Dazi, Trump non si ferma: “Agiremo su farmaci e chip ma valuto esenzione su auto”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Niente da fare, sui dazi Trump non molla. Anzi, conferma che li estenderà presto anche ai prodotti farmaceutici, dopo aver corretto il tiro sulle esenzioni per quelli elettronici, che saranno solo temporanee e verranno seguite da misure specifiche per il settore. Intanto, però, annuncia l’ennesima giravolta, stavolta sul dazio del 25% inflitto alle auto, per dare il tempo ai produttori di adattare le catene di approvvigionamento: «Sto valutando una soluzione che possa aiutare alcune case automobilistiche in questo senso», ha detto spiegando che queste hanno bisogno di tempo per trasferire la produzione da Canada, Messico.
Tutto ciò mentre il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic incontra il collega americano Howard Lutnick per tentare una mediazione, dichiarando poi su X che «la Ue resta pronta a un accordo giusto, inclusa la reciprocità attraverso zero tariffe sui beni industriali e il lavorare sulle barriere non tariffarie. Raggiungere questo richiederà u…
NEW YORK – Niente da fare, sui dazi Trump non molla. Anzi, conferma che li estenderà presto anche ai prodotti farmaceutici, dopo aver corretto il tiro sulle esenzioni per quelli elettronici, che saranno solo temporanee e verranno seguite da misure specifiche per il settore. Intanto, però, annuncia l’ennesima giravolta, stavolta sul dazio del 25% inflitto alle auto, per dare il tempo ai produttori di adattare le catene di approvvigionamento: «Sto valutando una soluzione che possa aiutare alcune case automobilistiche in questo senso», ha detto spiegando che queste hanno bisogno di tempo per trasferire la produzione da Canada, Messico.
Tutto ciò mentre il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic incontra il collega americano Howard Lutnick per tentare una mediazione, dichiarando poi su X che «la Ue resta pronta a un accordo giusto, inclusa la reciprocità attraverso zero tariffe sui beni industriali e il lavorare sulle barriere non tariffarie. Raggiungere questo richiederà un significativo sforzo congiunto da tutte e due le parti».
Non si capisce a questo punto se Trump abbia davvero una strategia legata alle tariffe commerciali, o se sia ossessionato da questo tema al punto di rifiutare qualunque invito a riflettere razionalmente sui danni che sta provocando. Primo fra tutti il miliardario e fondatore di Bridgewater, Ray Dalio, che ormai dice di temere non solo la recessione, ma «qualcosa di peggio, se la situazione non sarà gestita bene. Stiamo passando dal multilateralismo, che è un ordine di stampo americano, a un ordine unilaterale caratterizzato da forti conflitti».
Il capo della Casa Bianca però non cede, forse proprio per non dare l’impressione di essere influenzabile. Perciò ripete che imporrà dazi sui prodotti farmaceutici «in un futuro non distante, perché noi non produciamo più farmaci. Le compagnie sono in Irlanda e in molti altri posti, come la Cina, e tutto quello che devo fare io è mettere dazi».
Quanto a quelli elettronici, venerdì esentati e domenica ripresi di mira, spiega: «La settimana prossima annuncerò quelli specifici per i semiconduttori». Per poi motivare così l’altalena delle decisioni: «Sono una persona molto flessibile. Non cambio idea, ma sono flessibile. Devo esserlo. Non puoi semplicemente costruire un muro, a volte devi aggirarlo, passarci sotto o sopra. Magari ci saranno difficoltà. Io parlo con Tim Cook. Ho aiutato lui e l’intero settore». Quindi aggiunge: «Non voglio fare del male a nessuno. Ma il risultato finale è che raggiungeremo una posizione di grandezza per il nostro Paese, la più grande potenza economica del mondo. Se siamo intelligenti. Se non lo siamo, danneggeremo molto il nostro Paese».
Su questo punto un disaccordo fondamentale sta emergendo tra i mercati, gli economisti, gli imprenditori, e Trump. Il presidente è fissato col deficit commerciale ed è convinto che i dazi lo abbatteranno, favorendo il ritorno della manifattura negli Usa e l’indebolimento della Cina.
Gli altri rispondono che il problema non esiste, o comunque non è rilevante, mentre i provvedimenti presi per risolverlo affonderanno l’economia americana e globale. Come ha avvertito ieri l’Fmi, pubblicando il Global Financial Stability Report: «I rischi geopolitici possono prevenire gli investimenti, aumentare l’incertezza e infliggere shock avversi della domanda. Possono anche pesare sulla stabilità delle banche e delle istituzioni finanziarie».
Secondo il sito Axios, gli amministratori delegati delle grandi aziende americane stanno tempestando di telefonate la Casa Bianca, affinché Trump scarichi Lutnick e il falco dei dazi Peter Navarro, per chiudere la guerra commerciale. Preferiscono il segretario al Tesoro Scott Bessent, ex guru di Wall Street, che favorisce un approccio più morbido, usando le tariffe con moderazione per ottenere concessioni dagli altri Paesi. Il presidente però non si lascia influenzare e resta fermo dalla parte di Lutnick e Navarro, concependole come martello per punire i rivali. Poi vede l’annuncio di Nvidia, che nei prossimi quattro anni produrrà i supercomputer per l’intelligenza artificiale negli Usa per un valore di 500 miliardi di dollari, si convince che sia un frutto della sua strategia, e si ripropone di accelerare.