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I russi fanno strage a Kiev, un missile nordcoreano colpisce la capitale

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Palazzi sbriciolati, morte almeno 12 persone, una novantina i feriti tra cui 6 bimbi. Zelensky rientra d’urgenza dal Sudafrica. Tkachenko: “Ecco la pace di Mosca”
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KIEV – Si tengono per mano intorno al cordone dei vigili del fuoco, fissano gli uomini con i caschi verdi e le pale, le grosse escavatrici gialle, nessuno si muove, nessuno fiata. Sono qui dall’alba, ragazzi e ragazze di 16 e 17 anni. Lì sotto alle macerie c’è un loro amico, Danilo: un missile coreano KN-23 sganciato da russi all’1 della notte di Kiev ha polverizzato la palazzina di due piani in cui viveva. La sorella è viva, in ospedale. Danilo lo stanno ancora cercando, insieme alla mamma Victoria e al papà Oleg Huda.

«Abbiamo fatto le scuole insieme, siamo molto amici. So che è vivo, è li sotto, deve venire fuori, io lo aspetto qui», dice Jasu con dolcezza e gli occhi rossi di lacrime. A meno di 300 metri c’è una scuola elementare, i vetri sono andati tutti distrutti, poco più in là c’è l’università. Il cuore del quartiere di Sviatoshynskyi, una zona residenziale nell’ovest della città, è sventrato. Almeno 10 palazzi hanno le finestre rotte, i tetti sono sfondati per intero o…

KIEV – Si tengono per mano intorno al cordone dei vigili del fuoco, fissano gli uomini con i caschi verdi e le pale, le grosse escavatrici gialle, nessuno si muove, nessuno fiata. Sono qui dall’alba, ragazzi e ragazze di 16 e 17 anni. Lì sotto alle macerie c’è un loro amico, Danilo: un missile coreano KN-23 sganciato da russi all’1 della notte di Kiev ha polverizzato la palazzina di due piani in cui viveva. La sorella è viva, in ospedale. Danilo lo stanno ancora cercando, insieme alla mamma Victoria e al papà Oleg Huda.

«Abbiamo fatto le scuole insieme, siamo molto amici. So che è vivo, è li sotto, deve venire fuori, io lo aspetto qui», dice Jasu con dolcezza e gli occhi rossi di lacrime. A meno di 300 metri c’è una scuola elementare, i vetri sono andati tutti distrutti, poco più in là c’è l’università. Il cuore del quartiere di Sviatoshynskyi, una zona residenziale nell’ovest della città, è sventrato. Almeno 10 palazzi hanno le finestre rotte, i tetti sono sfondati per intero o in parte, le porte lesionate. «Ho sentito due esplosioni, ci siamo rifugiati nel seminterrato ma i miei genitori sono usciti a dare una mano ai feriti», racconta Valeria che vive a Sviatoshynskyi da quando è nata, 22 anni fa. Gli Huda li conosceva bene. «Voglio solo che li trovino vivi, altrimenti come farà la figlia a sopravvivere a tutto questo?», si dispera.

Solo in questa zona i servizi di sicurezza hanno raccolto 9 corpi, i morti in tutta Kiev sono 12, quasi 90 i feriti, sei sono bambini, e alcuni gravi. È stato uno degli attacchi russi contro la capitale ucraina più violenti dall’inizio del conflitto. È iniziato intorno all’una, almeno 70 missili e 140 droni sganciati su Kiev e Zhytomyr, Dnipropetrovsk, Kharkiv, Poltava, Khmelnytskyi, Sumy e Zaporizhizhia, un assalto massiccio e coordinato che ha spinto l’aeronautica militare polacca a far decollare i caccia per proteggere lo spazio aereo da missili che avrebbero potuto deviare verso il suo territorio.

Olga Rudenko in quel momento stava cercando di recuperare energie e quiete dopo una giornata difficile. Dirige il Kyiv Independent, giornale diventato voce dell’Ucraina soprattutto per gli europei: «Stavo leggendo un libro di poesie, mi ero versata un po’ di wisky quando ho sentito le esplosioni e mi sono seduta in corridoio, sul pavimento, cercando di far quadrare le cose nella mia testa: stavo cercando di proteggermi da un attacco russo estremamente forte dopo aver passato l’intera giornata a discutere di Trump che chiede la resa dell’Ucraina», ci dice nel suo ufficio al centro della capitale. Zelensky, che era volato in Sudafrica per cercare affari e alleanze nel sud globale cosiddetto, vicino a Putin ma neutrale nel conflitto, è tornato indietro. Oggi sarà un giorno di lutto nazionale, prima che il presidente ucraino prenda un altro volo, quello per Roma, per partecipare ai funerali di papa Francesco e incontrare, forse, il presidente americano.

L’assalto russo è arrivato poche ore dopo che Trump aveva di fatto accusato il leader ucraino di sabotare i suoi piani di pace, rifiutando il riconoscimento internazionale della Crimea, una presa di posizione che è vissuta con dolore e furia a Kiev. Gli ucraini sono frustrati da quello che considerano il tradimento dell’alleato più importante in questa guerra di resistenza.

Non è chiaro quali fossero gli obiettivi della selva di missili russi che ha attraversato i cieli del Paese, ma il messaggio è chiaro dice con sarcasmo il capo dell’amministrazione militare, Tymur Tkachenko: «È la pace russa in tutto il suo splendore».

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