ROMA – Se l’Italia fosse rimasta al buio come è accaduto due giorni fa in Spagna, i primi ad accorgersi di un imminente blackout sarebbero stati gli ingegneri di Terna raccolti nelle sale della sede fuori Roma. Qui si trova il centro nazionale di controllo della rete elettrica, il cervellone da cui la società guidata da Giuseppina di Foggia controlla e gestisce tutti i flussi di elettricità ad alta e altissima tensione che scorrono lungo la penisola e attraverso i confini. Se i computer della sala di controllo avessero registrato oscillazioni sospette nella frequenza del segnale, come è avvenuto dall’altra sponda del Mediterraneo, sarebbero entrati in azione i sistemi di protezione automatici. Perché in questi casi il tempo di reazione per evitare il buio, ammesso che sia possibile, è di pochi millisecondi. Impossibile per un operatore umano.
ROMA – Se l’Italia fosse rimasta al buio come è accaduto due giorni fa in Spagna, i primi ad accorgersi di un imminente blackout sarebbero stati gli ingegneri di Terna raccolti nelle sale della sede fuori Roma. Qui si trova il centro nazionale di controllo della rete elettrica, il cervellone da cui la società guidata da Giuseppina di Foggia controlla e gestisce tutti i flussi di elettricità ad alta e altissima tensione che scorrono lungo la penisola e attraverso i confini. Se i computer della sala di controllo avessero registrato oscillazioni sospette nella frequenza del segnale, come è avvenuto dall’altra sponda del Mediterraneo, sarebbero entrati in azione i sistemi di protezione automatici. Perché in questi casi il tempo di reazione per evitare il buio, ammesso che sia possibile, è di pochi millisecondi. Impossibile per un operatore umano.
Nella sala del centro nazionale di controllo
La sala madre è quella del Cnc, il centro nazionale di controllo. Appena cinque postazioni per i turnisti e un’intera parete ricoperta di schermi su cui si muovono i principali grafici da monitorare, aggiornati ogni quattro secondi. Al centro troneggia un’immensa ragnatela che rappresenta l’intero sistema elettrico italiano, con le sue 172 stazioni a 380 kV di tensione, raffigurate come piccoli quadratini illuminati, e gli oltre 75.000 km di rete che le collegano. Completano l’immagine le 30 interconnessioni con l’estero e alcune porzioni delle reti confinanti.
I rischi per la rete, tra blackout e danni fisici
Senza arrivare allo spegnimento generale di un Paese, ci sono diverse situazioni di stress che l’infrastruttura deve poter sopportare. Può trattarsi di variazioni inattese di alcune frequenze che si discostano troppo dalle previsioni calcolate dagli algoritmi. O di uno sbilanciamento tra la domanda e l’offerta del mercato di energia, che devono sempre rimanere in equilibrio. O ancora, di un danno fisico ad alcune parti della rete, magari a causa di un evento atmosferico eccezionale. Eliminare tutti i rischi sarebbe troppo caro, così Terna deve raggiungere di volta in volta un compromesso tra coprirli e calmierare i costi di dispacciamento, che poi famiglie e imprese si ritrovano in bolletta.
Con le rinnovabili aumenta la complessità
Per molti aspetti, il mercato dell’energia assomiglia a un mercato finanziario, dove Terna rappresenta la domanda. Dalla sala “market operation”, gli ingegneri gestiscono 50 milioni di offerte di vendita e acquisto di energia all’anno, distribuite con una cadenza di 178 sessioni quotidiane. Ancora una volta, tempi rapidissimi. Il quadro si complica più aumenta la produzione da fonti rinnovabili, non programmabili. Anche questo aspetto può aver contribuito alla crisi spagnola. E benché sia presto per conoscerne i motivi precisi, alcuni iniziano a ipotizzare due fenomeni, senza però poter stabilire quale sia la causa e quale l’effetto: il primo, la separazione della rete iberica da quella europea, e il secondo, la perdita repentina dell’energia da rinnovabili e nucleare (le centrali si sarebbero staccate avvertendo un’instabilità del sistema che la metteva a rischio).
Le altre due sale della struttura
Il percorso si conclude con il network operations center, che gestisce i flussi di dati tra l’interno e l’esterno dell’azienda, e la service control room, incaricata di monitorare i sistemi tecnologici di Terna, alla base del servizio del centro.
L’Italia dopo il blackout del 2003
Dopo il blackout del 2003, l’Italia si è attrezzata per rendere sempre più improbabili episodi simili, ad esempio dotandosi di norme rigorose sull’allaccio delle rinnovabili. Terna possiede una tecnologia proprietaria che le consente di intervenire rapidamente e progetta di investire oltre 23 miliardi di euro sulla rete nei prossimi 10 anni. Basterà per evitare di finire al buio? Si spera di non doverlo scoprire.