NEW YORK – Nel giorno in cui va in Michigan per marcare i primi cento giorni di governo, Donald Trump alleggerisce i dazi sul settore automobilistico e annuncia un possibile accordo con l’India.
La Casa Bianca giustifica la decisione con la necessità di agevolare le case produttrici e dare loro più tempo per riportare le fabbriche negli Stati Uniti, ma non mancano gli analisti che attribuiscono questa nuova marcia indietro al crollo della popolarità del presidente nei sondaggi e ai danni già provocati dalle sue guerre commerciali, confermati dal calo della fiducia dei consumatori al livello più basso dal 2011.
Trump ha fatto show di ottimismo ieri annunciando che «i negoziati con l’India vanno alla grande, avremo un accordo». Poco prima aveva firmato un nuovo decreto che esenta le case automobilistiche dal pagamento di doppie tariffe. E a seguire a Abc è tornato a minacciare la Cina: «Merita dazi al 145%». In sostanza, se sono già soggette ai dazi del 25% imposti sull’importazione di …
NEW YORK – Nel giorno in cui va in Michigan per marcare i primi cento giorni di governo, Donald Trump alleggerisce i dazi sul settore automobilistico e annuncia un possibile accordo con l’India.
La Casa Bianca giustifica la decisione con la necessità di agevolare le case produttrici e dare loro più tempo per riportare le fabbriche negli Stati Uniti, ma non mancano gli analisti che attribuiscono questa nuova marcia indietro al crollo della popolarità del presidente nei sondaggi e ai danni già provocati dalle sue guerre commerciali, confermati dal calo della fiducia dei consumatori al livello più basso dal 2011.
Trump ha fatto show di ottimismo ieri annunciando che «i negoziati con l’India vanno alla grande, avremo un accordo». Poco prima aveva firmato un nuovo decreto che esenta le case automobilistiche dal pagamento di doppie tariffe. E a seguire a Abc è tornato a minacciare la Cina: «Merita dazi al 145%». In sostanza, se sono già soggette ai dazi del 25% imposti sull’importazione di macchine e parti dall’estero, non dovranno rispettare anche quelli su beni come alluminio e acciaio. Potranno chiedere il rimborso, che verrà elargito con percentuali variabili di anno in anno. Inoltre se useranno parti che applicano il dettato dell’accordo Usmca, che regola gli scambi tra Usa, Messico e Canada, non verranno assoggettate ad alcuna misura.
Trump, nel discorso in Michigan, ha avvertito che le case produttrici saranno "massacrate" se non riporteranno le fabbriche negli Usa: "Stiamo concedendo loro del tempo per farlo. Amiamo il Giappone, ma vogliamo che le auto siano prodotte qui". Quanto alla Cina, "faremo un accordo commerciale equo. Pechino vuole fare un accordo, noi vogliamo fare un accordo".
Il segretario al Tesoro Bessent ha detto che la concessione del presidente dimostra il suo impegno a riportare la manifattura negli Usa: «Vogliamo dare alle case automobilistiche una strada per farlo velocemente e in maniera efficiente, creando più posti di lavoro possibili». La realtà, secondo gli analisti di Morgan Stanley, è che i dazi del 25% già imposti aumenterebbero i prezzi di 6.000 dollari in media per auto, minando il mercato. Nel frattempo il lavoro non tornerebbe nei confini nazionali, perché i produttori avrebbero comunque bisogno di anni per riportare indietro le fabbriche.
Il problema è mondiale, come ha sottolineato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al Congresso del Ppe a Valencia: «Ora i mercati globali sono scossi dall’imprevedibile politica tariffaria dell’amministrazione statunitense. I dazi sono ai livelli più alti degli ultimi cento anni. La settimana scorsa l’Fmi ha lanciato un severo monito. Non è una sorpresa: sono come le tasse. Danneggiano sia i consumatori che le imprese». Questo perché «colpiscono Wall Street e le piccole imprese. Milioni di cittadini dovranno pagare bollette più alte. I medicinali costeranno di più, i trasporti costeranno di più. L’inflazione aumenterà. E questo danneggerà in particolare i cittadini più vulnerabili. Le imprese, grandi e piccole, ne risentono fin dal primo giorno. Maggiore incertezza, interruzione delle catene di approvvigionamento, burocrazia onerosa. Non possiamo e non dobbiamo permettere che ciò accada”.
Gli elettori americani sembrano convincersi anche loro, visto che la popolarità di Trump è scesa al 39%, il livello più basso negli ultimi 80 anni dopo i primi 100 giorni di governo. E lui deve correre ai ripari.