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L’ex premier francese Barnier: “Alla Ue serve un negoziatore unico sui dazi”

Michel Barnier

 

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Michel Barnier, già responsabile europeo della trattativa sulla Brexit avverte: “Giusto che Meloni vada a parlare con Trump, ma accordi separati non sono accettabili. Il mercato unico è la nostra forza”
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PARIGI – «L’unità europea non si decreta, si costruisce», avverte Michel Barnier, che per quattro anni è riuscito a condurre il difficile negoziato sulla Brexit a nome della Ue. «Oggi bisogna sapersi adattare, reagire rapidamente, ma soprattutto difendere i nostri interessi comuni in un mondo instabile», osserva l’ex premier, che tra qualche giorno pubblicherà un libro nel quale ripercorre anche la sua breve esperienza alla guida del governo.

Barnier è stato sfiduciato alla vigilia di un viaggio a Roma con cui voleva tentare di «normalizzare» le relazioni bilaterali. «Sono savoiardo e sento un profondo legame con l’Italia», ricorda. E a differenza di alcuni ministri dell’attuale governo francese, non critica la trasferta a Washington di Giorgia Meloni: «Mi sembra positivo, se riesce a ottenere ascolto da Donald Trump». L’ex Mr. Brexit, però, avverte sul rischio di divisioni nella fase di trattative con gli Usa e ipotizza la creazione di un negoziatore della Ue per parlare con Washingt…

PARIGI – «L’unità europea non si decreta, si costruisce», avverte Michel Barnier, che per quattro anni è riuscito a condurre il difficile negoziato sulla Brexit a nome della Ue. «Oggi bisogna sapersi adattare, reagire rapidamente, ma soprattutto difendere i nostri interessi comuni in un mondo instabile», osserva l’ex premier, che tra qualche giorno pubblicherà un libro nel quale ripercorre anche la sua breve esperienza alla guida del governo.

Barnier è stato sfiduciato alla vigilia di un viaggio a Roma con cui voleva tentare di «normalizzare» le relazioni bilaterali. «Sono savoiardo e sento un profondo legame con l’Italia», ricorda. E a differenza di alcuni ministri dell’attuale governo francese, non critica la trasferta a Washington di Giorgia Meloni: «Mi sembra positivo, se riesce a ottenere ascolto da Donald Trump». L’ex Mr. Brexit, però, avverte sul rischio di divisioni nella fase di trattative con gli Usa e ipotizza la creazione di un negoziatore della Ue per parlare con Washington. «Quello che abbiamo fatto con la Brexit – spiega - è un modello che si potrebbe replicare».

Lei insiste sull’unità. È davvero possibile oggi?

«Come negoziatore per la Brexit posso dire che l’unità europea non cade dal cielo, si costruisce. Serve uno sforzo politico costante. Ed è proprio questa unità che ci rende rispettati, anche dalle potenze come Stati Uniti, Cina e Russia. Sono convinto che anche Trump finirà per rispettare l’Europa».

Qual è questo punto di forza dell’Ue nei negoziati che si aprono con Washington?

«È il mercato unico. Durante i negoziati per la Brexit l’ho difeso con fermezza, anche contro interlocutori che volevano, come si dice in Germania, “ballare a due matrimoni”: cioè godere dei vantaggi senza accettarne gli obblighi. Il mercato unico non si tocca. È molto più che una semplice zona di libero scambio. È un ecosistema completo, con norme comuni, standard – a volte persino troppi –, regolamenti condivisi, una vigilanza centralizzata e una giurisdizione comune. È questo che ci dà forza nella competizione globale. E in un mondo segnato da guerre commerciali e instabilità geopolitica, è la nostra principale opportunità».

Teme uno scontro diretto con Trump?

«Bisogna restare calmi. Sono stato alla conferenza di Monaco ed ero seduto di fronte a J.D. Vance. Ha pronunciato un discorso messianico, molto diverso da quello di Trump, ancora più ideologico. Non bisogna rispondere con insulti o provocazioni. Dobbiamo difendere i nostri interessi con fermezza, senza nervosismo e senza cadere nelle polemiche».

Come spiega l’ostilità della nuova amministrazione Usa?

«Attorno a Trump ci sono miliardari e speculatori che non amano l’Europa perché siamo un continente di 450 milioni di cittadini basato su regole, governance e stabilità. Abbiamo una Banca centrale europea indipendente, norme, vigilanza bancaria, strumenti di controllo. Trump vorrebbe negoziare accordi separati con ogni Paese per dividerci. Anche Putin non ci ama, vede che la Ue è una forza di attrazione democratica. Lo abbiamo visto con l’Ucraina, con i Paesi dell’Est. Forse un giorno anche in Bielorussia o in alcune province russe i cittadini si sveglieranno e chiederanno gli stessi diritti».

Cosa si dovrebbe fare per difendere gli interessi europei?

«Serve metodo. L’unità europea non si decreta. Durante la Brexit, l’abbiamo costruita con una strategia precisa. Ogni settimana io e il mio team inviavamo rapporti a tutte le istituzioni europee, e io partecipavo alle riunioni del Consiglio europeo. Sarebbe utile anche oggi. Ci vorrebbe una figura chiaramente identificata, che parli a nome delle tre istituzioni – Commissione, Consiglio e Parlamento – prendendo il tempo di spiegare e convincere tutti. È un impegno personale enorme. Io ho trascorso quattro anni intensi in quel ruolo. Ma ne è valsa la pena».

C’è il rischio che alcuni Paesi, come l’Italia, cerchino un approccio bilaterale con Washington ?

«Trovo positivo che Meloni parli con Trump, se riesce ad avere ascolto. Anche Macron e Starmer sono stati alla Casa Bianca. Il dialogo deve però restare coerente con la difesa del nostro mercato unico. Non può esistere un accordo commerciale diverso tra Italia e Francia. Trump ha detto che vorrebbe fare accordi bilaterali su misura. È impossibile. In ogni caso dobbiamo evitare risposte affrettate e disordinate. Non cedere troppo in fretta. E soprattutto non farci impressionare».

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