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Collettivo università d’élite: gli atenei Usa si alleano per resistere a Trump

(reuters)

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Dopo gli attacchi dell’amministrazione, i membri del gruppo formato da docenti, presidenti, ricercatori e scienziati vogliono far valere la forza della propria storia: “Molte scuole esistono da trecento anni, mentre il presidente è al governo da tre mesi”.
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NEW YORK - Il nome di “collettivo” ha richiamato per anni le proteste studentesche, a partire dagli anni ’60 e ’70. L’obiettivo era creare gruppi di studenti, ma anche di lavoratori, artisti, organizzati in modo orizzontale, senza gerarchie. Adesso è nato segretamente un “collettivo” americano formato da docenti e presidenti, ricercatori e scienziati. I vertici delle università d’elite americane si sono messi insieme per mettere a punto una strategia comune di contrasto all’attacco che il presidente Donald Trump ha lanciato alla loro indipendenza, congelando i fondi federali per miliardi di dollari.

Il gruppo che, secondo il Wall Street Journal, si è formato nei giorni scorsi, comprende almeno una decine di università, tra cui ci sarebbero - ma al momento non ci sono conferme ufficiali - Harvard, Princeston e Columbia, che guidano la ricerca scientifica in Stati di tradizione Democratica. Il “collettivo”, come alcuni dei suoi stessi membri hanno deciso di chiamarlo, si muove in segret…

NEW YORK - Il nome di “collettivo” ha richiamato per anni le proteste studentesche, a partire dagli anni ’60 e ’70. L’obiettivo era creare gruppi di studenti, ma anche di lavoratori, artisti, organizzati in modo orizzontale, senza gerarchie. Adesso è nato segretamente un “collettivo” americano formato da docenti e presidenti, ricercatori e scienziati. I vertici delle università d’elite americane si sono messi insieme per mettere a punto una strategia comune di contrasto all’attacco che il presidente Donald Trump ha lanciato alla loro indipendenza, congelando i fondi federali per miliardi di dollari.

Il gruppo che, secondo il Wall Street Journal, si è formato nei giorni scorsi, comprende almeno una decine di università, tra cui ci sarebbero - ma al momento non ci sono conferme ufficiali - Harvard, Princeston e Columbia, che guidano la ricerca scientifica in Stati di tradizione Democratica. Il “collettivo”, come alcuni dei suoi stessi membri hanno deciso di chiamarlo, si muove in segreto, lontano dalla scena pubblica, ma rappresenta una mossa per organizzare meglio la risposta collettiva. Il gruppo comprende presidenti di università, membri dei board accademici, il meglio dell’intelligenza americana, che ha contatti nel mondo della politica, della finanza e dell’informazione.

L’iniziativa nasce dopo che l’amministrazione Trump ha bloccato oltre due miliardi di dollari di fondi federali ad Harvard, e dopo che la più antica università statunitense si era rifiutata di sottostare alle condizioni poste dalla Casa Bianca, che chiedeva in cambio dello sblocco dei fondi una specie di commissariamento dell’accademia e la consegna dei nomi degli studenti stranieri che avevano manifestato contro Israele e a favore dei palestinesi. Il rifiuto, annunciato dal presidente di Harvard, Alan Garber, ha generato un effetto a catena: la Columbia Univerisity, che in un primo momento si era piegata a Trump per non perdere 400 milioni di dollari fondi pubblici, ha cancellato l’accordo.

Più di centottanta, tra università e college, hanno firmato una lettera aperta con cui hanno detto no alla ritorsione avviata dal governo.

Il “collettivo” punta a creare un fronte comune, evitando che altre università possano trovare un accordo con il governo, rinunciando alla propria indipendenza. I membri del gruppo vogliono far valere la forza della propria storia: “molte scuole - ha detto uno di loro al Wall Street Journal - esistono da trecento anni, mentre il presidente Trump è al governo da tre mesi”. I professori e gli accademici si considerano la “base della resistenza” che agirà nei prossimi mesi.

Tra le sfide da affrontare, la gestione delle iscrizioni degli studenti internazionali, messa a rischio dalla politica trumpiana. Al momento nessuno è uscito allo scoperto, ma in futuro il “collettivo” potrebbe indicare pubblicamente al mondo universitario il sentiero da seguire per rispondere agli attacchi del governo.

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