per la Russia, ha incontrato per ore Putin a San Pietroburgo per discutere l’accordo sul cessate il fuoco in Ucraina, anche se subito dopo il Cremlino ha raffreddato le aspettative, escludendo “svolte” imminenti. Nel frattempo, Trump ha aumentato la pressione sul presidente russo, con un post sul suo social Truth: “La Russia deve darsi una mossa. Troppe persone stanno MORENDO, migliaia ogni settimana, in una guerra terribile e insensata — una guerra che non sarebbe mai dovuta accadere, e che non sarebbe mai accaduta, se fossi stato io presidente!!!”.
Secondo Witkoff, "il modo più rapido" per arrivare a un cessate il fuoco in Ucraina sarebbe "sostenere una strategia che darebbe alla Russia la proprietà delle quattro regioni orientali ucraine che Mosca ha tentato di annettere nel 2022". L’indiscrezione è della Reuters, che cita due funzionari americani e cinque persone a conoscenza della situazione.
Secondo l'agenzia, Witkoff ne ha parlato a Trump a cena giorni fa, prima del suo viaggio a Mosca, ma l'incontro tra i due "si è concluso senza che il presidente prendesse una decisione per cambiare la strategia statunitense". Nello stesso incontro, prosegue la Reuters, Kellogg avrebbe replicato a Witkoff che l'Ucraina, sebbene disposta a negoziare alcuni termini relativi ai territori contesi, non accetterebbe mai di cedere unilateralmente la proprietà totale di quei territori alla Russia.
Nella notte, Kellogg ha smentito la lettura delle sue stesse parole nell’intervista: "L'articolo del Times fraintende ciò che ho detto. Stavo parlando di una forza di resilienza, nell’ambito di uno scenario dopo il cessate il fuoco, a supporto della sovranità dell'Ucraina. Nelle discussioni sulla partizione, facevo riferimento a zone o aree di responsabilità per una forza alleata (senza truppe statunitensi). Non mi riferivo a una partizione dell'Ucraina”.