Black out, lo scrittore Enrique Vila-Matas: “Nel buio un’angoscia immensa”
di Paolo Di PaoloCoincidenza vuole che il suo ultimo romanzo, non ancora tradotto in italiano, si apra con una – testuale – «grave interruzione della corrente elettrica» in Spagna. Il Grande Blackout, così lo definisce, che dà agli umani (e soprattutto agli androidi) protagonisti del libro una vita «aperta e indefinita». L’autore mette le mani avanti: la fantascienza non è più un genere letterario, perché viviamo nella fantascienza. Cita l’intelligenza artificiale, ma una volta sola, perché lo infastidisce, «come la realtà politica attuale e altre cose che passano di moda». È convinto che diventerà una specie di elettrodomestico da incasso e che tuttavia genererà conflitti. Ma senza corrente che si fa?
Enrique Vila-Matas, il più letterario degli scrittori spagnoli, è nato e abita a Barcellona. Ha trascorso – racconta – la giornata della grande interruzione senza scrivere. «Sono paranoico oltre ogni limite, paranoico “perso”. Perché il tema principale del mio ultimo romanzo, appena pubblicato in Spagn…
Coincidenza vuole che il suo ultimo romanzo, non ancora tradotto in italiano, si apra con una – testuale – «grave interruzione della corrente elettrica» in Spagna. Il Grande Blackout, così lo definisce, che dà agli umani (e soprattutto agli androidi) protagonisti del libro una vita «aperta e indefinita». L’autore mette le mani avanti: la fantascienza non è più un genere letterario, perché viviamo nella fantascienza. Cita l’intelligenza artificiale, ma una volta sola, perché lo infastidisce, «come la realtà politica attuale e altre cose che passano di moda». È convinto che diventerà una specie di elettrodomestico da incasso e che tuttavia genererà conflitti. Ma senza corrente che si fa?
Enrique Vila-Matas, il più letterario degli scrittori spagnoli, è nato e abita a Barcellona. Ha trascorso – racconta – la giornata della grande interruzione senza scrivere. «Sono paranoico oltre ogni limite, paranoico “perso”. Perché il tema principale del mio ultimo romanzo, appena pubblicato in Spagna e intitolato “Canon de cámara oscura”, è un’interruzione di corrente. Nessuno ricorda di un altro blackout, quello di Barcellona nel 2007. L’intera città era al buio, tranne che per i fari delle automobili. Non potevo scrivere e non potevo nemmeno leggere, perché non c’era luce».
Come ha vissuto il nuovo e più vasto incubo?
«Sono paralizzato».
Le è sembrato di vivere la puntata di una serie distopica come “Black Mirror”?
«No, direi piuttosto lo sto vivendo come una sorta di ritorno al passato».
Le viene in mente un altro film?
«È come se fossi stato catapultato dentro “Barry Lyndon”, il film di Stanley Kubrick ambientato in un Settecento a lume di candela».
Le pare che, alla prova del blackout, il mondo tecnologico si sia mostrato più vulnerabile di quanto siamo portati a credere?
«Quello che preoccupa è che il primo ministro Pedro Sánchez ha parlato ai cittadini e non è stato in grado di spiegare le ragioni dell’accaduto. Ha anche detto di avere contattato la Nato. E che ancora non si sente di escludere nulla. Mentre le rispondo, sto ascoltando una radio a batterie. Non avrei mai pensato di trovarmi in una situazione simile».
Userebbe la parola paura?
«No, paura no».
E cosa?
«Grande preoccupazione per l’isolamento degli anziani, per i tanti passeggeri dei treni bloccati in mezzo al nulla in attesa di essere messi al sicuro. Nessun terrore direi, ma di sicuro angoscia. Un’angoscia immensa. E mi pongo una serie di domande ovvie, relative a cosa ci aspetta. A dove pensiamo di dirigerci. Quella di oggi è una situazione a metà fra tragica e comica. All’improvviso, diventa essenziale, vitale, cercare una batteria per la nostra torcia. E oltretutto facciamo una fila interminabile per procurarci quella batteria!».