“Romania, ecco perché l’estrema destra ha conquistato il voto degli emigrati”
dalla nostra inviata Tonia MastrobuoniBUCAREST – I rigurgiti di destra che si registrano in Romania vengono da lontano, dal nazionalismo che ha caratterizzato sia il regime fascista sia il comunismo sotto Ceaucescu. E sono riaffiorati in un Paese frustrato anche dal trattamento pessimo che subiscono milioni di rumeni che vivono in Europa occidentale. Ma secondo lo storico Oliver Schmitt, grande esperto di fascismi dell’est Europa, biografo del fondatore della Guardia di Ferro Corneliu Codreanu e professore dell’Università di Vienna, è “una tragedia” che la sfida contro l’ondata nera e contro i candidati anti-occidentali sia stata affidata ad alcuni vecchi volti noti e “corrotti” della politica rumena. Alcuni dei cosiddetti centristi e filoeuropeisti "non hanno alcuna credibilità", sostiene Schmitt.
Professore, c’è una deriva a destra in Romania?
“Sì. In Romania almeno il 30% dell'elettorato è di estrema destra. Ma la situazione non è molto diversa rispetto ad altri paesi come l'Austria o la Germania. L’aspetto interessant…
BUCAREST – I rigurgiti di destra che si registrano in Romania vengono da lontano, dal nazionalismo che ha caratterizzato sia il regime fascista sia il comunismo sotto Ceaucescu. E sono riaffiorati in un Paese frustrato anche dal trattamento pessimo che subiscono milioni di rumeni che vivono in Europa occidentale. Ma secondo lo storico Oliver Schmitt, grande esperto di fascismi dell’est Europa, biografo del fondatore della Guardia di Ferro Corneliu Codreanu e professore dell’Università di Vienna, è “una tragedia” che la sfida contro l’ondata nera e contro i candidati anti-occidentali sia stata affidata ad alcuni vecchi volti noti e “corrotti” della politica rumena. Alcuni dei cosiddetti centristi e filoeuropeisti "non hanno alcuna credibilità", sostiene Schmitt.
Professore, c’è una deriva a destra in Romania?
“Sì. In Romania almeno il 30% dell'elettorato è di estrema destra. Ma la situazione non è molto diversa rispetto ad altri paesi come l'Austria o la Germania. L’aspetto interessante è che questo dato contrasta con una popolazione che al 90% è favorevole all'integrazione nell'Ue e nella Nato. Eppure gli elettori scelgono soprattutto candidati che sono più o meno apertamente anti-occidentali”.
Come lo spiega?
“In Romania esiste una continuità ideologica che attraversa tutto il XX secolo: un nazionalismo fortemente legato alla Chiesa ortodossa e anti-occidentale. Che si tratti del fascismo rumeno, il cosiddetto legionarismo, o del comunismo nazionale durante il comunismo, è un fenomeno si protrae fino ai giorni nostri. Molti sono sensibili alle parole d'ordine ortodosse, ultranazionaliste e antioccidentali. E poi c’è l’aspetto socioeconomico, fortemente influenzato dall'emigrazione. Non c'è nessun altro Paese dell'UE da cui emigrino più persone che dalla Romania. E questo ha enormi conseguenze”.
Ed è una diaspora che vota le destre. Perché?
“E’ un dettaglio fondamentale. Uno degli slogan centrali dell'attuale campagna elettorale è stato: ’rispetto'. Un modo di sfruttare proprio quella diffusa frustrazione tra i rumeni emigrati, che non si sentono apprezzati né rispettati. Ma che svolgono un lavoro molto importante, ad esempio in Italia in ambito sanitario, sociale e in altri settori. Ultimamente emigrano anche sempre più scienziati. Ma non c'è un solo politico europeo che abbia mai detto quanto sia prezioso il contributo di questi 4-5 milioni di rumeni che lavorano in Europa occidentale. O nessun politico europeo è mai venuto in Romania per tenere un discorso programmatico e dire ‘Grazie’”.
Come descriverebbe il leader di Aur, George Simion?
“È un opportunista di estrema destra”.
Come Giorgia Meloni?
«Sì. A proposito di Meloni: il fatto che Simion sia diventato vicecapogruppo dell'ECR è stato un decisivo per la sua legittimazione e nobilitazione in Europa. L'incontro con Meloni è stato per lui una sorta di sdoganamento internazionale. Simion è stato un camaleonte politico nell'ambito dell'estrema destra. Ha sempre fatto attenzione a non pronunciare slogan apertamente neofascisti. Ma è considerato un agente russo: in Ucraina e in Moldova è persona non grata”.
Ma non per le sue dichiarazioni sulla Bessarabia?
“Anche, ma soprattutto perché ha incontrato un agente dei servizi segreti russi in Moldova. Per questo è considerato un agente russo sia in Moldova sia in Ucraina. Per anni ha fatto propaganda contro gli interessi occidentali. Incarna un populismo antioccidentale e ultranazionalista tipico anche di altri paesi. Ma, come Meloni, è diventato più moderato. Il motto è: quando il potere sembra a portata di mano, si abbassano i toni. Ma si continuano a ripetere i soliti slogan. Simion ha anche stretti legami con i socialdemocratici post-comunisti. E’ un fenomeno tipico tra i post-comunisti: diventano socialdemocratici di facciata che esprimono forti tendenze anti-occidentali. In realtà, il Psd è nel complesso una socialdemocrazia di facciata, di fatto si tratta di un élite di funzionari corrotti che si appoggiano a una rete che risale al periodo comunista, ma sono molto radicati nel Paese e probabilmente hanno legami con i servizi segreti. E’ importante capire che la stragrande maggioranza dei candidati a queste elezioni è scettica o direttamente ostile verso l’Occidente".
Cosa ne pensa dei candidati centristi? Per il ballottaggio con Simion sembrava favorito Antonescu, alla fine ha vinto il sindaco di Bucarest Dan.
“Credo sia importante capire che due dei tanti candidati che erano in corsa, Crin Antonescu e Victor Ponta, sono due facce note. Antonescu ha cercato nel 2012 di cacciare il presidente della Repubblica Traian Basescu abusando della Costituzione. E Victor Ponta fu suo complice. Antonescu è diventato poi presidente ad interim, ma lui e Ponta hanno perso il referendum sulla destituzione imposto dalla Costituzione. Lo stesso Ponta ha dovuto dimettersi da premier nel 2015 dopo l'incendio nella discoteca Colectiv di Bucarest. E si è candidato senza successo alla presidenza contro Klaus Johannis, già allora con slogan ortodossi e nazionalisti. Il loro è il ritorno di due politici corrotti. E il fatto che si siano potuti ripresentare dopo dieci anni dimostra quanto sia disorientato questo Paese. Sono due espressioni tipiche del sistema che ora dicono di essere 'contro’. Assolutamente non credibili”.