Yermak: “Per la Russia il negoziato di Istanbul è solo una copertura, Putin vuole la guerra”
di Fabio TonacciROMA – La Russia vuole solo continuare la guerra e sta usando il negoziato come copertura». Andriy Yermak, il potente Capo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina, parla poco ma quando parla si sente. È appena atterrato a Roma dopo essere stato a Istanbul e a Tirana. Segue Zelensky come un’ombra. Yermak è l’uomo più ascoltato dal presidente ucraino e, a quanto dice a Repubblica, non nutre molta fiducia nelle trattative sulla pace.
Come valuta l’incontro a Istanbul con la delegazione russa?
«L’accordo sullo scambio di prigionieri è un risultato positivo, il rifiuto russo a cessare il fuoco è negativo. L’Ucraina ha dimostrato di essere pronta a negoziare, vogliamo la pace più di chiunque altro. Ma sta accadendo quello che temevamo».
Cioè?
«I russi usano il negoziato come copertura per la loro aggressione. L’hanno fatto anche durante il Formato Normandia e il processo di Minsk. Ecco perché il leader del Cremlino non è andato a Istanbul, rigettando le proposte di Zelensky e di Trump…
ROMA – La Russia vuole solo continuare la guerra e sta usando il negoziato come copertura». Andriy Yermak, il potente Capo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina, parla poco ma quando parla si sente. È appena atterrato a Roma dopo essere stato a Istanbul e a Tirana. Segue Zelensky come un’ombra. Yermak è l’uomo più ascoltato dal presidente ucraino e, a quanto dice a Repubblica, non nutre molta fiducia nelle trattative sulla pace.
Come valuta l’incontro a Istanbul con la delegazione russa?
«L’accordo sullo scambio di prigionieri è un risultato positivo, il rifiuto russo a cessare il fuoco è negativo. L’Ucraina ha dimostrato di essere pronta a negoziare, vogliamo la pace più di chiunque altro. Ma sta accadendo quello che temevamo».
Cioè?
«I russi usano il negoziato come copertura per la loro aggressione. L’hanno fatto anche durante il Formato Normandia e il processo di Minsk. Ecco perché il leader del Cremlino non è andato a Istanbul, rigettando le proposte di Zelensky e di Trump, inviando delegati di basso livello. In Russia le decisioni sulla guerra e sulla tregua le prende una persona sola. È necessario che Putin e Zelensky si incontrino».
Quante probabilità ci sono, realisticamente?
«A oggi direi il 50 per cento. La palla comunque è nel campo russo, dipende se Putin se la sente. Dopodiché, penso che la guerra finirà solo quando la Russia esaurirà le risorse per continuarla».
Come potete fare a convincere la Russia?
«Per forzarla a fare passi veri verso la pace, cioè almeno un mese di cessate il fuoco, servono nuove e dure sanzioni contro Mosca. Zelensky ha trovato un accordo con i leader europei, adesso è importante che anche gli Stati Uniti le appoggino».
Dopo l’incontro di Istanbul, la vostra delegazione ha parlato di «condizioni inaccettabili» avanzate dalla controparte. Quali sono? Conferma che tra esse c’è il ritiro delle truppe ucraine dalle regioni occupate?
«Non posso rivelarlo. La Russia ha sempre avuto un’unica richiesta per noi: smettere di essere ucraini, rinunciare alla nostra sovranità e identità. Allo stesso tempo, tentano di intimidirci. Ma ormai siamo abituati alle loro manipolazioni».
Quando sarà il prossimo colloquio diretto ucraini-russi?
«Appena loro saranno pronti a un dialogo costruttivo e a sostenerlo con azioni concrete».
Quali?
«La migliore dimostrazione sarebbe il cessate il fuoco, per un mese nessuno spara e gli osservatori esterni controllano. E, naturalmente, fare lo scambio dei mille prigionieri».
Con quali sensazioni torna da Istanbul? State perdendo tempo?
«Le mie sensazioni personali non sono importanti. Ciò che conta sono i fatti, e i fatti sono che i russi continuano a bombardare le nostre città pacifiche, hanno appena lanciato un’altra offensiva estiva, stanno aumentando i fondi per la guerra e la produzione di armi. Non mi sembrano segnali dell’intenzione di fermare l’aggressione».
Trump ha detto che la Crimea è perduta e che voi, nonostante certe dichiarazioni, ne siete consapevoli. Siete pronti a un compromesso sulla Crimea e sulle altre terre occupate?
«Come il tango si balla in due, così anche per un compromesso bisogna essere in due. I compromessi richiedono passi reciproci e i russi non li vogliono fare, quindi per favore non chiamiamo compromesso un palese furto avvenuto con la forza. La Russia non capisce proprio il concetto di compromesso. E se le concedi qualcosa, vuole subito qualcosa di più».
Cosa può fare Trump per aiutare i negoziati di pace?
«Poiché Putin comprende solo il linguaggio della forza, il presidente Usa può mostrare la forza. Più sanzioni a Mosca e limiti alle rendite russe, inoltre più armi all’Ucraina. Ecco cosa spingerà la Russia a un vero negoziato».
Stragi come quella di ieri a Sumy possono far interrompere il processo di pace?
«Le parole “stragi” e “processo di pace” non funzionano nella stessa frase e non funzionano nella vita reale. Non abbandoneremo i nostri sforzi per la pace, ma questo non significa che smetteremo di resistere».
Il vertice dei Volenterosi a Tirana avrà un effetto concreto o è solo interlocutorio?
«Da tanto tempo la Russia conduce una guerra nascosta contro l’Europa, con propaganda, corruzione, provocazioni, attacchi cibernetici e terrorismo. L’obiettivo è rompere l’unità, per poi sconfiggerci uno a uno. Quindi ogni evento che rafforza l’unità dei leader europei è positivo. L’incremento della produzione di armi, le nuove sanzioni, la pressione diplomatica verso l’aggressore, sono passi nella giusta direzione».
La premier Meloni non era al vertice dei Volenterosi. Lei dice perché non ha intenzione di mandare truppe italiane in Ucraina. Cosa ne pensa di questa assenza?
«La premier italiana era comunque al summit di Tirana...».
Ma non nella riunione cruciale, dove si discuteva della vostra sicurezza.
«Sì, non c’era. Ma quel lavoro va avanti lo stesso e sono sicuro che sarà trovata la soluzione ottimale. L’Italia è uno dei nostri alleati più fedeli e determinati, uno dei primi a fornirci armi nel 2022. Questo per noi conta molto. Il sostegno militare ed economico continua anche ora, come dimostra il nuovo pacchetto di aiuti militari italiani».
Cosa pensa di Meloni?
«Una leader molto forte, di una nuova generazione. È una star, e non solo in Europa. Non sto esagerando. La sua idea di utilizzare l’Articolo 5 (della Nato, ndr) come base per un nuovo sistema di garanzie per l’Ucraina merita un’attenzione speciale».
Siete a Roma per la messa di inaugurazione del pontificato di Leone XIV. Quali sono le vostre aspettative?
«Papa Leone è un uomo di eccezionale integrità, con un profondo senso del dovere e della giustizia. Nel corso degli anni si è espresso a sostegno dell’Ucraina. Ricordiamo con grande rispetto il suo grande predecessore, Papa Giovanni Paolo II, che una volta disse “non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono. Ma non ci può essere né giustizia né perdono senza verità”. Credo che, in questo, Papa Leone sia il suo successore spirituale».