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Zelensky spiazza Putin sulla pace: “Con la tregua pronto al vertice”

(afp)

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Rilancio ucraino dopo che il russo aveva rifiutato il cessate il fuoco e proposto colloqui tra staff. “Ferma le armi e vediamoci di persona giovedì a Istanbul”. Erdogan: “Disponibile a ospitarvi”
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È una partita a poker e ciascuno prova, a modo suo, a rilanciare, scoprire il bluff dell’avversario e rovesciare il tavolo. Il presidente russo Vladimir Putin, da una parte, con la sponda dell’alleato turco Recep Tayyip Erdogan, propone negoziati diretti a Istanbul giovedì e l’ucraino Volodymyr Zelensky, dall’altra, spalleggiato e consigliato dagli alleati europei, a partire dal francese Emmanuel Macron, lo spiazza dicendo di sì, ma a tu per tu. In mezzo sta lo statunitense Donald Trump che i leader di Mosca e Kiev tentano di tirare dalla loro parte.

Questa lunghissima domenica di astuzia e diplomazia inizia quando a Mosca sono quasi le 2 del mattino, l’1 in Italia. Putin rilascia una dichiarazione: è la sua risposta alla proposta di una tregua di 30 giorni in Ucraina a partire da oggi messa sul tavolo sabato da Kiev e dai “volenterosi” europei col sostegno di Trump.

Dal «sì, ma» di metà marzo — sì alla tregua, ma a determinate condizioni — passa al «no, ma» — niente cessate il …

È una partita a poker e ciascuno prova, a modo suo, a rilanciare, scoprire il bluff dell’avversario e rovesciare il tavolo. Il presidente russo Vladimir Putin, da una parte, con la sponda dell’alleato turco Recep Tayyip Erdogan, propone negoziati diretti a Istanbul giovedì e l’ucraino Volodymyr Zelensky, dall’altra, spalleggiato e consigliato dagli alleati europei, a partire dal francese Emmanuel Macron, lo spiazza dicendo di sì, ma a tu per tu. In mezzo sta lo statunitense Donald Trump che i leader di Mosca e Kiev tentano di tirare dalla loro parte.

Questa lunghissima domenica di astuzia e diplomazia inizia quando a Mosca sono quasi le 2 del mattino, l’1 in Italia. Putin rilascia una dichiarazione: è la sua risposta alla proposta di una tregua di 30 giorni in Ucraina a partire da oggi messa sul tavolo sabato da Kiev e dai “volenterosi” europei col sostegno di Trump.

Dal «sì, ma» di metà marzo — sì alla tregua, ma a determinate condizioni — passa al «no, ma» — niente cessate il fuoco, ma negoziati diretti a Istanbul già giovedì 15. E, come più tardi specifica il suo consigliere Ushakov, vuole che i colloqui riprendano dall’intesa a cui si era arrivati in Turchia nel marzo 2022, quando la Russia controllava più territori, che prevedeva di fatto una capitolazione di Kiev. Il fidato giornalista Andrej Kolesnikov scrive che Putin non si è consultato con nessuno. «Si è seduto da solo e ha scritto da sé la sua dichiarazione». Non ne ha parlato neppure con Erdogan con cui programma una telefonata a un orario più consono: il turco gli prometterà «tutta l’assistenza possibile». È una mossa per guadagnare tempo e spostare l’attenzione dalla tregua, che non vuole, e cercare di non perdere il favore di Trump. A quanto pare ci riesce: il leader della Casa Bianca commenta: «Grande giorno per Russia e Ucraina».

Zelensky si dice «pronto» ai colloqui diretti a patto che Mosca «confermi un cessate il fuoco completo, duraturo e affidabile a partire dal 12 maggio». Ci pensa Macron a scoprire il gioco di Putin dicendo che la sua proposta è «insufficiente» e mira soltanto a «guadagnare tempo».

Da Washington la prima risposta arriva dall’inviato per l’Ucraina, Keith Kellogg, che dà man forte a Kiev: «Prima un cessate il fuoco incondizionato di 30 giorni e poi, durante questo periodo, si passa a una discussione di pace globale. Non il contrario». Ma Trump lo smentisce e invita l’Ucraina ad «accettare immediatamente» la proposta di Putin per capire «se un accordo è possibile, se non lo è i leader europei e gli Usa sapranno come stanno le cose e potranno procedere». Non manca però la stoccata a Putin, «troppo impegnato a celebrare la vittoria della Seconda Guerra Mondiale, che non sarebbe stata vinta senza gli Usa». E lo scetticismo: «Inizio a dubitare che l’Ucraina raggiungerà un accordo con Putin». «Incontro, ora!», aggiunge. E in Turchia, dal 14 al 16 maggio, ci sarà anche il segretario di Stato Marco Rubio per la riunione dei ministri degli Esteri Nato sull’Ucraina.

Il rilancio di Putin approvato da Trump ha messo Zelensky in difficoltà. Non può abbandonare il tavolo né giocare alle regole del Cremlino. Sceglie di rilanciare a sua volta: «Attendiamo un cessate il fuoco completo e duraturo — twitta — a partire da lunedì. E giovedì aspetterò Putin in Turchia. Personalmente. Spero che questa volta i russi non cercheranno scuse». La macchina diplomatica gira a mille, Macron ne parla con i volenterosi tornati insieme a lui da Kiev. La premier Meloni ancora una volta è fuori dai giochi. Il messaggio è chiaro: insistere col cessate il fuoco immediato. Zelensky incassa, e nel video discorso serale ribadisce: «A partire da domani attendiamo un cessate il fuoco: questa proposta è sul tavolo. Attendiamo una risposta chiara dalla Russia» e «i nostri partner sono pronti a rafforzare le sanzioni se Putin rifiuta il cessate il fuoco». Ma è senza porlo come precondizione che ribadisce: «Sarò in Turchia giovedì, 15 maggio, e mi aspetto che Putin venga».

La mossa spetta al russo. Ora è Zelensky ad averlo messo all’angolo. Non aveva certo in programma un incontro col leader ucraino, non in questa fase. Zelensky gli ha lasciato mezza porta aperta: «Noi siamo pronti per ogni formato». Ma se la apre, la Russia parte già dalla posizione di chi frena. Ieri, intanto, più di cento droni sono volati in Ucraina. E un missile ha colpito la regione di Sumy. Gli ucraini invece hanno lanciato un Himars nella regione di Kursk, ferendo tre civili. E al fronte si combatte come sempre.

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