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La Casa Bianca incassa ma tace sulla tregua di Pasqua in Ucraina. Ue e Regno Unito non si fidano

(reuters)

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Il presidente americano comunica indossando un cappello rosso con la scritta “Trump aveva ragione su tutto”
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NEW YORK – La tregua pasquale dichiarata da Vladimir Putin allieta il weekend del presidente americano Donald Trump, che, pur rimasto a Washington, non ha rinunciato all’usuale partita a golf del sabato mattina e poco dopo l’annuncio delle 30 ore di cessate il fuoco è uscito dalla Casa Bianca con in testa il berretto Maga presentato ai fan un mese fa con l’eloquente scritta: «Trump aveva ragione su tutto». Ieri sera però, a svariate ore dall’annuncio della tregua pasquale, dall’amministrazione Usa non era ancora uscita una sola di parola ufficiale di commento. Circostanza molto insolita.

Quella dell’omologo russo è certo una gradita sorpresa per il presidente americano: arriva 24 ore dopo la sua minaccia di sfilarsi dai negoziati, irritato dalla riluttanza del Cremlino a rispettare l’informale scadenza del 28 aprile per trovare un accordo. Ma quanto effettivamente si fidi, è difficile dirlo. Solo venerdì sera, il tira-e-molla dei russi lo aveva infatti costretto a sibilare alla s…

NEW YORK – La tregua pasquale dichiarata da Vladimir Putin allieta il weekend del presidente americano Donald Trump, che, pur rimasto a Washington, non ha rinunciato all’usuale partita a golf del sabato mattina e poco dopo l’annuncio delle 30 ore di cessate il fuoco è uscito dalla Casa Bianca con in testa il berretto Maga presentato ai fan un mese fa con l’eloquente scritta: «Trump aveva ragione su tutto». Ieri sera però, a svariate ore dall’annuncio della tregua pasquale, dall’amministrazione Usa non era ancora uscita una sola di parola ufficiale di commento. Circostanza molto insolita.

Quella dell’omologo russo è certo una gradita sorpresa per il presidente americano: arriva 24 ore dopo la sua minaccia di sfilarsi dai negoziati, irritato dalla riluttanza del Cremlino a rispettare l’informale scadenza del 28 aprile per trovare un accordo. Ma quanto effettivamente si fidi, è difficile dirlo. Solo venerdì sera, il tira-e-molla dei russi lo aveva infatti costretto a sibilare alla stampa: «Non mi prende in giro nessuno».

Chi non dà segno di fidarsi, intanto, è l’Unione Europea: «I russi potrebbero fermare la guerra in qualunque momento se lo volessero. Dobbiamo ancora vedere la reale fine dell’aggressione e azioni chiare per un cessate il fuoco duraturo», ha infatti affermato Anitta Hipper, portavoce Ue per gli Affari Esteri e la Sicurezza. Mentre pure la Gran Bretagna invita a un «cessate il fuoco duraturo, non solo la pausa unilaterale di un giorno».

Di sicuro, per dirlo con le parole del think tank Atlantic Council, pur di portare lo zar al tavolo dei negoziati la Casa Bianca sta offrendo a Mosca numerose “carote” (mentre usa il bastone con Kiev). Una, secondo la Cnn, è il possibile riconoscimento americano del controllo russo sulla Crimea invasa fin dal 2014, come parte del piano per mettere fine alla guerra e lasciare alla Russia pure Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia, territori conquistati ma non controllati del tutto. Con buona pace del fatto che a marzo Volodymyr Zelensky ha ribadito la decisione del suo governo di non riconoscere nessun territorio occupato come russo, una «linea rossa» insuperabile.

Eppure, secondo un’indiscrezione del tabloid conservatore New York Post, Kiev sarebbe d’accordo «al 90 per cento» col piano di pace Usa presentato agli alleati giovedì a Parigi. Nell’articolo compaiono frasi attribuite al ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov da funzionari americani, che parlano di una discussione incagliata sulla definizione giuridica delle concessioni: se «“de jure”, per sempre, o “de facto”, temporanee». Umerov però smentisce: «Non prendo decisioni politiche né sono in grado di fare valutazioni percentuali». Semmai, dice, la «domanda chiave è come garantire il funzionamento affidabile del cessate il fuoco».

Nel piano una risposta c’è, scrive il Wall Street Journal: Kiev otterrebbe garanzie di sicurezza che potrebbero prevedere una zona cuscinetto, lo schieramento di una forza europea o addirittura il coinvolgimento di militari americani. Secondo lo stesso Trump un’intesa in tal senso potrebbe essere firmata già giovedì dal primo ministro ucraino, Denys Shmyhal in visita a Washington, insieme a quella sulle terre rare. E se il tavolo saltasse? Il timore è che ogni sforzo di mediazione naufragherebbe: nessun’altra nazione è in grado di esercitare una pressione analoga a quella americana sia su Mosca che su Kiev. Dicono i ben informati che alla Casa Bianca le ipotesi sono solo due: mantenere invariate le politiche sul conflitto proseguendo le sanzioni agli invasori e gli aiuti agli invasi, o abbandonare l’Ucraina al suo destino.

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