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Tregua Ucraina, i soldati restano in trincea in attesa di nuovi attacchi: “I russi mentono sempre”

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Gli ucraini non credono al cessate il fuoco concesso dal Cremlino per Pasqua e non depongono le armi. Le autorità denunciano numerosi raid nemici durante il cessate il fuoco
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ODESSA – A marzo s’era detto trenta giorni, e non se n’è fatto nulla. Adesso Mosca concede trenta ore, che sarebbero anche un sollievo, l’occasione per un respiro, ma il punto è: chi crede, alla tregua di Putin? Non i soldati ucraini in trincea. Anna, medico militare, ha 43 anni, ne ha passati già due in prima linea: cura i feriti sul fronte di Kherson. «Ho sentito qualcosa, ma non mi fido. I russi continuano a raccogliere truppe e lentamente si muovono nel nostro territorio, il combattimento è attivo, non lasciamo le nostre posizioni», ci scrive su Telegram poco dopo l’annuncio russo. Anna non è il suo vero nome, nessuno dei soldati può parlare senza autorizzazione, ma c’è voglia di raccontare. Comunichiamo via chat, a intervalli di tempo piuttosto lunghi.

Olexander, 41 anni, è sullo stesso fronte, Kherson, risponde elencando i movimenti dei russi. «I loro droni stanno sorvolando i punti abitati di Vesele, Kozatske, Odradokamyanka, Berislav. Hanno appena minato i nostri ragazzi …

ODESSA – A marzo s’era detto trenta giorni, e non se n’è fatto nulla. Adesso Mosca concede trenta ore, che sarebbero anche un sollievo, l’occasione per un respiro, ma il punto è: chi crede, alla tregua di Putin? Non i soldati ucraini in trincea. Anna, medico militare, ha 43 anni, ne ha passati già due in prima linea: cura i feriti sul fronte di Kherson. «Ho sentito qualcosa, ma non mi fido. I russi continuano a raccogliere truppe e lentamente si muovono nel nostro territorio, il combattimento è attivo, non lasciamo le nostre posizioni», ci scrive su Telegram poco dopo l’annuncio russo. Anna non è il suo vero nome, nessuno dei soldati può parlare senza autorizzazione, ma c’è voglia di raccontare. Comunichiamo via chat, a intervalli di tempo piuttosto lunghi.

Olexander, 41 anni, è sullo stesso fronte, Kherson, risponde elencando i movimenti dei russi. «I loro droni stanno sorvolando i punti abitati di Vesele, Kozatske, Odradokamyanka, Berislav. Hanno appena minato i nostri ragazzi a Odradokamyanka con i droni. Non vedo ancora alcun segno di de-escalation. Attività nemica come al solito la sera». E dunque qual è il piano per questa Pasqua di tregua? «Restare in servizio in attesa dei droni d’attacco nemici. E poi dormire».

Più a nord, nel settore di Sumy, Il comandante Vladyslav, 52 anni, invia un vocale quando ancora non è notte piena. «I russi hanno bisogno di tempo per radunare il massimo numero di truppe e iniziare un assalto. Da giorni vediamo come si muovono a Sumy e Lyman. I Katsaps - dice con quel nomignolo dispregiativo che alcuni ucraini usano per apostrofare i russi - stanno portando molte riserve fresche, dopo le vacanze inizieranno l’assalto. Noi teniamo le posizioni, nessun nuovo ordine». Il comandante in capo Oleksandr Syrsky lo va ripetendo da giorni: l’offensiva di primavera è già iniziata, e senza svolte diplomatiche, continuerà. È una battaglia lenta, novecentesca, metro per metro e drone per drone. Due giorni fa la stampa ucraina celebrava la riconquista di 16 chilometri quadrati in direzione di Pokrovsk, bersagliata da cannonate e razzi Grad. I russi la stanno accerchiando lentamente, è uno snodo logistico importante perché vi confluiscono tre autostrade. E dunque ogni metro è una vittoria vera.

Andri, 45 anni, serve proprio in quel settore, Donetsk. «Anche qui abbiamo sentito della tregua, ma nessuno ci crede. Ci stiamo preparando, come sempre, a respingere i loro assalti», ci scrive mentre riprendiamo la strada che da Mykolaiv porta ad Odessa attraversando il fiume Bug. «Gli odessiti guardavano con snobismo a quelli di Mykolaiv, città operaia, città sovietica, dopo la resistenza sono diventati degli eroi», dice Artem che ci accompagna per un tratto, fa il giornalista da molti anni in questa zona dell’Ucraina.

L’annuncio della tregua arriva a Odessa all’ora della passeggiata. Dentro la cattedrale della Trasfigurazione, colpita dai russi nel 2023, i lavori di restauro non si sono fermati neppure il sabato santo, la messa la celebrano nel seminterrato. Nel parco antistante, sei pensionati giocano a scacchi approfittando dell’ultima luce. «La tregua? Lo sa la vostra premier Meloni quando ci sarà davvero, non è stata a Washington?», risponde stizzito uno di loro. Natalia, che fa l’insegnante, sorride della conversazione. Lei viene da Sloviansk, Donbass, cittadina occupata e poi liberata. «Non crediamo a Putin, ma siamo così stanchi che potremmo credere a qualsiasi negoziato».

A sera gli ucraini denunciano già violazioni, droni russi su Kherson, scrive il governatore della regione Prokudin. «Intorno alle 18, a seguito di un attacco con 8 droni nemici, 7 appartamenti di un palazzo nel quartiere Dniprovskyi di Kherson hanno preso fuoco. Alle 19:05, un drone ha colpito un’auto civile a Urozhayne. Alle 19:12, un drone nemico ha colpito Stanislav». L’immagine di un condominio annerito fa il giro delle chat, è impossibile verificare. Ma serve a poco, perché nessuno riesce a credere a questa tregua.

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