Zourabichvili: “La Georgia ormai è l’altra faccia dell’Ucraina, lo zar vuole prenderla con i brogli”
di Fabio TonacciQuando ho visto la foto di Trump e Zelensky seduti uno di fronte all’altro nella basilica di San Pietro sono stata contenta, finalmente sono riusciti a comunicare in via diretta senza nessuno attorno. Non come l’altra volta...». Due giorni fa in piazza San Pietro per le esequie papali c’era anche la leader georgiana Salomé Zourabichvili. Non era seduta con le delegazioni straniere perché la Santa Sede ha preferito riservare il posto a Mikheil Kavelashvili, il presidente filorusso eletto a dicembre a seguito di consultazioni truccate con la regia di Mosca e, per questo, non riconosciute dall’Ue e dagli Stati Uniti. «Era comunque mio dovere partecipare», spiega Zourabichvili, la quinta capo di stato georgiana (2018-2024). «Conoscevo Papa Francesco, ero stata ricevuta in Vaticano e lui si era dimostrato attento e premuroso verso la Georgia e la nostra cultura».
Pensa che il faccia a faccia tra Trump e Zelensky possa rappresentare una svolta per il negoziato sulla pace in Ucraina?
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Quando ho visto la foto di Trump e Zelensky seduti uno di fronte all’altro nella basilica di San Pietro sono stata contenta, finalmente sono riusciti a comunicare in via diretta senza nessuno attorno. Non come l’altra volta...». Due giorni fa in piazza San Pietro per le esequie papali c’era anche la leader georgiana Salomé Zourabichvili. Non era seduta con le delegazioni straniere perché la Santa Sede ha preferito riservare il posto a Mikheil Kavelashvili, il presidente filorusso eletto a dicembre a seguito di consultazioni truccate con la regia di Mosca e, per questo, non riconosciute dall’Ue e dagli Stati Uniti. «Era comunque mio dovere partecipare», spiega Zourabichvili, la quinta capo di stato georgiana (2018-2024). «Conoscevo Papa Francesco, ero stata ricevuta in Vaticano e lui si era dimostrato attento e premuroso verso la Georgia e la nostra cultura».
Pensa che il faccia a faccia tra Trump e Zelensky possa rappresentare una svolta per il negoziato sulla pace in Ucraina?
«Ho sempre pensato che i russi stessero calcando troppo la mano con Trump, convinti come sono di ottenere da lui tutto ciò che vogliono».
E cosa vuole Putin?
«Il dominio totale sull’Ucraina, parti di territorio non gli bastano. Ma dubito che ci riuscirà».
Perché?
«Trump a un certo punto si potrebbe stufare di questa trattativa. Zelensky ha detto che è pronto ad accettare il cessate il fuoco senza precondizioni, il Cremlino invece dice che intende cominciare le negoziazioni senza precondizioni. È una differenza sottile ma sostanziale che può far saltare i nervi al presidente americano. Sono preoccupata però anche per un altro aspetto».
Quale?
«La Georgia è il campo di prova di un altro tipo di strategia di dominio russo, costruito tramite la manipolazione del voto, la propaganda e l’instaurazione di un governo fantoccio. Non siamo ancora lì, ma se alla fine Putin ci dovesse riuscire, proverà seriamente a replicare lo schema georgiano in Ucraina, in Moldovia e in Romania».
L’Europa sta sottovalutando la portata delle operazioni di influenza di Mosca?
«Sì».
E cosa non stiamo capendo di Putin?
«La sua mentalità da ex agente del Kgb. Non è un leader militare e infatti non gli è riuscita l’invasione su larga scala dell’Ucraina, ha dovuto sostituire molti generali, il suo esercito si sta facendo aiutare dai nordcoreani. Ma quando si passa sul piano delle guerre ibride, allora Putin, con la sua mentalità da Kgb, è molto efficace. Gli europei dovrebbero studiare cosa è accaduto nel mio Paese».
Si riferisce alle elezioni truccate?
«Sì, c’è stata una massiccia operazione di manipolazione orchestrata mesi prima del voto dalla Russia, con l’uso di propagandisti, tecnologia e 3.500 call center, uno per distretto elettorale. Servivano a controllare i votanti, di cui avevano informazioni personali riservate. Sfruttandole, hanno fatto pressioni sui soggetti più vulnerabili».
Uno però può pensare che queste interferenze così plateali possano accadere solo nei paesi dell’ex orbita sovietica.
«Ed è uno sbaglio. Le libere elezioni sono state attaccate in Romania, succederà in Moldavia, la propaganda russa ha toccato persino gli Stati Uniti e noto dei segnali anche in Repubblica Ceca e in Germania. Nessuno è immune».
Sabato era il 150 esimo giorno di proteste popolari in piazza che Kavelashvili, nonostante gli arresti e la repressione violenta, non riesce a fermare. La situazione, tuttavia, appare in stallo. Cosa si aspetta che succederà?
«Tre sono gli scenari. Il primo è che le proteste spingeranno queste autorità a indire nuove elezioni, ma più passa il tempo e più diventa improbabile. Il secondo è l’erosione dall’interno. Non si può mai sapere quando avverrà il crollo di un regime autoritario, però dei segnali ci sono. La politica internazionale di non riconoscimento del governo Kavelashvili e le sanzioni stanno cominciando ad avere effetto».
E il terzo scenario?
«Quando tutte le speranze saranno perse, può scoppiare la rivoluzione. Dei tre scenari, il più probabile ritengo sia il secondo».
Cosa chiede all’Italia e all’Europa?
«Più attenzione per la Georgia, noi siamo l’altro lato della medaglia ucraina. In Ucraina l’aggressione russa è militare, in Georgia ha una forma diversa. Ma per l’Europa intesa come comunità democratica è la stessa sfida».