A Mosca gli 80 anni della Vittoria, alla parata Putin abbassa i toni
dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA – Nessuna minaccia. L’Occidente, Zapad, stavolta Vladimir Putin non lo nomina neppure. Si limita a mettere in guardia dal «distorcere gli eventi», «giustificare i carnefici» e «calunniare i veri vincitori». «Non lo accetteremo mai». È l’unico avvertimento.
Da quando nel 2022 ha lanciato l’offensiva contro l’Ucraina, il 9 maggio il presidente russo si era lanciato in accese invettive per commemorare il Giorno della Vittoria sul nazifascismo. Non stavolta. Nessuna retorica aggressiva. Epurata.
Per quest’anniversario tondo, 80 anni, i toni sono sobri nel chiaro tentativo di non alienare i 27 leader stranieri presenti, a partire dall’«ospite principale», il cinese Xi Jinping, ma soprattutto di non inimicarsi il grande assente, il presidente statunitense Donald Trump, con cui ha avviato un non sempre facile dialogo e si è scambiato le «congratulazioni» tramite «gli assistenti».
In tribuna la gerarchia delle alleanze
Gli ospiti arrivano al Cremlino circa un’ora prima dell’inizio …
MOSCA – Nessuna minaccia. L’Occidente, Zapad, stavolta Vladimir Putin non lo nomina neppure. Si limita a mettere in guardia dal «distorcere gli eventi», «giustificare i carnefici» e «calunniare i veri vincitori». «Non lo accetteremo mai». È l’unico avvertimento.
Da quando nel 2022 ha lanciato l’offensiva contro l’Ucraina, il 9 maggio il presidente russo si era lanciato in accese invettive per commemorare il Giorno della Vittoria sul nazifascismo. Non stavolta. Nessuna retorica aggressiva. Epurata.
Per quest’anniversario tondo, 80 anni, i toni sono sobri nel chiaro tentativo di non alienare i 27 leader stranieri presenti, a partire dall’«ospite principale», il cinese Xi Jinping, ma soprattutto di non inimicarsi il grande assente, il presidente statunitense Donald Trump, con cui ha avviato un non sempre facile dialogo e si è scambiato le «congratulazioni» tramite «gli assistenti».
In tribuna la gerarchia delle alleanze
Gli ospiti arrivano al Cremlino circa un’ora prima dell’inizio della parata militare, ma contrariamente al protocollo non seguono l’ordine alfabetico. L’ultimo ad arrivare è Xi per accompagnare il «caro amico» russo sulla tribuna d’onore allestita in Piazza Rossa, dove gli altri hanno già preso posto sotto a un’inedita tettoia anti-proiettile. Una precauzione «per varie situazioni impreviste», scrive la stampa russa, così come i cecchini sui tetti dei grandi magazzini Gum o il blocco della connessione Internet. Si temono provocazioni di Kiev, ma fila tutto liscio, anche la parata aerea. Nel rispetto della tregua decretata da Putin.
La tribuna, come sempre, definisce la gerarchia delle alleanze. Xi, alla destra. Ai lati, due veterani che presero parte alla prima parata del ’45. In prima fila, i leader postsovietici, il «più vicino a Putin» il tajiko Rahmon, più in là il bielorusso Lukashenko accanto al non amato armeno Pashinyan. Poi sparsi il brasiliano Lula, il serbo Vucic, il venezuelano Maduro, il palestinese Abbas, i vari leader africani con consorti, tra cui la first lady della Guinea Equatoriale prudentemente in pelliccia. Le telecamere non inquadrano lo slovacco Fico, unico esponente Ue, forse assente sugli spalti per non innervosire troppo Bruxelles, ma riprende Medvedev e Kirill appaiati, il regista Oliver Stone e l’attore Seagal. Assente l’ex ministro Shojgu: sui social si parla già di pensionamento.
Un discorso di “molta storia, poca attualità”
Quando la Torre Spasskaja batte le 10, la cerimonia prende il via con il ministro della Difesa Belousov che, in abiti civili, fa il suo esordio sull’acciottolato della Piazza Rossa passando in rassegna le truppe schierate.
Putin parla per 10 minuti. Più memoria che attualità. Ricorda le gesta dei «padri, nonni e bisnonni» che «salvarono la patria» a cui dedica un minuto di silenzio, ma riconosce anche il contributo del «secondo fronte in Europa», dei «soldati degli eserciti alleati», in particolare del «popolo cinese». All’attuale offensiva in Ucraina dedica soltanto un accenno: «L’intero Paese, la società e il popolo sostengono i partecipanti all’Operazione militare speciale. Ne siamo orgogliosi».
Non manca l’implicito parallelismo tra il conflitto di 80 anni fa e l’offensiva odierna per «denazificare» l’Ucraina: «La Russia è stata e sarà una barriera indistruttibile contro il nazismo, la russofobia e l’antisemitismo e combatterà sempre le nefandezze compiute dai sostenitori di queste idee aggressive e distruttive. Verità e giustizia sono dalla nostra parte». A sottolineare la continuità tra ieri e oggi, alle sue spalle ci sono vedove e orfani di caduti in Ucraina e, in piazza, per la prima volta 1.500 reduci dal fronte tra gli 11.500 militari in marcia, il numero più alto dal 2022.
Anche lo sfoggio di mezzi è più imponente: oltre 180 tra cui (per la prima volta) droni. Marciano anche 13 reparti stranieri. Non i nordcoreani che hanno combattuto con i russi nel Kursk, ma al loro comandante Putin riserva un abbraccio a fine parata. Dietro, in abiti civili, c’è il libico Haftar. Quando i giornalisti gli chiedono come sia andata la parata, il leader russo alza il pollice e — «visibilmente soddisfatto», scrive Gazeta.ru — dice Khoroshiy, «Bella».