MOSCA – Il presidente russo Vladimir Putin non si recherà sabato in Vaticano per l’ultimo saluto a papa Francesco, artefice dell’avvicinamento tra Chiesa cattolica e Patriarcato. Sfuma così l’ipotesi di un incontro simbolico con il leader ucraino Volodymyr Zelensky – che parteciperà alle esequie – e che nell’attuale fase di trattative sull’ipotesi di una tregua sarebbe stato letto con un segnale di incoraggiamento verso la pace.
Per arrivare nella basilica di San Pietro, Putin dovrebbe attraversare in volo il territorio di diversi Stati europei, dove è sottoposto a sanzioni dal febbraio del 2022, per poi atterrare in territorio italiano, rischiando l’arresto in base al mandato emesso dalla Corte Penale Internazionale del marzo del 2023.
Il 25 febbraio del 2022 l’Unione Europea impose le prime sanzioni a contro Putin e 26 altre influenti personalità politiche russe, congelando i loro beni impedendone l’ingresso nel territorio degli stati membri. Le restrizioni imposte dall’Unio…
MOSCA – Il presidente russo Vladimir Putin non si recherà sabato in Vaticano per l’ultimo saluto a papa Francesco, artefice dell’avvicinamento tra Chiesa cattolica e Patriarcato. Sfuma così l’ipotesi di un incontro simbolico con il leader ucraino Volodymyr Zelensky – che parteciperà alle esequie – e che nell’attuale fase di trattative sull’ipotesi di una tregua sarebbe stato letto con un segnale di incoraggiamento verso la pace.
Per arrivare nella basilica di San Pietro, Putin dovrebbe attraversare in volo il territorio di diversi Stati europei, dove è sottoposto a sanzioni dal febbraio del 2022, per poi atterrare in territorio italiano, rischiando l’arresto in base al mandato emesso dalla Corte Penale Internazionale del marzo del 2023.
Il 25 febbraio del 2022 l’Unione Europea impose le prime sanzioni a contro Putin e 26 altre influenti personalità politiche russe, congelando i loro beni impedendone l’ingresso nel territorio degli stati membri. Le restrizioni imposte dall’Unione Europea riguardano anche il sorvolo nello spazio aereo europeo che non può essere attraversato da aerei privati e di compagnie russe.
Chi ci sarà al suo posto?
La decisione su chi rappresenterà la Russia ai funerali di papa Francesco non è ancora stata presa, lo ha affermato il portavoce della presidenza russa Dmitrij Peskov: "Ve lo faremo sapere". Il segretario per le relazioni intercristiane del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, Stefan Igumnov, ha suggerito che potrebbe essere inviata una delegazione di alto profilo, come da prassi..
In precedenza il viceministro degli Esteri Aleksandr Grushko aveva riferito che la decisione sulla partecipazione della parte russa alla cerimonia di addio del pontefice sarebbe stata presa solo una volta stabilita la data dei funerali.
Il Chatolicos di tutti gli armeni Garegin II sarà presente alle esequie, lo fa fatto sapere il suo addetto stampa, il sacerdote Isaiah Artenyan.
La decisione della Corte penale internazionale
La sentenza della Corte Pena Internazionale arrivò in seguito alle indagini sul trasferimento di bambini ucraini dalle regioni dell’Ucraina annesse verso il territorio russo, con l’accusa a Vladimir Putin e alla garante per l’infanzia Maria Lvova Belova di deportazione dei minori ed emise un mandato di arresto. Il tribunale, con sede nei Paesi Bassi, si occupa di crimini di guerra e contro l’umanità, genocidio e aggressione.
La Russia non fa parte della Corte penale internazionale, dal momento che non ha mai ratificato lo Statuto di Roma, il trattato che istituisce il tribunale internazionale e ne rende applicabili le decisioni. Nondimeno il mandato di cattura influisce in modo significativo sulle possibilità di movimento di Putin nei Paesi – che applicano le sentenze della Corte. Il banco di prova della decisione dell’Aia fu il vertice dei paesi Brics - Brasile, Russia India, Cina, Sudafrica - tenutosi a Johannesburg nell’agosto dello stesso anno, a cui il leader del Cremlino ha dovuto rinunciare per evitare l’arresto.
Dopo una serie di tentennamenti del governo sudafricano, che inizialmente aveva dichiarato di voler disapplicare la decisione della Cpi in quanto contraria ai principi costituzionali che impediscono l’arresto di leader di Stati stranieri, Mosca decise di farsi rappresentare dal ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Un anno più tardi, a inizio settembre 2024 il presidente russo Vladimir Putin ha invece deciso di sfidare la decisione dell’Aia, volando in Mongolia per la sua prima visita ufficiale in un Paese membro della Corte penale internazionale dopo l’emissione del mandato d’arresto nei suoi confronti.
L’incontro di Putin e con l’omologo Ukhnaagiin Khürelsükh a Ulan Bator, ha dunque sottolineato un punto critico del sistema della Corte. Se è vero che i Paesi membri hanno l’obbligo di arrestare le persone per le quali sono stati emessi mandati d’arresto, nella pratica, la Corte non ha strumenti coercitivi per indurli a farlo. In altre parole non esistono sanzioni per punire il governo che non adempie agli obblighi che derivano dalla firma del Trattato, se non una mera ammonizione verbale.