✕

Spagna, all’aeroporto di Valencia senza rete e corrente: “E ora come arriviamo in città?”

(reuters)

Ascolta l'audio

Le preoccupazioni di chi arriva nel paese dopo il black out: nessun segnale sui cellulari, prese elettriche fuori uso, metro bloccata. Tra chi cerca un modo per spostarsi e chi preferisce restare agganciato al wifi della struttura
1 minuti di lettura

VALENCIA – Un salto indietro di 50 anni o quasi. Atterrato a Valencia, in Spagna, con un ritardo di oltre due ore, la prima novità: cancellato il bip bip dei telefoni cellulari che si riaccendono mentre l’aereo è ancora in pista. Tutti maneggiano lo smartphone, senza vita. Nessun collegamento. Né il 4G né niente altro.

Poi piccola e felice sorpresa: funziona il wifi dell’aeroporto. L’unico gancio alla modernità del XXI secolo. Ma, se si prova ad attaccare il tablet o qualsiasi altro oggetto alla presa elettrica, si risprofonda in un’altra epoca. Niente, tutto fermo. Una processione disperante davanti ai due buchini che forniscono energia: un tentativo continuo con un continuo esito negativo. E la faccia interrogativa di tutti: “E ora come faccio? Come chiamo, come mi sposto, come avverto?”.

VALENCIA – Un salto indietro di 50 anni o quasi. Atterrato a Valencia, in Spagna, con un ritardo di oltre due ore, la prima novità: cancellato il bip bip dei telefoni cellulari che si riaccendono mentre l’aereo è ancora in pista. Tutti maneggiano lo smartphone, senza vita. Nessun collegamento. Né il 4G né niente altro.

Poi piccola e felice sorpresa: funziona il wifi dell’aeroporto. L’unico gancio alla modernità del XXI secolo. Ma, se si prova ad attaccare il tablet o qualsiasi altro oggetto alla presa elettrica, si risprofonda in un’altra epoca. Niente, tutto fermo. Una processione disperante davanti ai due buchini che forniscono energia: un tentativo continuo con un continuo esito negativo. E la faccia interrogativa di tutti: “E ora come faccio? Come chiamo, come mi sposto, come avverto?”.

All’aeroporto la sorpresa inizia in effetti a diventare preoccupazione quando ci si chiede: come vado in città? La metro è ferma. Davanti ai taxi la fila è una disperazione: la coda è lunga quasi un chilometro. Ma con una difficoltà in più: non si può pagare con la carta di credito. “Ma io non ho la moneda!!!”. Quindi la scena è sempre la stessa: tutti escono dall’aeroporto e poi rientrano alla ricerca di un bancomat. Un assalto continuo: uno dei due sportelli degli “arrivi” ha esaurito le banconote. Ce ne è solo uno. Ma è vitale avere i contanti. Altrimenti non ci si muove. O meglio: altrimenti non si può coltivare la speranza di lasciare l’aeroporto.

“Ma io – ripetono in molti – preferisco stare qui. Almeno c’è il wifi e non sto fuori dal mondo…”. L’alternativa a questo punto è: fare la fila per prendere un taxi o aspettare seduto su una panchina ma avendo a disposizione la rete?

Leggi i commenti