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L’Europa si mobilita: “Tutti a Budapest per il Pride vietato”

(afp)

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La comunità lgbtq+ rilancia il corteo del 28 giugno e chiede a Bruxelles di sanzionare il governo Orbán
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BERLINO – Nel mezzo di una globale recessione dei diritti, la comunità lgbtq+ assiste sgomenta alla ripresa delle ostilità. Che diritti faticosamente conquistati in Europa e negli Usa vengano cancellati con un tratto di penna rievoca vecchi fantasmi. Ma il bando del Pride di Budapest, deciso lunedì da Viktor Orbán, ha risvegliato rabbia e solidarietà.

All’appuntamento ungherese del 28 giugno saranno in tanti a sfidare la repressione orbaniana, dal riconoscimento facciale, alla possibile multa da 500 euro. E non solo in Ungheria. «Ne vale la pena», hanno scritto ieri l’austriaco Profil e il quotidiano francese Liberation. Ci saranno i Radicali Italiani - «faremo disobbedienza civile» ha dichiarato ieri Filippo Blengino - e anche il portavoce lgbtq+ della Linke tedesca, Daniel Bache, ha detto che «i preparativi per il viaggio sono in corso».

Il deputato socialdemocratico austriaco Mario Lindner rivela che sta organizzando un “Viaggio di solidarietà” nella capitale magiara. Valuterà co…

BERLINO – Nel mezzo di una globale recessione dei diritti, la comunità lgbtq+ assiste sgomenta alla ripresa delle ostilità. Che diritti faticosamente conquistati in Europa e negli Usa vengano cancellati con un tratto di penna rievoca vecchi fantasmi. Ma il bando del Pride di Budapest, deciso lunedì da Viktor Orbán, ha risvegliato rabbia e solidarietà.

All’appuntamento ungherese del 28 giugno saranno in tanti a sfidare la repressione orbaniana, dal riconoscimento facciale, alla possibile multa da 500 euro. E non solo in Ungheria. «Ne vale la pena», hanno scritto ieri l’austriaco Profil e il quotidiano francese Liberation. Ci saranno i Radicali Italiani - «faremo disobbedienza civile» ha dichiarato ieri Filippo Blengino - e anche il portavoce lgbtq+ della Linke tedesca, Daniel Bache, ha detto che «i preparativi per il viaggio sono in corso».

Il deputato socialdemocratico austriaco Mario Lindner rivela che sta organizzando un “Viaggio di solidarietà” nella capitale magiara. Valuterà con la comunità lgbtq+ se partire con una delegazione ampia o solo con i parlamentari che godono dell’immunità: «Dipende dalla sicurezza». Per Lindner «non è un mistero che per Orbán l’ostilità anti-Lgbtq+ è un freddo calcolo politico: il sacrificio dei diritti umani serve a mascherare il fallimento economico e il calo di popolarità del governo di Fidesz». Perciò, «è tanto più importante che i politici europei si impegnino a proteggere la comunità lgbtq+ e segnalino che in Europa non può esistere una politica del genere».

Il sindaco liberale di Budapest, Gergely Karacsony, ha fatto sapere che non cederà alle pressioni di Orbán: la manifestazione «sarà più grande che mai». E continuerà a far sventolare la bandiera arcobaleno sul municipio. Anche gli organizzatori del Pride «sono convinti che sarà la più grande della storia ungherese», ci racconta il responsabile delle campagne di “All Out” Yuri Guiana, di ritorno da Budapest dove ha partecipato lunedì alle proteste contro il voto. «Gli ungheresi stanno scendendo in piazza ogni settimana per difendere i diritti delle persone lgbtq+». Sanno perfettamente conto che qui è in gioco la democrazia». Guiana, arrestato in Russia nel 2017 mentre manifestava contro le torture agli omosessuali in Cecenia, è convinto che la persecuzione aumenterà: «Orbán guarda a Putin e punta alla repressione totale del dissenso».

In Italia, è Lucia Urcioli una delle figure chiave della risposta al premier ungherese. La presidente di “Edge”, organizzazione che promuove i diritti lgbtq+ e fa parte della European Pride Business Network (Epbn), anticipa che oggi l’Epbn manderà una lettera alla Commissione Ue per chiedere che intervenga contro un provvedimento lesivo dei diritti fondamentali. Ma il network solleciterà i propri governi a reagire. «Stiamo assistendo con sgomento e rabbia al tradimento da parte delle istituzioni ungheresi del loro impegno nei confronti dei valori della Ue e al loro recente giro di vite sui diritti delle persone Lgbtq+ di riunirsi e manifestare pacificamente», sostiene Urcioli. Secondo la presidente di “Edge” le leggi europee sono «inequivocabili»: quello che Orban ha iscritto nella Costituzione «è illegale e va sanzionato».

Intanto le associazioni guardano con angoscia all’appuntamento più importante dell’anno: il Pride mondiale. Quest’anno sarà a Washington. E anche lì, con gli attacchi trumpiani alle persone trasgender, tira una brutta aria.

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