Per gli 80 anni del Giorno della Vittoria Putin abbassa i toni: un messaggio a Trump
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Nessuna minaccia. L’Occidente, “Zapad”, non lo nomina neppure. Da quando era iniziata l’Operazione militare speciale contro l’Ucraina, il 9 maggio, dal podio in Piazza Rossa, il presidente Vladimir Putin si era lanciato in accese invettive. Non stavolta. Si limita a mettere in guardia dal «distorcere gli eventi», «giustificare i carnefici» e «calunniare i veri vincitori». «Non lo accetteremo mai». È l’unico avvertimento.
Nel Giorno della Vittoria, quest’anno un anniversario tondo, 80 anni dalla sconfitta del nazifascismo, il leader del Cremlino ha voluto ricordare principalmente le gesta dell’Armata Rossa durante la Grande Guerra Patriottica, come i russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale. Dei «padri, nonni e bisnonni» che «hanno salato la patria» e hanno « lasciato in eredità la difesa ferma dei nostri interessi nazionali, della nostra storia millenaria, della nostra cultura e dei nostri valori tradizionali. Tu…!-->!-->
MOSCA - Nessuna minaccia. L’Occidente, “Zapad”, non lo nomina neppure. Da quando era iniziata l’Operazione militare speciale contro l’Ucraina, il 9 maggio, dal podio in Piazza Rossa, il presidente Vladimir Putin si era lanciato in accese invettive. Non stavolta. Si limita a mettere in guardia dal «distorcere gli eventi», «giustificare i carnefici» e «calunniare i veri vincitori». «Non lo accetteremo mai». È l’unico avvertimento.
Nel Giorno della Vittoria, quest’anno un anniversario tondo, 80 anni dalla sconfitta del nazifascismo, il leader del Cremlino ha voluto ricordare principalmente le gesta dell’Armata Rossa durante la Grande Guerra Patriottica, come i russi chiamano la Seconda Guerra Mondiale. Dei «padri, nonni e bisnonni» che «hanno salato la patria» e hanno « lasciato in eredità la difesa ferma dei nostri interessi nazionali, della nostra storia millenaria, della nostra cultura e dei nostri valori tradizionali. Tutto ciò che ci è caro, tutto ciò che ci è sacro».
Ha epurato la sua solitamente aggressiva retorica antioccidentale per non alienare i venti leader stranieri presenti, ma soprattutto per non inimicarsi il grande assente, il presidente statunitense Donald Trump, con cui sta intrattenendo un difficile dialogo a distanza.
All’attuale offensiva in Ucraina ha dedicato soltanto due frasi del suo discorso, peraltro breve, appena dieci minuti: «L’intero Paese, la società e il popolo sostengono i partecipanti all’Operazione militare speciale. Siamo orgogliosi del loro coraggio, della loro determinazione, e di quella loro forza d’animo che ci ha sempre portato vittorie».
Il parallelismo tra ieri e oggi
Ma non ha mancato di tracciare il parallelismo tra il conflitto di ottant’anni fa e quello odierno: «La Russia è stata e sarà una barriera indistruttibile contro il nazismo, la russofobia e l’antisemitismo e combatterà sempre le nefandezze compiute dai sostenitori di queste idee aggressive e distruttive. Verità e giustizia sono dalla nostra parte». E, a sottolineare la continuità tra ieri e oggi, alle sue spalle c’erano vedove e orfani di caduti in Ucraina e, in piazza, a sfilare anche 1.500 reduci dal fronte ucraino sugli 11.500 militari in marcia.
L’omaggio ai cinesi
Non ha mancato, infine, di riconoscere «l’eroismo» di tutte le Repubbliche sovietiche, persino del «secondo fronte in Europa» e dei «soldati degli eserciti alleati», ma in particolare del «popolo cinese». Un omaggio all’«ospite principale», il cinese Xi Jinping, che siede, non a caso, accanto a lui, e con cui parlotta tramite i traduttori mentre sfilano i mezzi e gli uomini russi e poi i 13 reparti stranieri, tra cui un drappello cinese. Non i nordcoreani che hanno combattuto fianco a fianco dei russi nella regione di Kursk. Ma, a fine parata, quando scende in piazza a ringraziare i comandanti dei vari battaglioni, compresi quelli stranieri, all’inviato di Pyongyang Putin riserva un abbraccio. È il suo grazie per il contributo.