BUENOS AIRES – Lo chiamano “il nostro tifoso più celebre”. Fra le panche dell’oratorio, sono in molti a tenere fra le mani una sua foto o a portare magliette o bandiere in suo onore. Tutte persone che, mercoledì sera, si sono riunite nell’oratorio di San Antonio a Buenos Aires per salutare con una messa il Papa argentino. Questa però non è una funzione qualsiasi: è la messa organizzata dal San Lorenzo, la squadra di calcio di cui Bergoglio era tifoso.
Il San Lorenzo è una delle squadre storiche di Buenos Aires, fondata più di 100 anni fa da un altro famoso sacerdote argentino: don Lorenzo Massa. Papa Francesco è stato tifoso della squadra sin dall’infanzia ed era tesserato al club, di cui è stato il socio numero 88235. Un numero che – come hanno notato i tifosi più attenti - porta con se’ un’incredibile coincidenza: Bergoglio è morto a 88 anni, proprio quando in Argentina erano le 2.35 del mattino (7.35 ora italiana).
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BUENOS AIRES – Lo chiamano “il nostro tifoso più celebre”. Fra le panche dell’oratorio, sono in molti a tenere fra le mani una sua foto o a portare magliette o bandiere in suo onore. Tutte persone che, mercoledì sera, si sono riunite nell’oratorio di San Antonio a Buenos Aires per salutare con una messa il Papa argentino. Questa però non è una funzione qualsiasi: è la messa organizzata dal San Lorenzo, la squadra di calcio di cui Bergoglio era tifoso.
Il San Lorenzo è una delle squadre storiche di Buenos Aires, fondata più di 100 anni fa da un altro famoso sacerdote argentino: don Lorenzo Massa. Papa Francesco è stato tifoso della squadra sin dall’infanzia ed era tesserato al club, di cui è stato il socio numero 88235. Un numero che – come hanno notato i tifosi più attenti - porta con se’ un’incredibile coincidenza: Bergoglio è morto a 88 anni, proprio quando in Argentina erano le 2.35 del mattino (7.35 ora italiana).
Per il Papa, il San Lorenzo era la “squadra di famiglia”, e sin da piccolo non ha perso una partita. “Ho assistito a quasi tutte quelle del campionato del 1946, che abbiamo vinto pochi giorni prima del mio decimo compleanno; e, a distanza di oltre 70 anni, ricordo ancora la formazione di quella squadra come se fosse ieri”, ha dichiarato nella sua autobiografia.
A salire sul pulpito del piccolo oratorio è don Juan Pablo Sclippa, che per onorare Papa Francesco tiene un’omelia semplice ma piena di emozione. Parla senza microfono, rivolgendosi direttamente ai fedeli. “Sarebbe semplice dire che oggi salutiamo ‘solo’ il più celebre dei nostri hincha (il termine con cui in Argentina si definiscono i tifosi di una squadra)”, dice dal pulpito il sacerdote. “Ma è molto più complicato di così. Per molti di noi oggi questo è un saluto a un caro amico. Un uomo appassionato della vita, soprattutto della vita dei più poveri. Oggi salutiamo sia il nostro caro amico che il Papa, un Papa che è stato così importante per tutti noi”.
Bergoglio negli anni ha citato molte volte la squadra del San Lorenzo e ha parlato in molte occasioni dell’affetto che nutriva per l’equipo. Un amore certamente ricambiato dalla squadra, che a poche ore dalla sua morte ha annunciato che intitolerà a Papa Francesco il suo nuovo stadio. “Socio onorario del nostro club – ha dichiarato la società nel comunicato pubblicato subito dopo la sua morte -, la sua passione per il San Lorenzo ci ha sempre commosso. È stato un tifoso fin da bambino per mandato familiare, dato che suo padre, Mario José, giocava a basket nel nostro club”.
Fra le panche ci sono persone di tutte l’età. Ragazze e ragazzi che giocano nel club del San Lorenzo e che chiedono più volte ai giornalisti presenti di fare silenzio durante la funzione, persone anziane o famiglie con bambini. Sono in molti a trattenere a stento le lacrime durante l’omelia. Fra di loro c’è Andrea, 50 anni, tifosa del San Lorenzo che spiega, commossa: “Sono di questo quartiere e ho sempre tifato per la stessa squadra, come tutta la mia famiglia. La morte del Papa mi ha toccata nel profondo e volevo trovare una forma per poterlo salutare in un modo che fosse intimo per me: e farlo qui, nella chiesa della nostra squadra, lo è. Per me lui è stato un vero esempio, rappresentava tutto quello che predicava Gesù”.
A fianco di Andrea, è seduta Celia, di 77 anni, che dice fra le lacrime: “Il Papa ci ha rappresentato, è stato un grande uomo. E l’Argentina non ha saputo riconoscere la sua grandezza, non è stato capito nel suo Paese”. Quel che dice Celia è vero. Per una parte degli argentini, Bergoglio è un eroe nazionale, e da quando è stata annunciata la sua morte si tengono messe ovunque, soprattutto nei quartieri più poveri e marginalizzati, che erano tanto cari a Papa Francesco. Però, salvo qualche eccezione, fino a questo momento gli eventi in memoria di Bergoglio non sono stati partecipati quanto ci si aspettava.
Probabilmente a pesare è stata la scelta di Papa Francesco di non visitare più il suo Paese natale dopo essere stato eletto. Nonostante abbia visitato molti Paesi latinoamericani infatti non è più tornato in Argentina, cosa che ha generato controversie e sui cui non sono mai state date spiegazioni ufficiali. Ovviamente le teorie su questa decisione sono numerose, ma la più accreditata è che Bergoglio non abbia voluto essere usato come simbolo politico dal governo di turno.
L’oratorio in cui si tiene la celebrazione è piccolo e semplice, ed è un punto nevralgico per la squadra. E’ proprio qui infatti che don Lorenzo Massa ha fondato il club. Sono a decine le persone che indossano la maglia con i colori della squadra, e sul pulpito è appeso uno striscione con i colori del club in cui spiccano i ritratti di Bergoglio e di don Lorenzo Massa. Durante l’omelia, don Juan Pablo Sclippa interpella direttamente i fedeli e i tifosi presenti, chiedendo loro quale sia l’insegnamento che ha lasciato loro papa Francesco. Le risposte si susseguono: “A prendersi cura degli altri”, dice una donna. “Il rispetto”, aggiunge un uomo. “A mettersi sempre in azione”, conclude un ragazzo.
Il sacerdote definisce Bergoglio “un grande che ha saputo essere piccolo”, una persona che nonostante sia arrivato alla vetta è riuscito a rimanere semplice. “Come ci hanno insegnato Papa Francesco e la nostra cara squadra: nessuna partita si vince da soli e così, anche nella vita, nessuno si salva da solo”, conclude. Quando il sacerdote finisce di parlare, dall’oratorio si alza un lunghissimo applauso.
Tra i fedeli c’è Oscar, 62 anni, che - come dice lui stesso – è un “hincha del San Lorenzo dalla nascita”. “Per me era necessario venire a omaggiare il nostro Bergoglio – esclama - Già da sacerdote si preoccupava sempre per i più umili e i più deboli. Noi tifosi lo abbiamo sempre amato e rispettato”. E come conclude Florencia, 33 anni, socia del club San Lorenzo: “Il Papa era tifoso della squadra da sempre, come me e la mia famiglia. Per me lui ha significato tanto e ci tenevo davvero a poterlo salutare in un luogo speciale per entrambi, che ci unisce”.