Ecuador, il paese al voto all’ombra del narcotraffico: nelle urne due ricette per sfidare le bande
di Elena BassoBUENOS AIRES – Dal gennaio dello scorso anno, l’Ecuador è entrato ufficialmente in guerra. Non contro un’altra nazione, ma contro i narcotrafficanti che da anni ormai hanno preso il controllo del piccolo Paese latinoamericano, trasformandolo in uno dei luoghi più pericolosi al mondo. Gli omicidi, i sequestri e le guerre fra bande ormai in Ecuador fanno parte della vita quotidiana e, nel mezzo di questa situazione, oggi ci sarà un voto cruciale: quello per scegliere il nuovo presidente del Paese. E la scelta è fra due candidati con ideali e programmi estremamente diversi fra loro.
Da una parte c’è l’attuale presidente ecuadoriano, Daniel Noboa, 37enne appartenente a una delle famiglie imprenditoriali più importanti del Paese, che guida un movimento neoliberista e di destra e che è stato eletto – a sorpresa – alle scorse elezioni presidenziali, nel novembre del 2023. A perdere nel 2023 contro Noboa, con una distanza del …
BUENOS AIRES – Dal gennaio dello scorso anno, l’Ecuador è entrato ufficialmente in guerra. Non contro un’altra nazione, ma contro i narcotrafficanti che da anni ormai hanno preso il controllo del piccolo Paese latinoamericano, trasformandolo in uno dei luoghi più pericolosi al mondo. Gli omicidi, i sequestri e le guerre fra bande ormai in Ecuador fanno parte della vita quotidiana e, nel mezzo di questa situazione, oggi ci sarà un voto cruciale: quello per scegliere il nuovo presidente del Paese. E la scelta è fra due candidati con ideali e programmi estremamente diversi fra loro.
Da una parte c’è l’attuale presidente ecuadoriano, Daniel Noboa, 37enne appartenente a una delle famiglie imprenditoriali più importanti del Paese, che guida un movimento neoliberista e di destra e che è stato eletto – a sorpresa – alle scorse elezioni presidenziali, nel novembre del 2023. A perdere nel 2023 contro Noboa, con una distanza del solo 3%, è stata Luisa González, avvocata di 48 anni e candidata del partito progressista Revolución Ciudadana, che oggi sfida di nuovo Noboa. Nonostante i programmi dei candidati siano molto diversi, secondo i sondaggi, il risultato sarà molto incerto e i due si trovano a pochissimi punti di distanza. Secondo il sondaggio pubblicato lo scorso 3 aprile da Comunicaliza, uno dei principali gruppi di analisi statistica dell’Ecuador, Luisa González avrebbe un leggero vantaggio su Noboa, ma di appena 0,5% punti. La candidata progressista, secondo i dati analizzati dal gruppo, potrebbe ottenere il 50,3% dei voti, contro il 49,7% di Noboa. I sondaggi sembrano riflettere ciò che è accaduto al primo turno presidenziale, quando lo scorso 9 febbraio i due candidati hanno ottenuto quasi la stessa percentuale di voti, Noboa il 44,17% contro il 44% di González.
Al primo turno, secondo i sondaggi, l’attuale presidente Daniel Noboa avrebbe dovuto vincere con un netto distacco rispetto alla candidata progressista. “È la prima volta nella storia recente del Paese che il voto è così polarizzato e in cui su due soli candidati si concentra il 90% delle preferenze dei cittadini – spiega Emy Daniela Díaz, ricercatrice e docente dell’università ecuadoriana UTPL – E questo si deve sia alla polarizzazione politica a cui stiamo assistendo a livello mondiale, sia ai profondi cambiamenti e alle difficoltà che ha vissuto il Paese negli ultimi anni”.
Il principale argomento che si è dibattuto durante la campagna elettorale e il peggiore problema che il nuovo presidente si troverà ad affrontare è la sicurezza. L’Ecuador per anni è stato considerato uno dei Paesi più sicuri dell’America Latina, ma è passato velocemente a essere uno dei più pericolosi al mondo. Il narcotraffico infatti ha iniziato negli anni scorsi a prendere sempre più piede nel Paese latinoamericano e oggi, di fatto, lo controlla. Oggi la maggior parte della cocaina che arriva in Europa, ben il 25%, parte proprio dall’Ecuador e i narcotrafficanti terrorizzano la popolazione, con continui sequestri, sparatorie in pieno giorno, bambini e adolescenti costretti a far parte delle gang. La violenza è aumentata così tanto, che alle scorse elezioni uno dei candidati presidenziali, Fernando Villavicencio, è stato ucciso a Quito da un gruppo di sicari dopo un comizio. E non solo: nel gennaio del 2024 le gang di narcotrafficanti hanno gettato il Paese nel caos, per rispondere a nuove norme di sicurezza imposte dal governo, assaltando scuole e prendendo in ostaggio i presentatori di un noto programma tv, in diretta. Ed è proprio sul tema sicurezza e lotta al narcotraffico che i due candidati propongono l’approccio più diverso.
Da una parte Daniel Noboa, promette che userà “la mano dura”, militarizzando sempre di più il Paese per rimetterlo in sesto e propone di usare un metodo simile a quello utilizzato dal presidente del Salvador, Nayib Bukele, che con metodi molto criticati, dal 2019 ha ridato sicurezza a un Paese che era diventato ingovernabile per lo stra-potere dei narcotrafficanti. Bukele (molto ammirato dal presidente statunitense Donald Trump) ha costruito mega-prigioni di massima sicurezza in cui rinchiudere i narcotrafficanti detenuti durante continue maxi-retate. Le violazioni dei diritti umani nel metodo sostenuto da Bukele sono all’ordine del giorno (con centinaia di innocenti incarcerati e detenuti trattati senza un minimo di dignità), e Daniel Noboa sembra deciso a ripercorrerne le orme. Da quando è stato eletto presidente e ha provato a combattere il narcotraffico infatti ci sono stati diversi gravissimi episodi che hanno visto coinvolti cittadini innocenti, il più atroce dei quali è terminato con l’uccisione di quattro bambini, a cui militari hanno sparato nel dicembre scorso, per poi buttare i corpi dei quattro minori - bruciati e con evidenti segni di tortura - in un pantano per farli sparire. “Nel programma di Noboa c’è una solo proposta. Per il candidato l’unica soluzione per combattere il narcotraffico è continuare a militarizzare il Paese, costi quel che costi – continua la politologa Emy Daniela Díaz – Mentre nel programma di Luisa González ci sono diverse proposte e approcci da poter mettere in atto per riportare la sicurezza in Ecuador”.
La candidata progressista propone di “ripulire” la classe politica e quella militare, eliminando chiunque sia relazionato al narcotraffico. Vuole inoltre rinforzare la struttura statale interna per poter limitare i conflitti attuali e punta molto sulla prevenzione del crimine e su programmi di reinserimento sociale sia per le vittime del narcotraffico sia per chi è stato detenuto.
González propone anche di collaborare strategicamente con altri Paesi per combattere il narcotraffico, tra cui gli Stati Uniti. Ma soprattutto, la candidata mira a combattere la povertà, che è un gravissimo problema che affligge il Paese. González punta infatti anche a rafforzare i diritti dei cittadini, per prevenire l’ulteriore allargamento del narcotraffico.