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In Spagna il mondo si spegne, senza elettricità e tecnologia: “Un salto indietro nel tempo”

(reuters)

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A Valencia non vanno telefoni, wi-fi e carte di credito. I semafori sono fuori uso. Gente disorientata, incidenti stradali e rischio crimine. La polizia: “Noi inermi”
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VALENCIA – Ore 12,32. Il mondo in Spagna si è fermato. O meglio è tornato indietro di 50 anni. O anche di più. Il più grande blackout del mondo occidentale. Ecco la realtà senza energia elettrica. Un salto nel passato in un solo secondo. E non si sa ancora come sia accaduto. «Non possiamo escludere nulla», ha detto il premier spagnolo Sanchez: un fenomeno atmosferico straordinario, una sorta di terremoto elettromagnetico e un attentato ibrido compiuto da forze straniere, ossia dalla Russia. Un’incertezza che ingigantisce la confusione e il senso di spaesamento. E mostra la debolezza di un sistema che si può inceppare con molta facilità.

Sta di fatto che arrivando in Spagna sembra di vivere una sorta di “Day after”. File ovunque, nessuna informazione, disagi di ogni tipo e tutti che vagano come fantasmi con lo smartphone tra le mani alla ricerca del “campo”. «Qui è tutto fermo – dice Miguel, un poliziotto della Guardia Civil all’aeroporto di Valencia – e nessuno sa niente. E noi non p…

VALENCIA – Ore 12,32. Il mondo in Spagna si è fermato. O meglio è tornato indietro di 50 anni. O anche di più. Il più grande blackout del mondo occidentale. Ecco la realtà senza energia elettrica. Un salto nel passato in un solo secondo. E non si sa ancora come sia accaduto. «Non possiamo escludere nulla», ha detto il premier spagnolo Sanchez: un fenomeno atmosferico straordinario, una sorta di terremoto elettromagnetico e un attentato ibrido compiuto da forze straniere, ossia dalla Russia. Un’incertezza che ingigantisce la confusione e il senso di spaesamento. E mostra la debolezza di un sistema che si può inceppare con molta facilità.

Sta di fatto che arrivando in Spagna sembra di vivere una sorta di “Day after”. File ovunque, nessuna informazione, disagi di ogni tipo e tutti che vagano come fantasmi con lo smartphone tra le mani alla ricerca del “campo”. «Qui è tutto fermo – dice Miguel, un poliziotto della Guardia Civil all’aeroporto di Valencia – e nessuno sa niente. E noi non possiamo fare niente. State attenti, dovete cavarvela da soli». Niente elettricità, niente comunicazione. Niente whatsapp, niente email, niente google map, niente pagamenti elettronici. Una società tecnologica che piomba all’improvviso nell’età della pietra.

C’è un silenzio strano che assorda. È una calma che allarma. Il vociare è mesto. Nessuno, di certo, urla al telefono. Ma tutti si guardano intorno per cogliere una qualche certezza che dia fiducia. Per verificare che almeno una delle vecchie abitudini resiste all’onda d’urto del “zero elettricità”. Atterrato a Valencia con diverse ore di ritardo, allora, c’è prima una novità assoluta: il “bip bip” dei telefonini che si riaccendono non esiste più. Nessuno che annuncia a qualche amico o parente: «Sono arrivato».

Il mondo “fuori”, però, è ancora più pieno di sorprese. Funziona un solo nastro per la riconsegna dei bagagli. Il gruppo elettrogeno dello scalo valenciano non può fare di più. Però c’è una prima ancora cui aggrapparsi: la rete wi-fi funziona. Un sospiro di sollievo. Uno squarcio di modernità. Ma con i confini angusti della sala-arrivi. Solo all’interno. Serve a poco. Un passo e la linea scompare. Il problema a quel punto è: come lasciare l’aeroporto?

La metro è ferma, i bus rarissimi e presi d’assalto da viaggiatori e inondati di valigie. Uno tsunami umano. La fila per i taxi è lunga un paio di chilometri. Ma soprattutto: come si paga? Le carte di credito sono inutilizzabili. Altro che uscita dallo “swift”, il circuito finanziario. Questo è ben di più. I tassisti vogliono solo contanti. «Il sistema – urla Tatai, tassista bengalese – non va. Solo cash, solo cash!». E allora si ritorna all’interno. Due bancomat vengono presi d’assalto. Dopo poco uno finisce i contanti. Esaurito. Riesco a prelevare 200 euro. Un signore inglese si avvicina: «La mia tessera non funziona. Se prelevi per me, ti faccio un bonifico il prima possibile». Gli do 100 euro sulla fiducia.

Ma una volta fuori, tutto diventa ancora più complicato. Il taxi è un miraggio. Gli autobus non passano. Uber è bloccato. Un pezzo a piedi fuori dall’aeroporto e un tassista indiano si ferma. «Andiamo in centro ma solo se paghi in contanti». Il racconto di Manveer Singh sembra davvero un film apocalittico: «Dobbiamo stare attenti, perché i semafori non funzionano. Ci sono stati già tanti incidenti». In effetti lungo la strada si vedono diverse macchine ferme e a ogni incrocio si attraversa a passo d’uomo. «Sembra di stare nel mio Paese – dice sorridendo – ma tu sei italiano. Forse anche nel tuo». In realtà molte vetture sono bloccate anche per un altro motivo. Non siamo abituati nemmeno a pensarlo: le pompe di benzina e le colonnine elettriche sono fuori uso. Non si può fare rifornimento. “Serrado”, si legge ovunque.

A Valencia la situazione è forse più tranquilla rispetto al resto della Spagna: ieri era San Vicente, il patrono della città. Quindi un giorno di festa. Ma quando si arriva in centro lo scenario è abbastanza impressionante. Tutti i negozi chiusi. Persino il Mc Donald’s più grande della città, quello nella piazza centralissima della cattedrale, ha abbassato le saracinesche. Solo gli esercizi più piccoli mantengono le porte aperte e dentro assicurano un po’ di illuminazione con le candele. La polizia è a ogni angolo. La paura che lo sciacallaggio metta a soqquadro la città è evidente. «Dovete stare attenti – avverte un agente – anche voi turisti. Se la situazione resta questa anche quando fa buio, nessuno vi potrà proteggere».

In centro ogni fermata dei bus è sommersa da una folla. E ogni taxi che passa deve fare lo slalom tra i tanti che sperano sia libero. In hotel per un attimo ricompare la clessidra del wifi. Solo pochi secondi. «Mi dispiace – dicono alla reception- ogni tanto si mette in funzione. Però, mi raccomando, non prenda l’ascensore». E già, perché tra le abitudini banali della nostra vita c’è anche questa: adesso bisogna andare su è giù per le scale. «Il governo – spiega un funzionario della amministrazione cittadina - ci dice che dovrebbe riprendere tutto verso le dieci di sera». Ma è stata una speranza vana.

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