Libia, finisce l’era di Gheniwa, il capo delle milizie diventato braccio armato del governo
di Alessia CanditoIl suo nome si sussurrava, non si pronunciava mai ad alta voce. Con tentacoli allungati dalle motovedette attive nelle intercettazioni di migranti in mare ai centri di detenzione dove quelle stesse persone venivano torturate, abusate e sottoposte a estorsione, dalle banche alla compagnia elettrica nazionale, Abdel Ghani Al-Kikli, meglio noto come Gheniwa, ucciso ieri notte, era uomo che a Tripoli era meglio non disturbare.
Libia, il capo delle milizie Gheniwa ucciso a Tekbail. Spari a Tripoli
Dai lager per migranti al ministero, la scalata di Gheniwa
Carriera costruita sui massacri di Zintan, consolidata con il totale controllo di Abu Salim, area in cui sorge l’omonimo lager, per ong e agenzie Onu teatro di innumerevoli torture e abusi, Al Kikli ha fatto il salto di qualità con il formale riconoscimento delle sue Ssa nel 2021. “Una milizia creata dal governo della Libia e che percepisce fondi statali è responsabile di uccisioni illegali, detenzioni arbitrarie di cittadini libici, intercettazioni e successive detenzioni arbitrarie di migranti e rifugiati, torture, lavori forzati e altri gravissimi crimini di diritto internazionale”, aveva tuonato all’epoca Amnesty International, chiedendo formalmente un passo indietro al governo di Tripoli. Ovviamente, senza ottenere neanche una risposta.
Banche, calcio, appalti, la fitta rete del capo delle Ssa
Sulla carta, le Ssa sono un apparato del ministero dell’Interno di Trebelsi, deputato alla sicurezza di luoghi di governo e palazzi istituzionali, per questo beneficiario di un fiume di denari e mezzi provenienti anche da Italia e Unione Europea. Nello specifico: almeno 8 milioni di euro nel 2021, addirittura 28 nel 2022, ulteriori negli anni a seguire. In realtà, il gruppo è solo un ombrello di milizie probabilmente rimaste troppo autonome rispetto ai desiderata del governo. E nel tempo, il loro comandante Al Kikli era diventato ingombrante allungando i tentacoli e piazzando i suoi uomini in una serie di posti chiave, dalle banche alla compagnia elettrica, fino alle società di calcio.
La gita romana e le denunce alla Cpi
Anche a livello internazionale, dopo che la sua gita a Roma, rivelata da Repubblica, ha riportato l’attenzione sull’inchiesta della Corte penale internazionale che tocca i massimi vertici della Libia, a partire da Almasri, il suo nome era diventato imbarazzante. A differenza di quest’ultimo, per lui non c’è – o meglio, all’epoca non c’era ancora – un mandato di cattura internazionale. Ma su Gheniwa da tempo circolano corposi dossier che danno conto di innumerevoli crimini contro l’umanità, confermati anche negli ultimi rapporti Onu.
La Ssa, si legge nel report 2023 del panel of experts delle Nazioni Unite, ha avuto “un ruolo particolarmente significativo” in materia di “violazione dei diritti umani e crimini contro l’umanità” soprattutto “attraverso la sua cooperazione con la Guardia costiera libica a Zawiyah e il controllo dei centri di detenzione di Abu Salim e Ayn Zarah”. Per le oltre 1.800 persone che secondo Libya Crimes Watch da lì sono passate, veri e propri gironi infernali da cui si esce solo pagando. Tutti elementi alla base della dettagliata denuncia di 189 pagine presentata da Ecchr alla Corte penale internazionale, in cui al Kikli viene accusato di almeno 501 episodi di torture, stupri, omicidi e sparatorie. E si tratta di cifre, dicono gli esperti, non aggiornate e approssimate per difetto.
La riunione imboscata nel quartier generale della 444ma
Insomma, Gheniwa stava accumulando troppo potere e si stava troppo facendo notare. Ecco perché il suo omicidio, avvenuto ieri sera in circostanze ancora da chiarire, sembra quasi una resa dei conti. Di certo, al momento si sa che ieri si è presentato a una riunione con uomini vicini al premier Imad Trebelsi, i vertici della 444ma Brigata, inquadrata sotto il ministero della Difesa, e le milizie di Misurata. Un incontro delicato se è vero che il capo delle Ssa è arrivato scortato da dieci guardie del corpo. Per la maggior parte degli analisti, sarebbe stata una vera e propria trappola organizzata da Mahmoud Hamza, comandante della 444ma, eseguito sotto la supervisione del capitano Musaab Zariq, uno degli ufficiali di massima fiducia. Dal loro quartier generale Al Kikli è uscito solo cadavere, insieme a cinque delle sue guardie del corpo. Difficilmente però l’operazione può essere stata decisa in autonomia.
Assalti armati nei feudi delle Ssa
L’omicidio di Gheniwa è stato solo il primo atto di una nottata in cui a Tripoli sembrano essere stati riscritti diversi equilibri. Poco dopo, la sua casa è stata data alle fiamme, il comando centrale delle Ssa è stato preso d’assalto, per tutta la notte nella parte ovest della capitale e nell’immediato hinterland ovest si sono verificati pesanti scontri a fuoco fra – informa il Libya Observer - una coalizione composta dalla Forza congiunta di Misurata, dalla 444ma e dalla 111ma brigata e dalla Forza di supporto del direttorato contro le Ssa di Gheniwa. Anche l’aeroporto di Mitiga, che ricade in quel quadrante è stato paralizzato, con voli dirottati su Misurata. Solo in mattinata a Tripoli è tornata la calma.
Il presidente al Dabaiba:"Passo avanti contro l’eliminazione delle milizie”
“Plaudo all’azione congiunta dei ministeri dell’Interno e della Difesa e ringrazio tutto il personale militare delle forze dell’ordine per aver ottenuto un grande risultato nella semplificazione della gestione della sicurezza e nel rafforzamento dell’autorità dello Stato nella capitale”, ha affermato in mattinata con una nota diffusa anche sui social il presidente Abdulhamid al Dabaiba. “Si tratta di un passo importante verso l’eliminazione dei gruppi informali. In Libia non c’è spazio se non per le istituzioni e non c’è altro potere se non quello dettato dalla legge”. Peccato che dell’apparato le Ssa facessero ufficialmente parte dal gennaio 2021.
Un nuovo attore nel rompicapo libico
Il testimone sembra essere passato alla 444ma brigata, attore non nuovo nello scenario libico. Tecnicamente sotto l’ombrello del ministero della Difesa ed è comandata dal capitano Mahmoud Hamza, miliziano seguace dell'Islam salafita, ex membro delle “Forze speciali di deterrenza” (Rada), poi affidata ad Al masri. Attiva soprattutto nell’area di Bani Walid e nel sud est di Tripoli, è cresciuta anche grazie all’appoggio di Ankara, che nel tempo avrebbe fornito anche mezzi e istruttori. Alla Ssa è legata da antiche rivalità e odio, ma nel rompicapo libico nessuna lettura è mai così semplice.