STRASBURGO – La sicurezza è una delle urgenze dell’Ue. L’Europa deve spendere di più in questo settore. E può farlo anche ricorrendo a «debito comune», ossia a nuovi eurobond come per il Recovery Fund. Il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, sarà oggi a Firenze per intervenire all’Istituto universitario europeo e per incontrare i vertici di Leonardo. Non a caso perché il suo tour nell’Unione punta proprio a capire lo stato dell’industria militare nel Vecchio Continente. È convinto che anche lo scontro sui dazi con Trump si possa superare attraverso un maggiore impegno economico nella Nato.
In una fase in cui tutto il mondo sembra in fibrillazione, qual è la prima urgenza per l’Ue?
«Competitività e sicurezza. E poi mantenere la nostra unità».
A proposito di sicurezza, l’Europa può accettare una pace che preveda di consegnare parte dei territori ucraini alla Russia?
«Solo l’Ucraina può definire i termini di un accordo. Difendiamo il diritto internazionale e sosteni…
STRASBURGO – La sicurezza è una delle urgenze dell’Ue. L’Europa deve spendere di più in questo settore. E può farlo anche ricorrendo a «debito comune», ossia a nuovi eurobond come per il Recovery Fund. Il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, sarà oggi a Firenze per intervenire all’Istituto universitario europeo e per incontrare i vertici di Leonardo. Non a caso perché il suo tour nell’Unione punta proprio a capire lo stato dell’industria militare nel Vecchio Continente. È convinto che anche lo scontro sui dazi con Trump si possa superare attraverso un maggiore impegno economico nella Nato.
In una fase in cui tutto il mondo sembra in fibrillazione, qual è la prima urgenza per l’Ue?
«Competitività e sicurezza. E poi mantenere la nostra unità».
A proposito di sicurezza, l’Europa può accettare una pace che preveda di consegnare parte dei territori ucraini alla Russia?
«Solo l’Ucraina può definire i termini di un accordo. Difendiamo il diritto internazionale e sosteniamo l’Ucraina. La sosterremo nei futuri negoziati di pace e nell’integrazione nell’Unione europea. Ma non sostituiamo Kiev nelle sue decisioni».
La proposta di Trump, però, prevedeva proprio la consegna a Putin di una parte dei territori ucraini.
«Tutti vogliono la pace, ad eccezione forse di Putin. Accogliamo con favore gli sforzi del presidente Trump. In Europa si è formata una coalizione di volonterosi per fornire reali garanzie di sicurezza all’Ucraina e per evitare che questi negoziati producano solo un breve cessate il fuoco o una tregua. Quando si guarda alla tragedia di Gaza, dobbiamo imparare che un cessate il fuoco non significa pace».
Lei teme che Kiev diventi la nuova Gaza?
«A Gaza la tragedia prosegue. Gli ostaggi non vengono rilasciati e la tragedia umanitaria continua. Israele continua ad attaccare il popolo palestinese. Quindi dovremmo evitare questo scenario nel futuro dell’Ucraina».
In questo quadro l’Europa può inviare soldati in Ucraina per mantenere la pace?
«La coalizione dei volenterosi sta lavorando a diversi scenari. La prima e più importante garanzia di sicurezza è rafforzare la capacità delle forze ucraine. Poi esiste un secondo livello di garanzia cui siamo disposti a partecipare. Magari non in territorio ucraino, ma al confine della Polonia, della Romania, per agire solo se e quando sarà necessario. Per assicurare la deterrenza nei confronti di Mosca. Ora però è troppo presto per discutere questi dettagli. Se ci sarà un esito positivo, allora sarà indispensabile che la Russia non torni ad attaccare di nuovo l’Ucraina».
Oggi la pace è più vicina o più lontana?
«Vorrei che la pace fosse vicina, ma temo che non lo sia».
Domani a Mosca ci sarà la celebrazione della vittoria. Può far parte dell’Ue chi partecipa a quell’evento?
«È la celebrazione annuale di un evento passato. La Slovacchia ha deciso di essere presente. perché non si celebra il presente, ma il passato».
Alcuni Paesi come la stessa Slovacchia o l’Ungheria di Orban, e alcuni partiti come la Lega in Italia, però, difendono sempre la Russia. Cosa ne pensa?
«Non commento i partiti nazionali. Sugli Stati membri non bisogna fare confusione. Tutti i 27 concordano sulla necessità e urgenza di fermare la guerra. Tutti hanno condannato l’invasione. Abbiamo approvato sedici pacchetti di sanzioni contro Mosca».
In Italia, e in molti altri paesi europei, è in corso un dibattito nei partiti di sinistra. Alcuni sostengono che la pace non si raggiunga con la forza e che la pace sia più importante delle condizioni con cui si raggiunge. Lei che è socialista cosa ne pensa?
«Abbiamo imparato che la pace vera senza difesa è un’illusione. Se la pace è solo un breve cessate il fuoco, allora rischiamo solo di dare più tempo alla Russia. Per i progressisti è importante il rispetto del diritto internazionale, della sovranità e dell’integrità territoriale. Se permettiamo a un paese membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, di non rispettare il diritto internazionale, quale messaggio inviamo a chi in tutto il mondo non rispetta la legge? Se vogliamo la pace non solo in Ucraina, ma nel mondo, dobbiamo garantire che il diritto prevalga e che l’aggressore non possa essere ricompensato».
Trump intanto ha aperto anche un’altra guerra, quella commerciale. A suo giudizio il presidente americano ha un progetto o è solo improvvisazione?
«La domanda non è cosa vuole Trump, ma cosa vuole l’Europa. E l’Europa vuole preservare l’alleanza di difesa di maggior successo al mondo, ossia la Nato, tutelare le nostre relazioni commerciali e mantenere le relazioni più strette possibili con gli Stati Uniti come alleato, partner e amico. Il vero problema è come bilanciare gli oneri nella difesa europea. E noi siamo in grado di farlo».
Vede un collegamento tra dazi e spesa militare?
«Negli ultimi tre anni abbiamo aumentato del 30% il nostro bilancio per la difesa. In media i 23 Stati membri che sono alleati della Nato e hanno già raggiunto l’obiettivo del 2%. Sono sicuro che tutti gli Stati membri si preparano al vertice dell’alleanza a giugno per decidere il calendario dei nuovi investimenti. La cosa più importante non è trovare la cifra magica del 2, 3 o 3,75 per cento, ma ciò su cui dobbiamo investire. Il Consiglio europeo si riunirà immediatamente dopo il vertice Nato».
E quindi?
«Avremo l’opportunità di declinare nell’azione europea ciò che gli Stati membri hanno concordato nel quadro della Nato. Gli Stati Uniti vogliono che ci assumiamo maggiori responsabilità, noi vogliamo assumercele. Ma abbiamo bisogno di più strumenti per la sicurezza».
Tra questi strumenti anche il debito comune, ossia nuovi eurobond?
«Abbiamo fatto il primo passo con la clausola di salvaguardia, cosi i Paesi avranno più spazio di manovra fiscale e poi c’è il fondo Safe. Ma questa non è la fine della storia. Stiamo discutendo il Libro bianco sulla difesa e tra le proposte certamente il debito comune è una delle opzioni da prendere in considerazione e su cui saremo chiamati a decidere».
Si terrà il vertice Ue-Usa? A Roma come vuole Meloni?
«Al funerale di Papa Francesco abbiamo avuto l’opportunità di fare due chiacchiere con il Presidente Trump. Siamo d’accordo che dobbiamo parlare. Il luogo dell’incontro non è importante. Roma è una città meravigliosa. Ma se si fa a Washington, a Bruxelles o altrove, non importa».
Ci sarà prima del vertice Nato di giugno?
«Siamo sempre pronti a incontrare il presidente Trump. I contatti di diversi leader europei come Meloni sono molto utili per spianare la strada a questo incontro».
Oggi inizia il conclave. Per l’Ue sarebbe meglio un Papa europeo?
«Solo i cardinali possono scegliere. Sono sicuro che sceglieranno bene».