Romania, hacker russi prendono di mira il voto. Il trumpiano Simion al seggio con Georgescu
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniBUCAREST – Gli sguardi sono puntati oggi sulla Romania, ennesimo Paese della vecchia Cortina di ferro che cede a rigurgiti nazionalisti e autoritari per esprimere la sua delusione verso le élite corrotte, un’Europa che sente lontana e le sue ansie per la guerra in Ucraina che qui è più vicina che altrove. E in queste prime ore di urne aperte per le elezioni presidenziali più importanti dalla fine del comunismo, i media rumeni hanno aperto già su una notizia inquietante: alcuni siti governativi e dei candidati sarebbero stati presi di mira da hacker russi.
Vladimir Putin, che era già stato il convitato di pietra del voto di novembre, quando un candidato neofascista, Calin Georgescu, era stato catapultato in cima alle preferenze grazie a una massiccia campagna su TikTok finanziata e orchestrata dal Cremlino, continua nel suo tentativo di destabilizzare i Paesi che ritiene più strategici. E la Romania, ultimo avamposto Nato prima della Moldova e dell’Ucraina, Paese ricco di materie prime…
BUCAREST – Gli sguardi sono puntati oggi sulla Romania, ennesimo Paese della vecchia Cortina di ferro che cede a rigurgiti nazionalisti e autoritari per esprimere la sua delusione verso le élite corrotte, un’Europa che sente lontana e le sue ansie per la guerra in Ucraina che qui è più vicina che altrove. E in queste prime ore di urne aperte per le elezioni presidenziali più importanti dalla fine del comunismo, i media rumeni hanno aperto già su una notizia inquietante: alcuni siti governativi e dei candidati sarebbero stati presi di mira da hacker russi.
Vladimir Putin, che era già stato il convitato di pietra del voto di novembre, quando un candidato neofascista, Calin Georgescu, era stato catapultato in cima alle preferenze grazie a una massiccia campagna su TikTok finanziata e orchestrata dal Cremlino, continua nel suo tentativo di destabilizzare i Paesi che ritiene più strategici. E la Romania, ultimo avamposto Nato prima della Moldova e dell’Ucraina, Paese ricco di materie prime energetiche, lo è.
Le urne sono aperte dall’alba per il primo turno delle presidenziali e i primi exit poll sono attesi alla chiusura delle urne, dunque alle 20 italiane. Ma in Romania si sta verificando un fenomeno che rende complicata una prima valutazione dei risultati: “il 50% degli interpellati si rifiuta di rispondere” ha rivelato un sondaggista che farà le rilevazioni per conto di HotNews. Bisognerà aspettare notte fonda per un risultato affidabile. Un deja vu di novembre.
Intanto si registra un’affluenza superiore del 2% rispetto all’ultimo voto: alle 12 ore locali (11 italiane) si erano recati alle urne tre milioni di rumeni. E un exploit impressionante si registra in particolare tra i rumeni all’estero: a mezzogiorno erano già in 500mila ad aver espresso la propria preferenza. Secondo HotNews le schede potrebbero superare stavolta il milione (a novembre erano state 821mila). Alle ultime elezioni la diaspora aveva enormemente favorito il candidato dell’estrema destra.
A Bucarest gli umori cupi degli ultimi mesi stanno favorendo nei sondaggi di nuovo un candidato dell’estrema destra, George Simion, trumpiano di ferro e dichiarato ammiratore di Giorgia Meloni, stimato al 30% dei consensi. Il 38enne leader di Aur, vicepresidente del gruppo Ecr e dunque alleato della premier italiana anche al Parlamento europeo, eredita l’elettorato del neofascista Georgescu, bandito dalle elezioni dai giudici rumeni per irregolarità alle elezioni di novembre. Stamane i due si sono presentati al seggio elettorale insieme. E Simion ha sottolineato di essersi presentato con l’ex leader neofascista per segnalare la sua “unica missione, il ripristino dell'ordine costituzionale, il ripristino della democrazia”. Il voto era stato annullato a novembre dalla Corte costituzionale e motivato dalle enormi incursioni russe scoperte nella campagna elettorale di Georgescu, ma anche dalle sue bugie sui finanziamenti elettorali. Eppure, secondo Simion “occorre fare giustizia per la Romania”.
Simion vanta anche una potenza sui social simile a Georgescu: 1,3 milioni di follower su Tiktok e un’enorme seguito sui canali Telegram rumeni, dove una miriade di account filorussi lo sostengono con la loro propaganda sulla presunta “dittatura” dell’Unione europea e dei “globalisti”. Tuttavia, durante la campagna elettorale, il leader di Aur ha in parte moderato i suoi contenuti.
Dopo le roboanti fantasie espresse negli anni scorsi di ricostituire la Bessarabia, dopo essere stato dichiarato “persona non grata” in Ucraina e in Moldova perché pizzicato con una spia russa, Simion ha cercato di adottare una strategia più “alla Meloni”. Anche se un sito rumeno di inchiesta, PressOne, ha rivelato il tentativo di Aur di reclutare neonazisti in Romania e Moldova.
Trumpiano sfegatato, Simion ha già promesso di aumentare le spese militari della Romania al 4% per accontentare le richieste del suo idolo. E all’ultimo duello elettorale con gli altri candidati ha deciso di non presentarsi in polemica con l’annullamento delle elezioni di novembre: “Non posso legittimare un colpo di Stato”. L’ex crociato no vax ha adottato anche una linea anti-Ue e anti-Nato e ha promesso che taglierà gli aiuti all’Ucraina. Un altra freccia all’arco dei sovranisti e di Vladimir Putin.
Tuttavia, anche se vincerà probabilmente il primo turno, è probabile che al ballottaggio, previsto per il 18 maggio, riuscirà a prevalere uno dei due candidati centristi, Crin Antonescu o Nicursor Dan. Ma in Romania l’entusiasmo intorno ai candidati moderati ed europeisti è piuttosto contenuto. Antonescu potrebbe arrivare secondo stasera e sfidare Simion al ballottaggio: i sondaggi lo danno a pochi punti da Simion ed è sostenuto da un’ampia coalizione rappresentata dai socialdemocratici del Pds, dai liberali del Pnl e da un partito che rappresenta la minoranza ungherese.
L’ex insegnante è un vecchio volto della nomenklatura rumena: nel 2012 tentò un putsch contro l’allora presidente Traian B?sescu con la complicità di un altro candidato che si ripresenta alle elezioni di oggi: Victor Ponta. Mentre il candidato dato in terza posizione nei sondaggi è al momento il sindaco di Bucarest, Nicursor Dan, che ha condotto una campagna elettorale battendosi contro i populismi di alcuni rivali rivali e di Simion. Peraltro contro il leader dell’estrema destra si è anche schierato un ampio fronte di scrittori e artisti che hanno sottoscritto una lettera per convincere i loro concittadini a non votare per “gli estremisti”.