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Israele lancia l’operazione “Carri di Gedeone” su Gaza. Cosa sappiamo

(reuters)

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Partita la fase preliminare del piano approvato dall’esecutivo israeliano a inizio maggio
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TEL AVIV – Nuova notte di pesanti bombardamenti sulla striscia di Gaza, iniziati pochi minuti dopo il lancio di volantini con l’avvertimento alla popolazione: «Siete in zona pericolosa, evacuate immediatamente verso sud». Ad essere state colpite sono le aree di Jabalya e Beit Lahiya a nord e Deir al-Bala e Khan Younis al centro della Striscia. In mattinata, ulteriori attacchi in elicotteri sono stati segnalati sull’area meridionale di Rafah. Blindati delle Idf sono avanzando verso il sudest di Deir el-Balah, nel centro della Striscia, protetti da un pesante fuoco di copertura. Nelle ultime 24 ore ci sono stati almeno 115 morti, di questi 58 solo stanotte e almeno 10 stamattina. L’Idf annuncia: «È la prima fase dell’operazione Carri di Gedeone, abbiamo già preso il controllo di alcune aree».

Il nome

Si tratta del piano approvato dall’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu a inizio maggio che prende il nome da un episodio biblico tratto dal Libro dei Giudici: quello dove il profeta (e…

TEL AVIV – Nuova notte di pesanti bombardamenti sulla striscia di Gaza, iniziati pochi minuti dopo il lancio di volantini con l’avvertimento alla popolazione: «Siete in zona pericolosa, evacuate immediatamente verso sud». Ad essere state colpite sono le aree di Jabalya e Beit Lahiya a nord e Deir al-Bala e Khan Younis al centro della Striscia. In mattinata, ulteriori attacchi in elicotteri sono stati segnalati sull’area meridionale di Rafah. Blindati delle Idf sono avanzando verso il sudest di Deir el-Balah, nel centro della Striscia, protetti da un pesante fuoco di copertura. Nelle ultime 24 ore ci sono stati almeno 115 morti, di questi 58 solo stanotte e almeno 10 stamattina. L’Idf annuncia: «È la prima fase dell’operazione Carri di Gedeone, abbiamo già preso il controllo di alcune aree».

Il nome

Si tratta del piano approvato dall’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu a inizio maggio che prende il nome da un episodio biblico tratto dal Libro dei Giudici: quello dove il profeta (e leader militare) Gedeone riesce a terrorizzare e sbaragliare i nemici – i Medianiti - con uno sparuto gruppo di uomini armati di torce e vasi di coccio per farli sembrare di più. Simbolo della capacità di Dio di fare grandi cose anche con pochi mezzi. Un parallelo bizzarro visto che l’esercito israeliano di mezzi ne ha, eccome. L’escalation per ora consiste in massicci bombardamenti. Fino a poche settimane i ranghi militari si erano opposti: anche perché il piano richiede la mobilitazione di migliaia di riservisti. Ma in realtà gli ultimi dettagli operativi sono stati messi a punto già lo scorso 6 maggio da Eyal Zamir, capo di Stato maggiore dell'Idf e Ronan Bar, capo dello Shin Bet.Se proseguirà secondo i piani, è preliminare a una più vasta offensiva via terra mirata a distruggere definitivamente Hamas, prendere «il controllo operativo» della Striscia, concentrare la popolazione civile ulteriormente a sud. E, sia pur scivolata all’ultimo punto della lista d’intenti, liberare gli ostaggi.

L’operazione

L’operazione ha preso il via, almeno nella sua fase preliminare appunto, subito dopo la partenza di Donald Trump dalla regione. E nonostante i negoziati di Doha siano ancora in corso, benché in evidente stallo. Continueranno fino a domani, ma la presenza israeliana, scrivono i giornali locali, è ormai «meramente formale». E una fonte interna ai negoziati ha detto ad Axios: «L'impressione è che gli israeliani siano venuti a Doha per ostacolare i colloqui e trovare una giustificazione per incrementare la guerra». Di sicuro, l’inviato americano Steve Witkoff ha lasciato il Qatar già ieri.

Le tensioni con gli Usa

Cnn nota che la nuova offensiva israeliana si inserisce in un contesto di crescenti divergenze tra il governo americano e quello israeliano. Trump ha infatti dichiarato la settimana scorsa di voler porre fine alla «brutale guerra» di Gaza e non ha visitato Israele durante il tour in Medio Oriente di questa settimana: scelta che, come ha scritto Yedioth Ahronoth, ha sconcertato gli israeliani lasciandoli «confusi e offesi». Non solo. Il presidente americano ha anche ottenuto da Hamas il rilascio dell’ultimo ostaggio israeliano-americano la scorsa settimana. E gli Houthi hanno accettato di smettere di attaccare le navi americane nel Mar Rosso, continuando allo stesso tempo ad attaccare Israele con droni e razzi (finora sempre intercettati). Durante il tour Trump ha anche riconosciuto che la gente a Gaza sta morendo di fame e ha affermato che gli Stati Uniti si occuperanno della situazione nella Striscia, dove il nuovo blocco imposto da Israele lo scorso 4 marzo sta impedendo l’ingresso di aiuti da oltre un mese. In cosa consiste il piano americano, nessuno lo sa. Secondo una rivelazione di Nbc gli americani avrebbero un piano per spostare un milione di palestinesi in Libia e l’amministrazione ne avrebbe già discusso con le autorità libiche, offrendo in cambio lo sblocco di miliardi di dollari di fondi che gli Stati Uniti hanno congelato a Tripoli oltre un decennio fa. Nessun accordo formale è stato raggiunto e comunque un portavoce dell’amministrazione ha già smentito: «La situazione sul campo è insostenibile per un piano del genere».

Intanto, però, pure i media israeliani sottolineano da giorni quanto fra i due paesi si sia scavato un solco profondo. Tanto che Haaretz addirittura titola: «Il messaggio di Trump a Netanyahu: sei licenziato!». Notando che «ogni foto o dichiarazione del presidente Usa nei paesi arabi visitati, ha bruciato la carne di Netanyahu». Sempre secondo il quotidiano «Trump ha capito prima di essere rieletto che gli interessi dello Stato di Israele non coincidono necessariamente con quelli del suo premier». Per ora Netanyahu tace. E il Washington Post interpreta il suo silenzio come remota ultima possibilità di un accordo. Channel 12 in mattinata ha d’altronde pure affermato che “C'è un'apertura per le negoziazioni e la possibilità di interromperli in qualsiasi momento se ci fossero elementi che potrebbero far saltare l'accordo". La riunione di gabinetto di domani sarà il momento della decisione finale: affondo su Gaza o ulteriore attesa. Manco a dirlo, i familiari degli ostaggi ancora prigionieri nella Striscia si oppongono fermamente all’operazione: stasera torneranno a protestare a Tel Aviv.

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