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Podolyak: “L’Ucraina è meno sola, ora è possibile la missione Ue per difendere cieli e città”

Mykhailo Podolyak, primo consigliere di Zelensky

 

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Intervista al primo consigliere di Zelensky: “Per la pace è decisivo il sostegno dell’America, ma non cederemo nessuno dei nostri territori”
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ODESSA – Gli americani tornano a parlare con gli ucraini, a Parigi, e il viaggio di Meloni a Washington apre una possibilità di coinvolgere gli Usa nei piani dei Volenterosi per uno scudo di sicurezza. Kiev oggi si sente meno sola. «L’Europa si sta muovendo in modo efficace. È difficile ma è possibile pensare a uno scudo aereo sull’Ucraina e a una forza multinazionale», dice Mykhailo Podolyak, primo consigliere dell’Ufficio presidenziale ucraino.

Americani e russi si sono parlati diverse volte in queste settimane. È un negoziato sopra le vostre teste?

«Gli Usa stanno parlando con i russi del ripristino delle loro relazioni diplomatiche e di cooperazione economica e ovviamente dell’Ucraina, delle regole con cui porre fine a questa guerra. Il signor Witkoff dice in pubblico quello che sente dalla parte russa, espone le tesi dei russi. Ma non credo si possa parlare della fine della guerra senza la partecipazione al tavolo dell’Ucraina e dell’Europa, dentro il quadro delle Nazioni Un…

ODESSA – Gli americani tornano a parlare con gli ucraini, a Parigi, e il viaggio di Meloni a Washington apre una possibilità di coinvolgere gli Usa nei piani dei Volenterosi per uno scudo di sicurezza. Kiev oggi si sente meno sola. «L’Europa si sta muovendo in modo efficace. È difficile ma è possibile pensare a uno scudo aereo sull’Ucraina e a una forza multinazionale», dice Mykhailo Podolyak, primo consigliere dell’Ufficio presidenziale ucraino.

Americani e russi si sono parlati diverse volte in queste settimane. È un negoziato sopra le vostre teste?

«Gli Usa stanno parlando con i russi del ripristino delle loro relazioni diplomatiche e di cooperazione economica e ovviamente dell’Ucraina, delle regole con cui porre fine a questa guerra. Il signor Witkoff dice in pubblico quello che sente dalla parte russa, espone le tesi dei russi. Ma non credo si possa parlare della fine della guerra senza la partecipazione al tavolo dell’Ucraina e dell’Europa, dentro il quadro delle Nazioni Unite».

L’inviato americano ha citato cinque regioni ucraine come oggetto di negoziato con Mosca. C’è un compromesso possibile sui territori occupati?

«No, nessuna delle cinque o di altre regioni ucraine può essere legalmente ceduta alla Russia. Questo è assolutamente inaccettabile per l’Ucraina, per il diritto internazionale e per l’Europa perché incoraggerebbe la Russia a continuare la sua espansione e significherebbe sancire che è lecito conquistare territori con la forza. Comprendiamo che l’occupazione de facto di una parte del territorio ucraino continuerà: sarà necessario usare strumenti politici e diplomatici per riportare quei territori sotto il controllo effettivo di Kiev. Ma ripeto: non si può negoziare sul territorio dell’Ucraina, né sulla sua politica interna ed estera, né sulle garanzie di sicurezza, come le Forze Armate o la produzione militare».

A Parigi sono stati fatti passi avanti su una possibile missione dell’Unione europea?

«L’Europa si sta muovendo in maniera efficace e incisiva, è difficile ma oggi è possibile pensare di costruire un sistema di difesa aerea chiuso sopra lo spazio aereo ucraino, e basi missilistiche che rappresentino un forte deterrente per la Russia poiché sarebbero in grado di colpire tutta la parte europea del territorio russo. Ed è possibile anche parlare di missioni multinazionali composte da forze armate di diversi Paesi europei che si assumerebbero il compito di proteggere infrastrutture critiche sul territorio ucraino. Questo è quello che noi vorremmo e di cui si discute in diversi formati».

Ma una missione Ue o Nato senza gli Usa sarebbe una garanzia sufficiente?

«Vorremmo che gli europei fossero in grado di occuparsi da soli della propria sicurezza e di quella del continente, ma ci vorrà tempo per arrivarci. In questa fase, gli Usa devono essere coinvolti nello sviluppo di un pacchetto di garanzie perché possiedono alcune armi critiche in grandi quantità, prima di tutto i sistemi di difesa missilistica come i Patriot. Questo pacchetto dovrebbe includere supporto aereo, dati analitici, intelligence, consulenza. Lo sforzo di lobbying di alcuni leader europei, come le iniziative di Macron, la visita di Meloni a Washington, la posizione del cancelliere Merz e quella del primo ministro britannico Starmer possono essere molto efficaci in questo senso».

Il presidente Zelensky ha detto che la Russia sta ammassando 60mila soldati nella regione di Sumy. Vi aspettate una nuova offensiva?

«La Russia sta accumulando risorse da un mese, recluta persone nelle regioni più povere poiché combatte quasi esclusivamente con la fanteria e la posiziona ai confini, nelle regioni di Tashkent, Belgorod, Rostov. Vuole ampliare il fronte e intensificare le sue azioni, anche nelle aree di Kharkiv e Sumy. Senza strumenti coercitivi non si fermeranno».

Nel giorno della strage a Sumy era stata organizzata una cerimonia di premiazione di soldati ucraini. È stato commesso un errore?

«Oggi i militari sono presenti ovunque nelle grandi città ucraine, ma ciò non significa che eventi militari si tengano in pubblico. A Sumy c’è stato un attacco specifico russo contro il centro della città, sulla piazza centrale, il giorno della Domenica delle palme dove c’erano solo civili. Se i militari si sono riuniti, era sempre al chiuso, ed era quasi impossibile colpirli. Il fatto che sia stato utilizzato un attacco balistico — con una componente a grappolo, cioè ad alta letalità — indica la volontà della Russia di colpire la popolazione civile».

Gli americani avevano posto condizioni punitive per voi nell’accordo sulle terre rare. Ora siete più vicini a un’intesa?

«Ad oggi non c’è un documento finale. Abbiamo ripreso l’idea di un memorandum d’intesa per continuare a lavorare sull’accordo. Non dimentichiamo che l’Ucraina tiene conto anche del suo percorso di integrazione europea. Abbiamo obblighi verso i nostri partner della Ue».

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