ODESSA – Il vestito nero e una sottile collana color argento, i capelli che accompagnano le spalle nei movimenti al piano. Suona Mozart, Olena Kohut, concerto per piano n.27 insieme con l’amata Filarmonica di Sumy. È il 29 marzo e questa immagine è l’ultima pubblica della pianista e organista ucraina uccisa nella strage della domenica delle palme a Sumy, un violento attacco russo con due missili balistici che ha sventrato il centro della città al confine orientale. Volevano bene in tanti a Olena.
«La nostra famiglia teatrale prova un dolore che non può essere descritto a parole. Olena era una persona estremamente brillante, una vera professionista, una collega sensibile e un’amica affidabile. La sua musica, il suo sorriso, la sua gentilezza rimarranno per sempre nei nostri ricordi», scrivono i colleghi e gli amici del Teatro nazionale della città con cui lavorava, oltre all’impegno con la Filarmonica. Era anche un’insegnante, professoressa all’Istituto di arti e cultura di Sumy. …
ODESSA – Il vestito nero e una sottile collana color argento, i capelli che accompagnano le spalle nei movimenti al piano. Suona Mozart, Olena Kohut, concerto per piano n.27 insieme con l’amata Filarmonica di Sumy. È il 29 marzo e questa immagine è l’ultima pubblica della pianista e organista ucraina uccisa nella strage della domenica delle palme a Sumy, un violento attacco russo con due missili balistici che ha sventrato il centro della città al confine orientale. Volevano bene in tanti a Olena.
«La nostra famiglia teatrale prova un dolore che non può essere descritto a parole. Olena era una persona estremamente brillante, una vera professionista, una collega sensibile e un’amica affidabile. La sua musica, il suo sorriso, la sua gentilezza rimarranno per sempre nei nostri ricordi», scrivono i colleghi e gli amici del Teatro nazionale della città con cui lavorava, oltre all’impegno con la Filarmonica. Era anche un’insegnante, professoressa all’Istituto di arti e cultura di Sumy. I suoi studenti la ricordano come «una vera mentore. Il suo amore per la musica era infinito, riusciva a rivelare il potenziale di ognuno, ci spingeva a credere nelle nostre capacità». Più volte si era esibita anche all’estero, suonando musica ucraina in alcune chiese europee per promuovere la cultura del suo Paese. Era sposata e aveva figli.
Il bilancio della carneficina di Sumy continua ad aggravarsi: 35 morti, due sono bambini, 119 feriti, di cui 15 minorenni e alcuni di loro sono in gravi condizioni. Dall’inizio del conflitto, sono 618 i minori uccisi, secondo i dati diffusi dalla Cbs. Ma quella russa è anche una guerra contro l’anima del Paese, i suoi talenti e le sue istituzioni artistiche.
Il Pen di Kiev, la declinazione ucraina della nota associazione internazionale di scrittori, prova a tenere traccia di questa macabra contabilità e ha avviato un archivio digitale della memoria degli artisti ucraini: Killed by Russia: Ukrainian culture makers. A gennaio, l’organizzazione contava almeno 181 vittime nel mondo della cultura dall’inizio del conflitto, ballerini, musicisti, pittori, poeti, videoartisti, ma è una stima purtroppo per difetto. Alcuni sono morti in battaglia, arruolati volontari al fronte, altri come Kohut uccisi dai missili russi una domenica di primavera.