Sarà l’ambasciatore presso la Santa Sede Yaron Zeidman a rappresentare Israele ai funerali di papa Francesco sabato. La scelta vorrebbe chiudere ufficialmente la querelle che, sin da lunedì, circonda le relazioni fra i due Stati, visto il silenzio del premier Benjamin Netanyahu e la scelta del ministro degli Esteri Israel Katz (suo stretto alleato) di far cancellare i messaggi di condoglianze pubblicati su X dalle varie ambasciate israeliane nel mondo.
Vorrebbe, ma di fatto non lo fa: alle esequie saranno presenti i leader più importanti del mondo, a partire da Donald Trump, e se è vero che il presidente Israel Herzog partirà oggi per partecipare alla Marcia dei Vivi ad Auschwitz, è anche vero che l’evento avrà luogo venerdì e non sabato: dunque i due appuntamenti potevano essere conciliati.
La scelta di partecipare ai funerali solo con un ambasciatore ha creato più di un malumore fra i diplomatici israeliani: «Se il presidente americano, qualunque cosa si pensi di lui, trova il …
Sarà l’ambasciatore presso la Santa Sede Yaron Zeidman a rappresentare Israele ai funerali di papa Francesco sabato. La scelta vorrebbe chiudere ufficialmente la querelle che, sin da lunedì, circonda le relazioni fra i due Stati, visto il silenzio del premier Benjamin Netanyahu e la scelta del ministro degli Esteri Israel Katz (suo stretto alleato) di far cancellare i messaggi di condoglianze pubblicati su X dalle varie ambasciate israeliane nel mondo.
Vorrebbe, ma di fatto non lo fa: alle esequie saranno presenti i leader più importanti del mondo, a partire da Donald Trump, e se è vero che il presidente Israel Herzog partirà oggi per partecipare alla Marcia dei Vivi ad Auschwitz, è anche vero che l’evento avrà luogo venerdì e non sabato: dunque i due appuntamenti potevano essere conciliati.
La scelta di partecipare ai funerali solo con un ambasciatore ha creato più di un malumore fra i diplomatici israeliani: «Se il presidente americano, qualunque cosa si pensi di lui, trova il tempo di essere a Roma per rendere omaggio al Papa, Israele dovrebbe essere in grado di trovare un rappresentante di alto livello che faccia lo stesso», commenta per tutti Alon Pinkas, ex consigliere diplomatico di Ehud Barak e Shimon Peres. «Quello che sta accadendo è una meschina e stupida rappresaglia per la vicinanza più volte espressa dal Pontefice alla comunità cristiana di Gaza».
Ma in Israele è forte anche il fronte di chi non ha mai perdonato a Francesco la solidarietà con Gaza: «Da ambasciatore che rappresentava Israele in Vaticano il 7 ottobre 2023, mi dispiace dire che papa Francesco avrebbe dovuto prendere una posizione più equa. Penso al suo silenzio sull’aggressione regionale a cui è stato sottoposto Israele, alla sua posizione vaga sul diritto di Israele all’autodifesa e alla sua mancanza di condanna nei confronti della retorica anti-semitica e anti-israeliana di alcune personalità musulmane», ha scritto su Ynet l’ex diplomatico Raphael Schutz.
Ieri il quotidiano vaticano, l’Osservatore romano (che in questi mesi è stato più volte oggetto degli strali dell’ambasciata israeliana presso la Santa Sede) ha scelto di non cavalcare la polemica, pubblicando una dichiarazione del Nunzio apostolico a Gerusalemme, l’arcivescovo Tito Yllana. «Ancor più del messaggio ufficiale, mi ha colpito una telefonata personale arrivata dal presidente Herzog pochi minuti dopo l’annuncio della morte del Papa». Nessuna menzione delle mancate condoglianze di Netanyahu.
Nascosta fra la pompa dell’occasione e i silenzi d’ufficio, una cosa appare dunque certa: il prossimo Papa, chiunque sarà, erediterà una relazione diplomatica con Israele estremamente tesa. Difficile pensare che possa essere ricucita fino a quando a Gaza parleranno solo le armi.