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L’inviato speciale Usa Witkoff quattro ore da Putin: “Sulla tregua datevi una mossa”

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L’inviato porta il messaggio di Trump: sanzioni senza svolta ad aprile. Ma si è pure espresso per la cessione delle regioni ucraine
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MOSCA – Quando vede apparire Vladimir Putin nella biblioteca presidenziale “Boris Eltsin” di San Pietroburgo, l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, si porta una mano sul cuore. «Welcome», «benvenuto», gli dice il presidente russo in inglese. L’inviato risponde dicendosi «felice» di incontrarlo e ringraziandolo per il tempo che gli sta dedicando. Una cordialità che stona con lo sfogo che il leader della Casa Bianca intanto affida da Washington al social Truth: «La Russia deve darsi una mossa. Troppe persone stanno morendo, migliaia a settimana, in una guerra terribile e insensata» in Ucraina.

Il terzo incontro in due mesi tra Putin e l’inviato di Trump doveva essere una resa dei conti a distanza tra il presidente statunitense che, da un lato, preme per arrivare a un accordo che ponga fine a oltre tre anni di ostilità e il leader del Cremlino che, dall’altro, continua a trascinare i negoziati senza fare concessioni. Una distanza che si riflette anche nelle dichiarazioni ch…

MOSCA – Quando vede apparire Vladimir Putin nella biblioteca presidenziale “Boris Eltsin” di San Pietroburgo, l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, si porta una mano sul cuore. «Welcome», «benvenuto», gli dice il presidente russo in inglese. L’inviato risponde dicendosi «felice» di incontrarlo e ringraziandolo per il tempo che gli sta dedicando. Una cordialità che stona con lo sfogo che il leader della Casa Bianca intanto affida da Washington al social Truth: «La Russia deve darsi una mossa. Troppe persone stanno morendo, migliaia a settimana, in una guerra terribile e insensata» in Ucraina.

Il terzo incontro in due mesi tra Putin e l’inviato di Trump doveva essere una resa dei conti a distanza tra il presidente statunitense che, da un lato, preme per arrivare a un accordo che ponga fine a oltre tre anni di ostilità e il leader del Cremlino che, dall’altro, continua a trascinare i negoziati senza fare concessioni. Una distanza che si riflette anche nelle dichiarazioni che precedono i colloqui: la Casa Bianca che definisce la visita di Witkoff «un altro passo verso il cessate il fuoco in Ucraina» e il portavoce del Cremlino che allude a discussioni su un possibile faccia a faccia tra i due leader, ma avverte che non è il caso di «aspettarsi alcuna svolta». «È in corso un processo di normalizzazione delle relazioni e la ricerca di basi per procedere verso una soluzione. Il duro lavoro continua», dice. E alla domanda se al colloquio seguirà una telefonata tra Putin e Trump, risponde vago: «In teoria è possibile».

Quando, dopo oltre quattro ore e mezza, si conclude l’incontro, il Cremlino si limita a comunicare che «il tema dell’incontro è stato la risoluzione della questione ucraina». Come se non fosse già noto a tutti. Nessun’altra dichiarazione. Almeno fino alla tarda notte moscovita. Trapela soltanto che, all’incontro, erano presenti anche il consigliere di Putin per la politica estera Jurij Ushakov e il suo inviato per la cooperazione economica Kirill Dmitriev che Witkoff aveva già incontrato in mattinata trovando anche il tempo per visitare la Cattedrale di Sant’Isacco e la sinagoga.

Stando ad Axios, Trump aveva incaricato Witkoff di consegnare a Putin un ultimatum: accettare la tregua totale entro fine aprile o affrontare nuove sanzioni. Ma, secondo Reuters, negli Stati Uniti molti repubblicani dubitano che Witkoff sia davvero l’uomo giusto per recapitare il massaggio. La scorsa settimana, dopo aver cenato con Dmitriev in visita a Washington, avrebbe detto a Trump che il modo più rapido di chiudere il conflitto sarebbe consegnare alla Russia le quattro regioni ucraine che ha annesso nel 2022, ma che controlla soltanto in parte. L’inviato Usa per l’Ucraina Keith Kellogg avrebbe subito protestato, ma Trump non avrebbe preso posizione. Il fatto che oggi Witkoff voli nel Sultanato dell’Oman per colloqui senza precedenti con l’Iran sull’energia nucleare dimostrerebbe però che non lo ha scaricato.

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